Ciclodiario – viaggio su due ruote alla scoperta del Sud

Ho capito perché al Nord si va sempre di fretta e si rincorre un progresso illimitato che già da un bel po’ non riesce più a garantire un aumento del benessere, e neanche a confermare quello acquisito, in lenta ma costante erosione. A furia di produrre senza sosta per inseguire un’idea di sviluppo risalente all’Ottocento e ormai anacronistica, continuando a competere contro tutti per dimostrare di essere all’altezza delle sfide sempre maggiori di un mercato globalizzato, per non dover subire l’onta di un declassamento rischiando di perdere il treno della crescita infinita che tutto travolge, al Nord il perimetro dell’orizzonte mentale si è contratto, riducendosi a pochi elementi fondamentali di matrice economica; in questo spazio sempre più ristretto l’esistenza umana, potenzialmente ampia, varia ed interessante, è stata costretta a condensarsi, a comprimersi per riuscire ad adattarsi, subendo un impoverimento o addirittura delle vere e proprie mutilazioni. Le prove dell’egemonia del tema economico sono numerose ed evidenti, dato che sui mass media come nei dialoghi fra persone l’argomento principale, il denaro, è riuscito a marginalizzare, se non ad eliminare completamente, altre questioni come i sogni e le emozioni autentiche. Nelle sempre più rare occasioni in cui a queste ultime si concede uno spiraglio, si sta bene attenti a rispettare l’ordine gerarchico delle idee, dove i posti più in alto sono già stati stabilmente assegnati e a cui ci si conforma acriticamente, pena l’esclusione dal grande gioco dei soldi.

Ritmi frenetici, produttività, efficienza, crescita illimitata hanno dunque modellato uno stile di vita che ci ha trasformato in esseri superficiali e omologati, con capacità ridotte di comprensione vera della realtà multiforme; ha semplificato eccessivamente i processi mentali insegnandoci ad ignorare, a escludere e a non tollerare – perché quel che non si capisce fa paura – tutto ciò che non è conforme all’orizzonte limitato che incorpora le nostre esistenze compresse ed accelerate. Da un lato bisogni interiori un tempo soddisfatti hanno cessato di esserlo, dall’altro non siamo neanche più capaci di gestirli o di riconoscerli; viviamo costantemente proiettati nel futuro, o più precisamente, in una promessa di futuro, alla quale immoliamo il presente dopo aver smesso di prenderci cura di noi stessi e dell’ambiente che ci circonda, ambiti non più trattati come prioritari. E più viviamo male e con insoddisfazione, rabbia e delusione crescenti, più tendiamo a considerare come unica ancora di salvezza, come rifugio ideale, quel futuro illusorio di benessere materiale illimitato, al quale ci rivolgiamo in preda ad una frenesia febbrile e sospetta, che ricorda una fuga disperata.

Il Sud, osservato dalla prospettiva del Nord, è lento, inefficiente, legato ad una mentalità vecchia e incomprensibile; è un portatore di handicap perché la sua economia non può competere con gli standard di un paese occidentale moderno, è una fardello che va cambiato a tappe forzate, oppure scaricato definitivamente. Chiunque o quasi ne è intimamente convinto, anche quando mostra sincera indulgenza e affetto per quella regione geografica: e come potrebbe essere diversamente, dato che egli stesso valuta la propria vita con il medesimo metro di giudizio, quello economico, tanto più efficace in quanto è l’unico vero parametro rimasto che ha spodestato tutti gli altri, rimpiazzati da qualcosa di misurabile in modo oggettivo?

