Commissioni slow e tempo allargato

L’occasione per svolgere semplici operazioni in modo alternativo mi è particolarmente gradita e non attendo che si presenti grazie a qualche congiunzione astrale o al caso: se posso me la creo. Stamattina, approfittando della mitezza e della stabilità meteorologica di questo inizio d’autunno, ho scelto di spostarmi in bicicletta per compiere alcune commissioni. Quarantaquattro chilometri totalizzati, di cui una buona parte in collina. I primi passi in questa nuova condizione di maggiore libertà si accompagnano ad una almeno parziale riappropriazione del tempo, anche se non ne sono ancora padrone quanto vorrei. Abbastanza comunque da potermi concedere una mattinata diversa in cui unire l’utile al dilettevole senza l’assillo della fretta.

Il percorso, snodato e ricco di moderati saliscendi, perde quota gradualmente con l’avvicinamento al capoluogo di provincia, Asti. La velocità ridotta mi induce in un frequente stato di distrazione, attratto come sono dal panorama collinare circostante e dai colori riscaldati dalle tinte vivaci tipiche dell’autunno: è il periodo in cui rivaluto decisamente l’estetica dei vigneti, ormai chiazzati irregolarmente di un giallo e un rosso scintillanti, che contrastano splendidamente con la limpida profondità del cielo turchese. Della città, viceversa, colgo come di consueto la frenesia, il traffico vorticoso e impaziente. Un dettaglio però, apparentemente insignificante, mi sorprende, anche se a scoppio ritardato. Quando mi trovo a pagare alcune buste di carta che utilizzerò per conservare degli alimenti, ascolto un commento scambiato dalla cassiera con una collega. Sta esprimendo il proprio stupore per la rapidità con cui il mese di settembre è volato via. E’ lungo la strada di casa, mentre pedalo fra i campi arati da poco e le distese invitanti di fresche insalatine, che rifletto sull’episodio apparentemente insignificante.

In effetti per chi è tornato nei consueti luoghi di lavoro, settembre segna il ripristino della “normalità” dopo un mese di agosto in cui le ferie, come sempre troppo brevi, hanno concesso l’occasione di sperimentare per un po’ uno stile di vita più ricco, vario, diverso. Di respirare profondamente, in senso esistenziale. E quando ci si cimenta in qualcosa di inedito oppure decisamente sporadico, come un paio di settimane godute senza interruzione al mare, in montagna, o in viaggio, il tempo si dilata poiché il livello di esperienza si arricchisce repentinamente. Ho osservato in molte occasioni tale curioso effetto, che contraddice l’idea matematica di un tempo lineare scandito da intervalli tutti uguali, percependo una giornata vissuta intensamente, dedicata in sostanza a nuove attività, come più lunga delle altre, quasi come interminabile.

Logico quindi che settembre, con il ripristino forzato della normalità, della velocità coatta, della routine così povera di novità, ma in cui il ricordo delle vacanze e delle impressioni accumulate sono ancora vive in noi, possa confessare, all’opposto, la propria fugacità: la nostra coscienza ha registrato le differenze e lancia a modo suo un segnale d’avviso. Purtroppo l’impressione spiacevole che ne deriva, che comunichiamo prontamente al primo che capita come se ci volessimo liberare al più presto di un insopportabile fardello, verrà dimenticata nei mesi a seguire, che si consumeranno con la stessa fretta ma senza neanche più il promemoria della spia rossa d’allarme, ormai ben nascosta dietro lo spesso strato di distrazioni e incombenze quotidiane.

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