#CiclogiroItalia2017 – 27/28 giugno: da Foggia a Torino

Dopo quasi una settimana di pausa forzata a causa di un fastidioso problema intestinale che sembra colpisca i viaggiatori, oppure chi si è esposto troppo al calore, o ancora chi mangia qualcosa che sarebbe stato molto meglio evitare (ed io sono riuscito a collocarmi, con un colpo da maestro, nel punto di convergenza di tutte e tre le possibilità), riparto ragionevolmente dubbioso sul mio stato di forma, ma soprattutto timoroso nei confronti del caldo eccessivo che, dopo avere messo in ginocchio l’intera Italia, sta continuando a crescere al Meridione, con temperature prossime ai 40°C e oltre. Viaggiare in simili condizioni, rimanendo per troppe ore sotto i raggi diretti del sole, è semplicemente brutto, spiacevole e richiede sacrificio ed energie a livelli spropositati. Tuttavia fra un percorso un po’ più fresco in salita per i massicci centrali e un altro pianeggiante nell’entroterra e poi lungo la costa, propendo per il secondo, almeno per questa prima tappa. Una volta in sella, comunque, avverto i primi, confortanti segnali positivi: nessun dolore proveniente dallo stomaco, gambe che girano fluide, riscontro le solite rassicuranti reazioni da parte della bicicletta che mi infondono fiducia.

La tappa non può che rivelarsi un lungo trasferimento che mi condurrà ad alcuni chilometri di distanza da Vasto, in una piccola località compresa ancora in Molise. Tuttavia il paesaggio, in parte celato, all’orizzonte, da una foschia che aiuta a comprendere visivamente il livello di evaporazione e conseguente stress idrico a cui sono sottoposti il suolo e la vegetazione, è molto piacevole, in particolare nel tratto in cui la statale affianca da un lato i laghi di Lesina e Varano, due pentoloni ribollenti all’estremità nord occidentale dello sperone d’Italia, il Gargano, e dall’altro la campagna lievemente collinare e ben coltivata, propaggine dei rilievi montuosi interni. In prossimità della carreggiata, si distendono uliveti e vigneti il cui verde acceso trasmette una sensazione di leggero refrigerio, ma è solo suggestione. La verità è che vengo continuamente raggiunto da refoli di aria calda, senza possibilità di alcun sollievo, che rendono la respirazione quasi difficoltosa.

Essendo una via di comunicazione molto frequentata dai mezzi pesanti, non manca la clientela per le numerose prostitute, che sbucano dalle strade laterali gesticolando e spendendosi in curiose segnalazioni per camionisti e non. Sembrano delle bagnanti perché sono in costume, si muovono con sicurezza nel tratto compreso fra la propria auto e la tipica sedia da bar, si “autopromuovono” senza pudore, inusuali piccole manager di se stesse, e pare che qui abbiano vita facile. La loro solerte volgarità non conosce limiti e raggiunge una dimensione inedita quando, ritrovandomi solo a transitare sotto un ponte, ad alta concentrazione di passeggiatrici, nella semioscurità per almeno una trentina di metri, al mio lento passaggio tutte orientano i culi verso di me, con un sincronismo perfetto. L’inaspettata scena, naturalmente, scorre al rallentatore nella mente, rivelandosi tremendamente comica. Potere della televisione e dei video musicali in particolare, ne sono persuaso: ha istruito proprio tutti su come trasformarsi in oggetto di marketing e merce da esposizione, anche chi pratica il mestiere più antico del mondo e che forse parte con un certo vantaggio.

Dopo una settantina di chilometri, finalmente costeggio il mare e beneficio di un po’ di brezza rinfrescante, dagli effetti comunque decisamente limitati. A Termoli un buontempone mi affianca sorridente sulla sua bicicletta a pedalata assistita, tentando di convincermi circa il potere vivificante, rigenerante e tonificante di un sole così forte, ma non credo di essere stato così bravo a dissimulare la mia totale contrarietà a tali assurde affermazioni (a meno che il DNA di molti come lui non contenga lunghe sequenze di origine rettiliana, chissà…). Il sole, comunque, è sempre quello, a scanso di equivoci, è l’atmosfera, quel sottilissimo strato sopra le nostre teste che ci garantisce la sopravvivenza e che trattiamo come una pattumiera, a contenere troppa anidride carbonica, che ne ha innalzato la capacità di trattenere il calore modificando, in conseguenza di ciò, il clima. Questa enorme “iniezione” di gas serra ha iniziato a verificarsi con la Rivoluzione Industriale ed è andata aumentando costantemente con l’incremento delle attività produttive, sostenuta dall’ideologia della crescita infinita, che esiste in matematica ma non nella realtà, quindi è opera dell’uomo. Questo avrei voluto dire al “pedalatore assistito”, ma non avevo energie in eccesso da spendere, anzi.

Alle 16.30 sto montando già la tenda nel campeggio di una piccola località al confine con l’Abruzzo. Dato che l’unico ristorante nei paraggi è quello del villaggio turistico e non ho intenzione di cedere all’odioso ricatto, per la cena cambio momentaneamente regione e, una volta terminata, torno in Molise. 107 km.