Eppure, quando visiti il Sud e hai la possibilità di trascorrervi un tempo sufficientemente lungo, scopri con sorpresa che ciò che credevi perduto e verso cui hai sempre provato una nostalgia confusa, dai contorni poco definiti, praticamente inafferrabile e inattuabile, lì sopravvive e anche egregiamente. Al Sud l’esistenza conserva ancora dimensioni altrove dimenticate, è varia e significativa. Non è allineata lungo i prevedibili, monotoni rettilinei della produzione, ma si sviluppa in tutte le direzioni, cambia forma, intensità, velocità, pur prediligendo i ritmi lenti. Non si ripete mai uguale a se stessa. Al Sud ritrovi un’umanità ancora dotata della propria complessità originaria, multidimensionale, di un’intelligenza naturale acuta, capace di sentimenti quali la pìetas, l’ospitalità, l’empatia verso il prossimo, esercitati senza chiedere nulla in cambio. In ogni incontro vissuto al Sud, non mi è mai capitato di pensare che il mio interlocutore fosse un cretino; al Nord mi accade assai di sovente e credo di averne chiarito i motivi nella prima parte di questo brano.

Al Sud i luoghi hanno un’anima e te ne può rendere conto soprattutto se li attraversi lentamente, come ho fatto in bicicletta durante questo viaggio di oltre 3500 chilometri. Oppure se ti fai ipnotizzare dalla regolarità delle onde del mare o dalla luminosità abbacinante che ti circonda, mentre abbandoni progressivamente le rigidità, i freni inibitori e ti apri lentamente all’esterno, perché in quei momenti avverti che è il gesto più naturale da compiere. Se ti fermi ad osservare il paesaggio variopinto, gravido di bellezza e poesia, di dettagli, di fiori dai colori sgargianti, di storia. Di un’antichità che sopravvive a fianco del moderno, che non ha perso la funzione originale e continua a svolgere un ruolo attivo, a differenza del Nord, dove le tracce del passato sono state congelate nella forma del museo, rese quasi immortali e fruibili ai visitatori al prezzo di un loro svilimento, di una loro esclusione dalla linea della storia. Al Sud il passato sta in un rapporto di continuità con il presente, senza brusche interruzioni, ed è facile rendersene conto, basta guardarsi attorno. Al Nord per fare accettare la società attuale come la migliore possibile, è stato necessario disintegrare, escludere o screditare quella precedente, rendendo così molto meno praticabile un confronto critico.

Questo mio libro racconta di un viaggio, il più lungo che io abbia effettuato, ma è anche il risultato di una decade di viaggi in bicicletta in cui non mi sono risparmiato, spinto da una curiosità scimmiesca e da un desiderio di evasione dalla routine tanto tangibile da poterlo avvertire come se disponesse di consistenza fisica. Migliaia di chilometri masticati uno ad uno, provati tutti nel corpo, nella mente e nello spirito. Mi accorgo e non mi accorgo che il percorso è stato lungo, che mi ha arricchito di un bagaglio di cui fatico a definirne l’estensione. Pesco qua e là nei ricordi, tanti, e trovo riflessioni, impressioni, le tracce di una evoluzione personale. E’ cambiato il mio sguardo sul mondo, si è affinato, è migliorata la capacità di discriminare, di cogliere le differenze, sempre più sottili e allo stesso tempo rivelatrici. E’ questo forse il regalo più bello che mi sono fatto, essermi creato l’opportunità, attraverso la strada, di capire che il mondo è molto più complesso di come siamo abituati a considerarlo e merita davvero di essere esplorato, conosciuto. A piedi, in bici o in barca a vela, in Vespa o su un vecchio macinino a quattro ruote, senza fretta nè ansia di arrivare.

Il libro è già disponibile nelle librerie, anche quelle online. Se decidete di acquistarlo, vi prego di lasciare una recensione!

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Informazioni su Fabio Saracino

Sono un cicloturista per passione e viaggio in bici dal 2008. Nel 2017 ho compiuto il viaggio più lungo, 3500 km nelle isole maggiori e Sud Italia, a seguito del quale ho scritto un libro, "Ciclodiario - Viaggio su due ruote alla scoperta del Sud", che è stato pubblicato dalla casa editrice Ultra (Castelvecchi) e si può acquistare in libreria, anche online
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