#CiclogiroItalia2017 – 4/6 maggio 2017: da Torino a Genova

Questo giro d’Italia in bicicletta esordisce con una situazione metereologica avversa: freddo fuori stagione e costante minaccia di pioggia dovuta alle cupe e basse nubi che occupano tutto il cielo. La lunga traversata della campagna a sud di Torino, piatta e un po’ monotona, scorre comunque piacevolmente, grazie alla bella ciclabile Airasca-Moretta, chiamata anche Via delle Risorgive per gli affioramenti naturali di acqua dolce dislocati sul territorio, e grazie anche alla compagnia derivante dal primo incontro on the road del viaggio, quello con Giuliano. Ciclista sessantaquattrenne estremamente dinamico, mi racconta la sua vita tramite un susseguirsi di aneddoti legati principalmente al mondo dello sport, poi del lavoro e infine, attraverso pochi e brevi indizi, della famiglia. Amante della velocità, di paracadutismo e alpinismo, ha condotto un esistenza decisamente sopra le righe alla costante ricerca di quel qualcosa in più, dell’esperienza estrema che dia sapore, e magari un senso, alla vita. Non so se abbia trovato quel che cercava, di sicuro lui è un fiume in piena straripante di passione vissuta senza mezze misure. Mi recita anche una poesia (il tutto mentre pedaliamo)  con trasporto tale da apparire quasi pazzo. Forse un po’ lo è, ma chissà, magari i matti vedono e sentono cose che gli altri non arrivano a comprendere. Dopo due intense ore di chiacchiere, ci congediamo scambiandoci reciprocamente gli auguri.

A Fossano un timido sole riesce a guadagnarsi un varco fra le nuvole e il mio arrivo al campeggio di Bastia Mondovì dopo 120km si verifica in contemporanea con un rasserenamento parziale del cielo. Il freddo e l’umidità della nottata aumenteranno e il mio sonno ne risulterà disturbato. La mattina successiva osservo con in po’ di orrore come la nebbia, risalita dal letto del Tanaro, si sia espansa fino a lambire il campeggio, adagiato lungo in pendio disposto ai margini del fiume e scopro con ulteriore disappunto che tutto, tenda inclusa, è inumidito da una fitta rugiada. In compenso la volta celeste e’ totalmente sgombra e il sole puo’ quindi iniziare a mitigare il freddo preesistente.

Ho apprezzato molto la prima porzione del percorso odierno fino a Ceva, durante la quale si stabilisce un contatto visivo pressoché costante con il fiume Tanaro, il cui letto scorre fra bassi e morbidi rilievi ricoperti di boschi. Le sue numerose anse lo rendono simile ad un serpente, che con i suoi movimenti rimodella continuamente il paesaggio. Le numerose pareti verticali prive di vegetazione in prossimità del corso d’acqua sono simili alle “rocche” che osservai nel Roero, originatesi per l’azione del Tanaro, che in epoca remota scorreva in direzione di Carmagnola, dove confluiva nel Po. Ceva, all’interno di uno spesso strato di anonime costruzioni moderne, custodisce un piccolo ma grazioso centro storico di chiare origini medioevali, con i portici bassi, gli archi a sesto acuto e le strade strette, quasi dei vicoli. Priero, suggestiva, intatta e dimenticata, persevera nel suo strato letargico, una bella addormentata fra i boschi. Evidentemente la caratteristica torre cilindrica, osservabile anche dalla vicina autostrada, non riesce ad attirare sufficiente attenzione.

Sono intento ad apprezzare, dall’esterno, il nucleo storico di Millesimo e quel che resta del ponte che conduceva fra le mura attraverso la porta d’ingresso alla città, ancora presente, quando mi sento chiamare alle spalle dalla voce squillante di un’arzilla ottuagenaria che, dando prova di viva curiosita’, desidera conoscere tutto sul mio viaggio. Comincia cosi’ un divertente botta e risposta in cui, ad ogni mia affermazione, la signora esprime il suo crescente e sbalordito stupore ripetendo: “hai capito!”, come a dire “che roba!”.

Dal Colle di Cadibona i 9 km che serve percorrere per raggiungere Savona sono di pura discesa. Una goduria, smorzata pero’ dal freddo causato dal vento in aumento. La sistemazione per la notte e’ comunque valida nonostante la vicinanza con la trafficatissima Aurelia e, dopo i 72 km appenninici, sprofondo senza difficolta’ nel sonno.

Tempo che volge nuovamente al brutto e la partenza del 6 maggio avviene sotto una leggera pioviggine. Lasciando Savona ne ammiro i ben proporzionati palazzi ottocenteschi, alcuni anche sfarzosi, ma non riesco ad evitare di soffermarmi sulla sconsiderata e caotica espansione edilizia post-bellica, che ha ridotto gran parte della Liguria di ponente ad un lungo, brutto e soffocante agglomerato urbano. E’ qui che, in modo particolarmente evidente, si verifica la netta contrapposizione fra l’ambiente naturale e quello antropizzato, risolto in un’alternanza casuale di strade, ponti, speroni rocciosi, macchia mediterranea, brutti e decrepiti condomini anni ’60-’80, capannoni industriali, cale, calette, spiagge, svincoli, sopraelevate, ferrovie, meravigliose ville e distributori di carburanti.

Superata Albisola il traffico subisce un deciso, quanto inaspettato, decremento e quella che si annunciava come una tappa “funesta”, per via della circolazione stradale difficoltosa e delle avverse condizioni meteo, si trasforma almeno per un po’ in una esperienza molto godibile. Non precipita più nulla dal cielo, la temperatura è perfetta per pedalare, l’odore del mare giunge forte alle narici, così come gli effluvi della macchia mediterranea, gia’ intensi a questo punto della stagione, e i profumi dalle cucine dei ristoranti nei budelli. Tutto cio’ mi accompagna lungo i continui saliscendi che caratterizzano questo tratto di costa vario e frastagliato. I borghi liguri, infine, in situazioni come quella odierna, offrono il meglio di sé, accoglienti e raccolti; nel perimetro delle loro piazzette sembra di essere nel salotto di una grande casa molto frequentata.

L’arrivo a Genova, invece, mi sconcerta. Ad accogliermi una pioggia consistente ed una viabilita’ caotica, perversa nelle soluzioni adottate ed estremamente pericolosa. Ingoio il rospo e raggiungo, fra mille difficolta’, il porto. In realta’ il terminal e’ un centro commerciale dove la biglietteria risulta confinata al piano superiore. In serata, comunque, riesco a trasferirmi sul traghetto per la Sardegna.

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