Nottata febbricitante in cui mi sono sentito nuovamente stanco e spossato, umidità e caldo alle stelle, zanzare che sono riuscite ad entrare in tenda approfittando di una mia visita notturna al bagno e mi hanno tormentato dalle cinque del mattino, impedendomi di dormire oltre. Rifletto dunque: il solleone a quanto pare mi ha assestato una nuova batosta, non sto così male ma non posso per nulla affermare di essere in forma; le temperature sono fuori da ogni scala, anche al Sud, per essere giugno e non sono compatibili con qualsiasi attività all’aperto; al Nord ha rinfrescato ma al prezzo di violenti nubifragi e, in alcune zone, con grandine grossa quasi quanto una pesca. Le speranze che l’andamento metereologico dell’estate 2017 possa inquadrarsi in un ritorno alla normalità climatica sono ridotte al lumicino: con la dipartita dell’anticiclone azzorriano, la cui azione mite ed equilibrata teneva al riparo dagli eccessi in un senso o nell’altro, specialmente l’area centro occidentale europea è diventata terra di conquista di masse d’aria calda e stabile d’origine sahariana alternate ad incursioni di aria relativamente molto più fresca dai quadranti settentrionali. Tuttavia, dato che il clima si sta surriscaldando, l’anticiclone africano è decisamente più persistente e prepotente del fresco il quale, comunque, quando giunge a contatto con la massa rovente preesistente, per il differenziale di temperatura agisce da detonatore di violentissimi fenomeni precipitativi. Ci troviamo di fronte a due facce della stessa medaglia in pratica, a condizioni opposte libere di manifestarsi a turno sullo stesso palco dato che l’Azzorriano, il vecchio padrone di casa delle belle estati di una volta, non torna più.

Acquisisco dunque la consapevolezza, mentre provo a cacciare le zanzare, che le previsioni per le prossime settimane non possono essermi favorevoli: o soffro il caldo sottoponendomi ad uno stress ingiustificato, oppure rischio vento, nubifragi e grandine. Prospettive poco allettanti, ma bisogna essere realisti: sperare nel giusto mezzo sarebbe da sciocco illuso, o da incosciente. Pazienza se qualcuno proverà a rassicurarmi annunciando la pioggia nei giorni a venire perché so che, molto probabilmente, questa verrà seguita da una nuova pulsazione calda. 

Decido dunque di interrompere qui il viaggio e di tornare a Torino in treno. La decisione inaspettatamente mi rasserena e lo considero un buon segnale. Alle 7 del mattino, a scelta compiuta, fa già caldissimo, non circola aria e l’afa rende ogni cosa appiccicosa. Smontare la tenda e fare colazione si riveleranno due fatiche: la prima perché sudo ad ogni movimento, la seconda a causa dello stomaco chiuso. Intorno alle 9, dopo pochi chilometri, raggiungo la stazione ferroviaria di Vasto-San Salvo. In biglietteria l’unico impiegato è una persona disponibile e metodica, che in breve costruisce l’elenco dei treni che dovrò cambiare per tornare a casa. Sono ben cinque: uno da dove mi trovo fino a Pescara, un altro fino ad Ancona, poi ancora per Bologna, per Milano ed infine per Torino.

Il paesaggio scorre veloce sotto i miei occhi. Provo un po’ di amarezza per la possibilità mancata di gustarmi ogni chilometro a passo di lumaca, è come quando qualcosa che hai desiderato a lungo ti viene strappata di mano prima ancora di averla afferrata saldamente. Il cielo scuro e tempestoso a nord di Rimini pare inghiottire nel buio della notte il convoglio che tocca i 150, mentre violenti scrosci d’acqua si abbattono sui finestrini e la temperatura esterna crolla fino ad appena 19°C. Scorgo la bella campagna flagellata dalle precipitazioni intense, la visibilità di poche decine di metri, il grigio che predomina, poi a seguire modesti sprazzi di sereno, con la luce che illumina le propaggini dell’Appennino tosco-emiliano, e i nuovi temporali che si organizzano all’orizzonte.

I 3539 chilometri percorsi in bicicletta hanno però lasciato un segno profondo. La soddisfazione che deriva dall’aver masticato senza alcun aiuto tutta quella strada è notevole. La lentezza ci restituisce tempo, spazio e dimensione di cose, fatti ed avvenimenti, elemento da non sottovalutare neanche per un istante perché il sale della vita risiede lì, non è neanche nascosto, ma richiede di rallentare sostanziosamente per essere raggiunto. I luoghi visitati degni di imperitura memoria sono stati innumerevoli. Gli incontri si sono rivelati istruttivi, divertenti e pacifici. L’Italia del Sud è tutto meno che un corpo agonizzante prossimo alla fine e, pur fra i mille problemi che la zavorrano provocando sofferenze e rassegnazione, conserva dosi di vitalità e umanità che, specialmente nelle grandi città del Nord, rappresentano una preziosa rarità. 

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Una risposta a #CiclogiroItalia2017 – 27/28 giugno: da Foggia a Torino

  1. corrado ha detto:

    Complimenti, bellissimo viaggio

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