Pedalata fino al Pian della Musa (Valli di Lanzo)

17 luglio 2019

Approfittando dello stato di forma favorevole, retaggio del cicloviaggio in Appennino, oggi ho raggiunto in bici il Pian della Mussa, ultima località della Val d’Ala a quota 1850 metri. Giornata metereologicamente non eccelsa e nuvole che hanno incappucciato le cime più elevate, ma la temperatura gradevole, via via più bassa con l’aumento dell’altitudine, mi ha agevolato nella lunga salita. Dopo la perturbazione di lunedì, che ha affondato il Piemonte a colpi di decine e decine di millimetri di preziosa piogga, le montagne grondano ancora acqua e i torrenti, gonfi e rumorosi come in primavera, sono stati una delle attrattive principali della gita e anche la colonna sonora principale. In modo analogo a quasi tutte le località montane d’Italia non particolarmente rinomate, anche le intatte Valli di Lanzo continuano a spopolarsi, come dimostrano le saracinesche abbassate delle attività commerciali e i cartelli di vendita degli immobili, entrambi in moderato aumento. Eppure non mancano i segnali opposti: ho fiutato una certa vivacità e desiderio di rinnovare, di restaurare e di recuperare, atteggiamento che mi sembra inedito per queste terre sonnacchiose e molto appartate. Ho osservato molti nuovi cartelli informativi sulle attrazioni naturali e architettoniche che si incontrano lungo la strada, espressione di una consapevolezza finalmente in crescita, da parte delle istituzioni innanzitutto, del valore dei tesori conservati in queste lande adatte a chi ancora sa godere del contatto con la natura, di silenzio e quiete. Evidentemente necessità, crisi e magari un desiderio di riscatto risvegliano sensi e ingegno nelle popolazioni indigene, storicamente tradizionaliste e avverse alle novità.

Oltre ai paesaggi, che conosco bene, l’architettura dei borghi che ho attraversato ha stavolta attirato la mia attenzione. In passato, quando l’occhio non era allenato, quelle costruzioni in pietra dai tetti spioventi e i balconi in legno, spesso malconce, non incontravano il mio apprezzamento, così come le chiesette piccole e povere, dai campanili semplici e le facciate lisce, prive di orpelli in rilievo alla cui assenza si compensava con pitture appena più ricercate. Tutto mi dava un’impressione, non ingiustificata comunque, di vecchio e abbandonato. Adesso vedo le cose diversamente, anche grazie all’opera di lento recupero con cui si tenta di rivitalizzare i borghi. In valle, comunque, non mancano costruzioni più prestigiose, come splendide ville novecentesche e case costruite negli anni a cavallo fra l’Ottocento ed il Novecento, grandi per l’epoca, a tre o quattro livelli, molto ariose e che potevano ospitare famiglie assai numerose. Le cui ampie facciate sono meravigliosamente esposte a Sud, per poter beneficiare del massimo dell’illuminazione e del calore del Sole, prima della sua scomparsa, davvero precoce in inverno, dietro il profilo dei monti. 126 chilometri percorsi.

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Informazioni su Fabio Saracino

Sono un cicloturista per passione e viaggio in bici dal 2008. Nel 2017 ho compiuto il viaggio più lungo, 3500 km nelle isole maggiori e Sud Italia, a seguito del quale ho scritto un libro, "Ciclodiario - Viaggio su due ruote alla scoperta del Sud", che è stato pubblicato dalla casa editrice Ultra (Castelvecchi) e si può acquistare in libreria, anche online
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