Camminare fra Langhe e Roero. Un “tranquillo” martedì diversamente impiegato.

Dopo aver quasi completato un lavoro per un cliente, durante il fine settimana ho realizzato che in quella seguente avrei potuto dedicarmi a qualcos’altro, come esplorare, magari, i chilometri di colline che circondano in ogni direzione la mia nuova casa, sempre con lentezza, in modo da poter percepire il più possibile di ciò che incontro e vedo. La pioggia, finalmente riapparsa in seguito alla lunga attesa rappresentata da un’estate caldissima e mesi di siccità, è giunta associata a temperature tardo autunnali che recano con sè il gusto dell’inverno prossimo, ma oggi, martedì 7 novembre, ha concesso alla terra dissetata una pausa per smaltire l’ubriacatura d’acqua. Approfittando del previsto intervallo nelle precipitazioni, ho deciso di prendere scarponcini, zaino e, con passo solerte, mi sono messo in moto, in una condizione d’animo aperta ed esploratrice, senza neanche pormi una meta. Camminare, masticare chilometri, osservare, cogliere, assaporare, senza fretta: è tutto ciò che ho desiderato per la giornata odierna e adesso, mentre scrivo e ripercorro il breve viaggio odierno, ritengo di averlo ottenuto pienamente.

I colori sono i consueti protagonisti dell’autunno per almeno due terzi della stagione, eppure rilevo come, dopo un’estate torrida, questi risultino ancora più accesi. Le foglie degli alberi hanno abbandonato il giallo usuale e tendono al rosso acceso, quasi abbagliante. Un cremisi che riflette la luce come il verde intenso se non addirittura come il bianco, che acceca e nello stesso tempo ha il potere di generare una sorta di incanto. La vegetazione, chiazzata da questa accesa tonalità che si mescola a quelle più consuete, stupisce per quanto è variopinta. I vigneti, estesissimi ed onnipresenti, si alternano con i noccioleti, ordinati in scacchiere tutt’altro che uniformi nella colorazione, mentre la terra è ammantata da una distesa omogenea di foglie secche di un giallo carico, quasi arancione.

La carreggiata fiancheggia case, cascine ed anche un vecchio forno che non passa inosservato per l’alta ciminiera in mattoni un po’ curva; si snoda fra i rilievi, ne segue il profilo quando può, oppure ne affronta di petto le pendenze, offrendo al viandante la possibilità di faticare, al suo cuore di pompare più sangue, ai suoi muscoli di dimostrare la propria forza, alla sua mente di esercitare determinazione e perseveranza. Raggiunta la sommità, la corona della Alpi innevate incornicia questo territorio capriccioso ricco di di continui dislivelli, mai banale. La coltre di nubi, spessa, pesante, dona alla volta naturale un colorito plumbeo ma, proprio in prossimità delle montagne imbiancante, sfilacciandosi e diradandosi si lascia trapassare dai raggi del sole così che quel biancore, illuminato di una luce chiara, diventa metafisico, quasi trascendentale, sublime.

Da Priocca, un paesone distruibuito su diversi colli e riconoscibile per l’alto ed elegante campanile della bella chiesa collocata sul rilievo più alto e centrale, seguo per Magliano Alfieri, che domina la sottostante valle del Tanaro. Il castello, appartenuto all’omonima famiglia ed edificato fra il 1660 e il 1680, è una figura squadrata ed imponente in mattoni a vista, elegante ed un po’ austero. Nella chiesa che sorge in sua prossimità trovo riparo e rifugio, mentre il tempo pare mettersi al peggio. Lì dentro, nella semioscurità interrotta dal luccichìo delle decorazioni dorate, riposo dopo tre ore di cammino mentre ascolto il vento ululare e valuto le mie possibilità di fronte alla mutevolezza delle condizioni meteorologiche. Dal belvedere, balcone naturale sulla valle sottostante orientato verso l’occidente, prima di entrare avevo osservato l’incupirsi del cielo e il manifestarsi, in lontananza, di intensi rovesci di pioggia.

