Sully

Regista e protagonista di Sully

In un mondo che ricorre sempre più massicciamente alla tecnologia, in cui ogni aspetto è (ossessivamente) calcolato, studiato, pianificato, previsto dai modelli matematici applicati ai computer, esiste ancora spazio per il fattore umano? E se sì, può risultare ancora incisivo, al punto da essere addirittura determinante?  Questa è la tesi centrale su cui si articola la trama di “Sully”, fatica cinematografica che ha visto alla regia l’inossidabile ottuagenario Clint Eastwood e ispirata ad un fatto realmente accaduto.

La vicenda è la seguente: un aereo di linea con a bordo 155 passeggeri, pochi minuti dopo essere decollato, si imbatte in uno stormo di uccelli. Dall’impatto entrambi i motori risultano danneggiati in modo tale da non essere più in grado generare la spinta necessaria al velivolo. A quel punto sul capitano Sullemberg, veterano con quarant’anni di esperienza interpretato da un ottimo Tom Hanks, e sul copilota Skiles ricade la responsabilità di risolvere una grave e inedita situazione d’emergenza attuando, nel poco tempo a disposizione, la manovra decisiva per le sorti dell’equipaggio.

Come nella realtà, l’operazione si risolve in uno spettacolare ammaraggio, che non registra vittime, sul fiume Hudson e immediatamente Sully per l’opinione pubblica diviene un eroe nazionale. Tuttavia una commissione d’inchiesta che può contare sui più sofisticati strumenti di simulazione di volo e sul supporto di ingegneri altamente specializzati, e che ha il compito di valutare se l’atterraggio di fortuna sul corso d’acqua abbia rappresentato effettivamente la manovra migliore, o se piuttosto non fosse stato meglio raggiungere l’aeroporto più vicino sorvolando l’abitato densamente popolato, insinua nel capitano il tormentoso dubbio sulle proprie capacità di valutazione maturate in carriera e scatena in lui una profonda crisi interiore.

Le adrenaliniche e coinvolgenti scene dell’incidente rappresentano il contorno alla vicenda del protagonista che riassume, ritengo, uno dei drammi che l’uomo moderno si trova ogni giorno a vivere, minacciato da un’evoluzione tecnologica che rischia di sovrastarlo, costringerlo in un angolo e ridurlo al ruolo di semplice spettatore, svalutando progressivamente la sua fiducia nelle proprie capacità e attitudini, nell’esperienza maturata e in doti quali il coraggio e la capacità decisionale, e sostituendo tutto ciò con la fredda capacità di calcolo, con la competenza scientifica specializzata, con la valutazione di un numero potenzialmente infinito di possibilità effettuata all’istante dai microprocessori.

Nel confronto con un sistema matematico che tende alla perfezione, insomma, come ne usciamo? E, in aggiunta, è giusto stimare il nostro operato ricorrendo esclusivamente al metro di paragone rappresentato dalla tecnologia, o è bene considerare come primario il fattore umano che, pur privo della rapidità dei computer, manifesta ancora l’attitudine a sorprendere ed elaborare soluzioni creative ed efficaci a problemi inediti?

Questo scontro è vissuto attraverso il punto di vista di Sully e si consuma sulla sua pelle, nella sua interiorità, coinvolgendone sensibilità e intelligenza. Non solo al momento del guasto in volo, ma soprattutto durante le indagini sull’accaduto. Aspetti dell’animo che Clint Eastwood, nella propria carriera di regista e forse non solo in quella, ha sempre considerato centrali nella narrazione, ricorrendo alla telecamera, e quindi alla tecnologia, per collocarli in primo piano sulla scena, rappresentandoli allo stesso tempo con discrezione, quasi pudore e con semplicità.

La pellicola mi ha convinto in pieno per numerosi motivi, fra cui quelli citati, ma anche per altri due aspetti che ho decisamente apprezzato: non cade nella banalità, come avviene invece in molte produzioni moderne, anche se la sfiora per un attimo, sul finale, nel personaggio a capo della commissione che, dopo essersi fatto odiare dal pubblico per la maggior parte del tempo, si ravvede e muta atteggiamento con troppa facilità; non cede all’occasione di autocelebrare, per la milionesima volta, le doti della nazione che meglio di tutte incarnerebbe la volontà divina, anche quando rappresenta l’operato dei soccorritori, preferendo ancora focalizzare l’attenzione sull’umanità degli stessi più che sull’aspetto organizzativo.

Andate a vedere Sully, insomma, che diverte, coinvolge, commuove e fa pensare.

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3 risposte a Sully

  1. Mari ha detto:

    Avevo letto commenti negativi sul film e tra le varie possibilità di questi tempi non l’avevo messo in cima alla lista… ma mai dire mai! 🙂
    Piuttosto, hai visto “Snowden”? E prossimo film che penso andrò a vedere è “Captain Fantastic”, credo che sia una storia che interesserebbe anche te 😉
    Buon weekend!

    • Fabio S. ha detto:

      Eh sì, Captain l’avevo notato, ma non so… Snowden non l’ho visto, tu sì? Ne vale la pena? Non vorrei caricarti di aspettative su Sully, ma credo che sia un ottimo film. Ciao!

      • Mari ha detto:

        Snowden assolutamente sì! E uscirai di lì chiedendoti: ma com’è possibile che siamo tutti tornati alle nostre vite dopo aver saputo tutto questo tre anni or sono?

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