#CiclogiroItalia2017 – 7/8 maggio 2017: da Porto Torres a La Conia

Lo sbarco a Porto Torres, città di fondazione romana collocata nell’angolo nord occidentale della Sardegna all’interno del Golfo dell’Asinara,  avviene sotto la lucentezza e i colori nitidi delle latitudini meridionali. Dopo l’esperienza negativa genovese e una notte trascorsa su un sedile a bordo del traghetto, tentando di dispormi in modo tale da ottenere una impossibile posizione che mi faciliti il sonno, il contatto con l’aria fresca e profumata dell’isola, che sa di mare e di vegetazione mediterranea, rappresenta quasi una rinascita.

Pedalo dalle 8.30 alle 17.30 per 98 km sino a Vignola, nel Gallurese, mantenendo per tutto il tragitto il contatto visivo con il mare e la costa rocciosa, dotata di piccole insenature e le prime falesie. Attraverso la pittoresca Castelsardo, nata nel XII secolo con la costruzione del castello da parte della famiglia genovese dei Doria e chiamata perciò Castelgenovese; rocca imprendibile per la collocazione su un rilievo roccioso circondato per buona parte dal mare, divenne Castel Aragonese nel 1520 e assunse l’attuale denominazione nel 1767 con i Savoia.

Visito la località Isola Rossa, che deve questo nome al colore rossastro delle rocce; il luogo è molto suggestivo e lo spumeggiare arrabbiato del mare a causa delle intense raffiche di Maestrale ne accentua il fascino. L’isola, un agglomerato di scogli a pochi metri dalla riva, è bersagliata dai cavalloni che vi si schiantano generando spruzzi e il fragore tipico; l’antica torre di guardia, in posizione arretrata, è raggiungibile attraverso un sentierino che si fa spazio fra una bassa vegetazione composta da piante grasse e fiori. A livello del mare, seduta sugli scogli rossi e in balia degli schizzi, una donna corpulenta, capelli neri e corti,  di eta’ indefinibile, pesca imperturbabile nonostante la mareggiata in corso.

Il giorno successivo, lasciata Vignola, incontro il primo scorcio gallurese, un segmento di costa incontaminato e selvaggio, ad eccezione del nastro di asfalto su cui transito e i muretti a secco che delimitano le diverse proprietà. Su tutto predomina il verde intenso delle estese pinete declinato in molteplici tonalità. Numerosi sono i sentieri che conducono dalla statale a piccole spiagge di sabbia bianca appena visibili dal mio punto di osservazione e molti i corsi d’acqua, chiamati “rio”, che scorrono negli avvallamenti e raggiungono il mare con un percorso tortuoso fra i massi.

Santa Teresa di Gallura ha una pianta quadrata ma è costruita sulla sommità di un’altura che si affaccia sul mare e, perciò, eredita da questa i dislivelli che si imprimono nell’andamento delle sue strade. Pur priva di ricercatezze architettoniche, è molto piacevole per le abitazioni basse, semplici e dai colori pastello, capaci di esaltare la luminosità naturale che emerge ed è ravvisabile già dall’esterno dell’agglomerato. La via principale, pedonale, è in realtà quella a vocazione turistica, con i bar, i pub, i ristoranti, i negozi di souvenir e l’immancabile ed inflazionatissima voce di Bob Marley in sottofondo.

Palau è posta al livello del mare, gode di un ottimo panorama e dispone di un bel porticciolo. È comunque una località dalla decisa connotazione turistica. Da qui inizio a percorrere la strada litoranea che conduce al Golfo di Arzachena, fra ampie insenature che mi ricordano un po’ i fiordi e piccole, deliziose spiaggette per chi e’ in cerca di un angolino di paradiso. Il campeggio in cui mi piazzo si affaccia su una di queste. Il Maestrale, intanto, ha mollato e la superficie del mare, in prossimita’ della riva, diventata piatta ed invitante, è illuminata da una luna che non tarda all’appuntamento. Altri 73 km percorsi.

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