La potatura

Sabato 25 febbraio

Lavori all’aperto per buona parte della giornata, approfittando del verificarsi in contemporanea di due situazioni o eventi che, combinandosi perfettamente, si sono costituiti in una forza a cui non ho neanche tentato di oppormi. Il primo è rappresentato dalla mia repulsione, di recente sviluppo, nei confronti di qualsiasi lavoro da compiere in casa, dopo due anni passati a ristrutturare quasi ogni santo weekend. E così, appena ho terminato di collegare il tubo di scarico della stufa a legna posizionata in cucina, una graziosa “nanetta” in ghisa e maiolica color sabbia a cui è affidato l’importantissimo compito di difendermi dal freddo dei futuri inverni, ho trovato un’occupazione che, per essere svolta, mi avrebbe consentito di rimanere all’aperto. Il secondo evento ha coinciso con il manifestarsi un po’ inaspettato di una splendida, frizzante e luminosa giornata tardo invernale, molto apprezzata perché, interrompendo la monotonìa di una interminabile settimana umida e nebbiosa, ha offerto i primi tepori e i colori della primavera incombente.

Mi sono quindi recato sul terreno retrostante e, con l’aiuto di un metro, ho prodotto dei solchi nei punti in cui, la prossima settimana, pianterò alcuni alberi da frutto e li ho riempiti ognuno con un sasso. Disposti a cinque metri l’uno dall’altro, sono per ora soltanto una dozzina, tanti quanti i fusti che troveranno insediamento. Anche se dispongo di più spazio, data la mia inesperienza ho considerato la possibilità di compiere alcuni errori e ho quindi deciso che inizierò con pochi esemplari per non rischiare di comprometterne un numero maggiore. Ma mi auguro che le mie “cavie” possano qui riscontrare un bellissimo luogo pieno di sole e, grazie alle cure a cui le sottoporrò a base d’acqua e letame, diventino presto forti e produttive.

Sul rettangolo di terra disposto lungo il declivio le fatiche che derivano dalle varie attività vengono alleviate dal meraviglioso paesaggio gratuitamente a disposizione. Innanzitutto, poiché l’inclinazione è disposta a sud e l’elevazione è sufficiente, si riceve il sole da mattina a sera. Orientando lo sguardo verso il meridione, a sinistra si situa in lontananza la piatta ed ampia valle del Tanaro, raggiungibile percorrendo uno sterrato che conduce direttamente al fiume, dopo aver attraversato una natura che si compone di una varietà di coltivazioni, vigne, noccioleti e piccoli boschi, che i contadini riescono a rendere ancora più bella e ordinata. Dirimpetto ma ad una distanza ottimale che non genera alcuna sensazione di chiusura, si erge un altro rilievo la cui sommità è occupata da alcune villette. A destra invece, dal punto più alto del circondario, spicca il castello sabaudo attorno al quale si raccoglie il paese. E’ l’emblema di una dominazione più estetica che militare, grazie alla bianca facciata barocca che risalta sulla rimanente struttura di rossi mattoni. Il complesso è stato inserito nella lista UNESCO dei beni patrimonio dell’umanità.

Ho con me le cesoie perché vorrei intervenire adesso sui pochi alberi da frutto preesistenti, che versano in condizioni critiche. Le chiome necessitano di una decisa sfoltita e si mostrano come un fitto intrico di rami, testimonianza della lunga incuria perpetrata dai precedenti proprietari, divenuti troppo anziani per occuparsene. Non ho mai affrontato la potatura prima di oggi, nè l’avevo programmata: solo ieri vedevo la nebbia dalle finestre dell’ufficio, respiravo smog e adesso mi trovo qui, con la mia repulsione per le occupazioni al chiuso, su questo fazzoletto verde che guarda il sole dritto in faccia, nel silenzio più assoluto e sotto un cielo blu che sa di infinito. Inizio a tagliare con un po’ di esitazione. Un ramo che si intreccia con gli altri, grovigli sparsi apparentemente inestricabili portatori d’ombra, una sensazione di abbandono, di dimenticato: queste piante mi ricordano gli esemplari selvaggi delle foreste pluviali, affascinanti, più che per la loro bellezza, per la loro natura indomita.

