Lavori nel noccioleto

Ramo spezzato dalle intemperie e da me ripulito prima di essere suddiviso in parti più piccole

Ancora lavori nel noccioleto, dopo la rimozione delle erbacce e degli arbusti affrontata la settimana scorsa: recupero in tutta l’area i rami spezzati e li preparo per essere tagliati con la motosega, ripulendoli dalle foglie e dalle diramazioni più piccole e conservando solo le parti con il diametro maggiore. Nel silenzio del boschetto tira un venticello assai gradevole che, insieme all’ombra, attutisce la calura pomeridiana. Un lavoro abbastanza faticoso ma che si rivela, svolto in simili condizioni, molto piacevole e rilassante fino a quando non cominciano a ronzarmi attorno gli aeroplani della Luftwaffe, le zanzare. Resisto portando a termine il compito che mi sono dato e finalmente accendo la motosega nuova (la prima che possiedo e uso), ma scopro che la catena non avanza, anche se il motore da 38cc canta salendo allegramente di giri ogni volta che sfioro con il dito la leva dell’acceleratore: non riesco infatti a sbloccare il freno di sicurezza anche se apparentemente è disinserito. Dovrò smontarla e forse portarla in assistenza, in caso non riuscissi a risolvere da solo. Peccato, avevo proprio voglia di affettare quei tronchetti preparati con cura sotto i bombardieri della Luftwaffe.
Ho ancora tempo per bagnare i giovani alberi da frutto, alcuni dei quali sembra che abbiano inserito il turbo nella crescita, e sto per recarmi dal piccolo noce spontaneo quando mi accorgo del “crollo”. Il noce è nato in un angolo che frequento poco, una strettoia fra la mia proprietà e quella del vicino ed è riuscito a svilupparsi su un accumulo di ciottoli di fiume accatastati in quel punto dai precedenti proprietari, all’ombra di un poderoso fico dalla chioma foltissima. Considero questa nascita una sorta di miracolo date le condizioni di partenza ostili: infatti il piccolo fusto del noce ha un andamento, nella parte inferiore, a zigzag. Il crollo di cui ho accennato è relativo alla caduta di due grossi rami del fico proprio in prossimità della giovanissima pianta. Quando me ne accorgo temo il peggio. Con grande fatica, allora, trascino via da lì i due rami, pieni di foglie ancora verdi e di piccoli frutti; sono davvero pesanti e tuttavia li colloco in un punto più in alto del campo, dove potrò sottoporli alla successiva fase di “pulizia”. Poi, preoccupato, mi avvicino alla zona interessata dal “sisma”: grosse foglie sparse ovunque e rametti spezzati, ma lui è ancora lì, piegato come un arco ma non rotto. Lo aiuto a raddrizzarsi allontanando le pietre a cui basterebbe un piccolo spostamento per schiacciarlo e gli dò una bella innaffiata, in attesa dell’autunno, quando cambierò la sua collocazione. Avrei voluto fotografarlo, ma la stanchezza improvvisamente sopraggiunta mi ha distolto dal proposito.

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Informazioni su Fabio Saracino

Sono un cicloturista per passione e viaggio in bici dal 2008. Nel 2017 ho compiuto il viaggio più lungo, 3500 km nelle isole maggiori e Sud Italia, a seguito del quale ho scritto un libro, "Ciclodiario - Viaggio su due ruote alla scoperta del Sud", che è stato pubblicato dalla casa editrice Ultra (Castelvecchi) e si può acquistare in libreria, anche online
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