Nuovamente in cammino, sfido la sorte e proseguo con un passo rinnovato. Perdo quota rapidamente ed imbocco una stradina secondaria che in breve diventa uno sterrato pesante e fangoso. Sono immerso nel silenzio e in una natura curata come un giardino. Filari di  alberi fiancheggiano il sentiero assieme ad orti, noccioleti, vigneti, campi arati, canali. La strada, stretta e rabberciata, si snoda irregolare, si impenna, si offre con pendenze decise, mi lascia rifiatare a tratti, poi riprende il tormento, infine costeggia piccoli agglomerati di cascine rinnovate. Se l’automobile in città è un vezzo, un segno distintivo, uno status symbol, uno “sfizio”, un premio per il tanto lavorare, in campagna costituisce una bella comodità. Offre protezione e consente di spostarsi su queste strade non illuminate e scorbutiche in tempi ragionevoli e con una certa sicurezza. Io, invece, batto i piedi per terra con forza per scrollare il fango dagli scarponi. Apro l’ombrello per ripararmi dalla pioggia che, fortunatamente, scende al massimo moderata e solo per brevi intervalli. Mi riprendo dalla fatica attardandomi nel fotografare, per catturare il più possibile forme e colori.

La salita per Guarene è di quelle che meritano rispetto, ma assai panoramica. E’ un’arrampicata fra vigneti esausti che, per quest’anno, hanno dato ormai il loro frutto. Fiancheggio i filari ordinati che si stagliano sullo sfondo della valle del Tanaro, ne osservo le continue variazioni cromatiche, l’ordine delle file perfettamente parallele ma sinuose, adagiate sulla superficie rotonda delle colline. La pendenza e il terreno appesantito dall’acqua mettono a dura prova la mia resistenza fisica. Il castello di Guarene si fa ammirare da lontano e, una volta raggiunto l’abitato, costituisce il mio primo obiettivo. Grande è l’amarezza quando scopro che è una proprietà privata destinata a resort di lusso: dopo tutte quelle energie spese, dopo aver avuto l’ambizione di, almeno, pormi al suo cospetto armato di fotocamera per immortalarne stile e proporzioni, ho dovuto rinunciare all’obbiettivo a lungo accarezzato.

L’ultimo decollo è seguito dall’atterraggio definitivo, quello su Alba. E’ difficile individuare da lontano e dall’alto il nucleo storico medioevale, soffocato com’è dai cappanoni industriali moderni, amorfi e uniformi, parallelepipedi squadrati di pura funzionalità che non concedono nulla alla bellezza. Eppure una volta anche le fabbriche potevano vantare una cura costruttiva ed un’attenzione all’aspetto da renderle dei gioielli perfettamente inseriti nel paesaggio. A questo si aggiungono i condomini edificati negli anni ’60, ’70 e ’80, sgraziati e anonimi, ma almeno limitati nello sviluppo verticale. La discesa comunque racchiude la summa dei colori autunnali che mi hanno accompagnato lungo tutto il percorso: dal verde intenso, al giallo, al cremisi fino al marrone, sotto un cielo plumbeo che si è tinto leggermente, verso sera, del rosa del tramonto. Giungo nella cittadina quando ormai è buio; mi reco alla stazione dei bus dove, alle 19, salgo sul mezzo che mi riporterà a casa. Le gambe, dopo tutti quei chilometri (stimo una trentina) raffreddandosi cominciano a dolermi e le continue oscillazioni mi provocano un po’ di nausea, ma nonostante i fastidi rivivo con la mente l’esperienza passata, rifletto sulla sbalorditiva varietà cromatica osservata, ripenso alla sensazione, sperimentata in varie occasioni, di trovarmi sulla sommità del mondo ogni volta che ho raggiunto il cocuzzolo di un colle.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in altro, ambiente, camminare, libertà e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Camminare fra Langhe e Roero. Un “tranquillo” martedì diversamente impiegato.

  1. Rosy ha detto:

    Bellissima e dettagliata descrizione, piena di ispirazione poetica,riflette uno stato d’animo rilassato e desideroso di assaporare ciò che la natura offre. Bravo!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...