#CiclogiroItalia2017 – 1/3 giugno: da Serra San Bruno a Scalea

Serra San Bruno ospita quasi 7000 abitanti a circa 790 m di quota e presenta l’aspetto tipico delle località di montagna: edifici dai tetti abbastanza spioventi, costruiti per buona parte in pietra, materiale impiegato anche nelle splendide facciate, di cui alcune barocche, delle numerose chiese, gli interni delle quali, riccamente rifiniti, ostentano una ragguardevole opulenza che contrasta con lo stile più sobrio che caratterizza il borgo. Le origini di Serra sono connesse con la fondazione della poco distante Certosa e dell’Eremo di Santa Maria, in quanto inizialmente fu dimora degli operai impiegati nella costruzione dei due istituti monastici, voluti da San Bruno di Colonia, monaco tedesco vissuto nell’XI secolo, fondatore dell’Ordine dei certosini.

Visito i luoghi di San Bruno adiacenti al paese, immersi in un territorio boschivo ricco di acque compreso nel parco naturale delle Serre, in cui le specie vegetali più diffuse sono il faggio, l’abete bianco (entrambe rare sugli Appennini a soli 800 m), il castagno e le conifere; le alte piante si elevano fino a 30 m, mentre alcuni esemplari sono addirittura secolari. Il bosco è molto fitto e vi regnano ombra, frescura, profumo di resina e silenzio, elementi che permettono di assaporare al meglio l’atmosfera dei luoghi, in particolare all’Eremo. È possibile scorgere ancora le tracce del terremoto del 1783, che danneggio’ gravemente le strutture, ricostruite dopo lunga attesa sul finire del XIX secolo; nella chiesa, invece, sono visibili le ossa dei compagni di Bruno e degli immediati successori. Consiglio di percorrere a piedi il sentiero di Frassati che congiunge la Certosa con l’Eremo, immerso nella semioscurita’ e nella pace, in quanto aiuta il visitatore ad entrare nella giusta condizione mentale e di spirito.

Dopo circa 3 ore riparto rigenerato e più sereno verso Simbario, grazioso borgo di pietra in cui le semplici case di uno o due piani, allineate sulla strada, fanno da contraltare ad una chiesa sopra la media. I paesi che attraverso si presentano puliti e ordinati, anche se sono purtroppo frequenti gli scheletri di edifici incompleti. Le persone a cui chiedo indicazioni, o che mi fermano incuriosite dal mio equipaggiamento, mi rivolgono rigorosamente del voi. Gli anziani addirittura si presentano, mi stringono la mano, offrendomi suggerimenti; le battute di spirito e anche qualche bonaria presa in giro chiariscono il temperamento focoso e scherzoso dei calabresi dell’entroterra. Naturalmente non tutti sono così ben disposti, come mi ha raccontato stamattina il titolare del bed & breakfast che, dopo decenni vissuti al nord, tornato in Calabria ha dovuto sopportare piccoli ma fastidiosi dispetti il cui scopo è limitare la sua libertà, ricordandogli “chi è che comanda”. Purtroppo in questa terra è ancora fortemente radicata la mentalità basata sul rapporto servo-padrone di cui i rapporti umani e gli atteggiamenti sono intrisi; tale aberrazione finisce inoltre per legittimare la mafia costituendone le solide fondamenta.

Ormai mi pare chiaro che suscito paura, se non proprio terrore, in buona parte degli animali. Un gruppo di cavalli, sorpreso dal mio repentino ingresso sulla scena all’uscita da una curva, si imbizzarrisce, si mette a correre e per un attimo temo che possa invadere la carreggiata. Un gatto fugge non appena mi vede, scavalca una recinzione e si nasconde sotto un’auto come se avesse scorto un demone. In genere, comunque, i felini mi studiano con occhi sgranati e rimangono immobili, pronti a correre ai ripari. In serata, dopo 90 km, giungo a Lamezia Terme.

La statale 18 è una scelta quasi obbligata per chi, come me, desidera fiancheggiare la costa ed evitare di procedere a zig zag fra incerte strade secondarie, ma è terribilmente noiosa e trafficata. Cielo parzialmente coperto, sole pallido che tenta invano di guadagnarsi uno spazio fra le nuvole basse, sensazione di caldo intenso esacerbata dell’umidità, afa fastidiosa e ventilazione ai minimi termini. Il paesaggio fortemente antropizzato si traduce in una teoria di moderni e anonimi condomini, alberghi, località turistiche, supermercati, svincoli e decadenti costruzioni in pietra, che costituiscono la parte migliore. Ho l’impressione di perdermi qualcosa, ma dovrei abbandonare questo nastro d’asfalto piatto e monotono e avvicinarmi a qualcuno di quei paesini aggrappati ognuno al proprio promontorio, o ancora avventurarmi sulle ripide alture che terminano alla mia destra, ma mi sento spossato e desidero solo guadagnare chilometri verso il nord. Bevo molta acqua, mi gusto una coca cola con ghiaccio e limone ed una spremuta d’arancia al bar di San Lucido, dove la cameriera mi racconta che qui si lavora pochi mesi l’anno e il resto è noia, trangugio mezzo litro di latte e mezzo chilo di ciliegie, succose e nutrienti. Termino infine i “sassolini” Amarelli acquistati a Serra, confetti morbidi di liquirizia che assomigliano a delle piccole pietre levigate. Sul finire della giornata, la meno emozionante fra tutte finora, quando mancano pochi chilometri a Scalea il cielo si apre un po’, l’afa si smorza e i colori caldi della sera illuminano i ruderi di Cirella, abbarbicati in cima ad una rupe, e più in lontananza le sagome dei monti dell’entroterra. 118 km.

Passo il 3 giugno a Scalea a svolgere prevalentemente operazioni di pulizia e manutenzione dell’equipaggiamento. Lavo le borse e la bicicletta, cambio i copertoni, lubrifico la catena, mi sincero delle condizioni delle pastiglie dei freni che scopro essere ottime. Faccio un po’ di bucato (lavo ogni sera, al termine della tappa, i vestiti da ciclista che indosso quindi oggi mi dedico solo a quelli “civili”) e un po’ di spesa. Riesco anche a riposare un’oretta e poi a passeggiare per il centro in pietra di Scalea, molto bello sulla cui sommità sopravvivono i ruderi di un castello. Chiacchiero una ventina di minuti con un quasi ottantenne che non mi vuole lasciare andare via e assaporo una buonissima coppa di gelato ai gusti di amarena, pistacchio e rum-torrone-cioccolato più panna al Caffè Ottocento, collocato in una accogliente piazzetta nel centro. Percorro una ventina di km a bici scarica, che dopo le cure scorre che è un piacere. Domani il viaggio compie un mese e il reset odierno gli ha donato il sapore di un nuovo inizio.

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