Con movimenti progressivamente più convinti, seleziono le parti da salvare e quelle da tagliare, mentre comincio ad analizzarne lo sviluppo, a chiedermi  che cosa lo ostacola, lo rallenta, lo complica. Le cesoie avanzano più spedite e disinvolte, liberando i rami maggiori dall’intrico oscuro e permettendo alla luce di avanzare. Sono così assorbito dall’attività al punto da proseguire ininterrottamente per circa quattro ore quando, colto da una stanchezza crescente, interrompo. E’ giunto il momento della contemplazione, dell’osservazione dei risultati dell’impegno profuso. Ci sarà molto da fare ancora, ma come inizio non posso lamentarmi. Attorno, le ramaglie si sono accumulate disordinatamente in cataste abbozzate, mentre la sera incipiente raffredda l’aria. Ho scoperto un nuovo mondo.

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5 risposte a La potatura

  1. Mari ha detto:

    Che bello caro Fabio! Deve essere davvero un bel posto quello che ti stai costruendo. Nella mia vita di adesso, in cui sto finalmente campando con lavori in sintonia con i miei ideali, mi accorgo però del tempo che inizia a mancare, della mente sempre occupata, della fatica che faccio a “staccare”. Perché il mio sogno della casetta in sassi in Appennino è ancora lì, a volte riesco a visualizzarne un parte, ne vedo un angolo e i mattoni un po’ sporgenti. Sento l’odore dell’aria, vedo i rami degli alberi di un bosco che vorrei vicino.

    Uno dei miei lavori mi lega a questo posto, alla pianura. Ma so aspettare. Ho imparato che gli sviluppi delle situazioni sono spesso imprevedibili e soprattutto che nello stare immersi in ciò che piace e si ama porta sempre verso qualcosa di buono.

    Dunque quella casa dovrà forse aspettare ancora un po’, nel frattempo leggo i passi in avanti della tua 🙂

    • Fabio Saracino ha detto:

      Grazie 🙂 E’ stata dura e lo è tuttora, ma i passi in avanti ci sono e ci sono stati. E’ soprattutto in giornate come quella di sabato di cui ho provato a fissare qualcosa con questo diario che tendo a ringraziarmi. So bene io perché. Bisogna essere drastici e avere il coraggio di farlo: oggi le possibilità all’interno del sistema sono limitate, quasi nulla è nel potere delle persone (che si illudono di poter cambiare le cose da dentro, come è sempre stato del resto), quindi bisogna smettere di sostenerlo offrendo il proprio contributo/sacrificio ogni giorno.
      Credo che se fai ciò che ami non potrai trovarti male. Qualche sacrificio lo si compie volentieri, l’importante è che faccia parte di un percorso personale AUTENTICO e non imposto.

  2. Pingback: Microeconomia | Cicloturismo e oltre

  3. Silver Silvan ha detto:

    Un consiglio utile, letto tanti anni fa su un libro di giardinaggio e testato con l’esperienza: quando deve potare qualcosa, metta la mano davanti a sé, con i palmi all’insù e le dita ben aperte. Immagini che l’avambraccio sia il tronco e le dita i rami. Poi guardi la pianta da potare e capirà subito dove intervenire per eliminare quello che è in eccesso. Tenga presente che un taglio diritto, orizzontale, stimolerà le gemme dormienti sottostanti da ambo le parti, a destra e a sinistra, mentre un taglio obliquo ne stimolerà solo una. A destra tagli su una linea immaginaria da sud-ovest a nord est e la gemma che si svilupperà sarà da quella parte, mentre a sinistra la linea immaginaria andrà da sud-est a nord-ovest, stimolando la gemma da quella parte. Il taglio deve essere obliquo proprio per evitare che il gocciolamento della pioggia danneggi le gemme in questione. Rimuova sempre i rami più deboli e malconci che impediscono una buona aerazione della chioma e usi sempre strumenti affilati. Un moncone danneggiato è il rifugio perfetto per parassiti e funghi che possono nuocere all’intera pianta: in ogni caso, la parte finale annerirà comunque e sarà costretto a intervenire nuovamente in seguito, quindi tanto vale fare le cose bene fin dall’inizio. Infine, si ricordi che la potatura è un’invenzione umana: in natura, provvedono le intemperie, ad eliminare ciò che alla pianta non serve più. Buon proseguimento.

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