Individualismo o conformismo? Un’antitesi

La società moderna è individualista o conformista? Due termini che mi sembrano in antitesi e se del primo si può dire che sia stato accettato e sia entrato a far parte del vocabolario comune, del secondo rilevo la difficoltà che incontra a farsi strada. Questo mi sembra un segnale interessante, da non sottovalutare. Perché il concetto di individualismo è stato ormai accolto, mentre abbiamo molta più difficoltà ad affermare che siamo preda di un conformismo esasperato ed esasperante?

Le due nozioni sussistono, come ho detto, in un rapporto di antitesi: l’individualismo è considerato negativamente, poiché esprime un disinteresse da parte dell’individuo verso la società, ma presuppone anche una certa autonomia di pensiero; la volontà di non fare parte di un gruppo più grande si evidenzia in un comportamento che si muove in direzione opposta al conformismo o alla massificazione, colpevoli a loro volta di renderci tutti uguali sul piano della sostanza. La società in cui viviamo possiede molto più i caratteri del conformismo che dell’individualismo, essendo basata sui consumi. Desiderando tutti le stesse cose, tendiamo ad essere tutti uguali. Le nostre vite sono caratterizzate dalla medesima tendenza all’acquisto fra un insieme di prodotti che differiscono solo ad un livello superficiale e, comunque, la nostra libertà di scelta è ridotta ad un lista predefinita di possibilità, che qualcun altro ha compilato.

La vera e fortissima tendenza è quella che punta alla massificazione. Alla standardizzazione di sogni e desideri, fortementente modellati e indirizzati dalla propaganda nelle sue forme verso le necessità che lo stesso sistema costruisce; all’appiattimento del pensiero, limitato e vincolato da possibilità di scelta tanto ampie quanto insignificanti (si pensi alle innumerevoli varianti di un prodotto, in cui le differenze fra una versione e l’altra consistono in dettagli per lo più irrilevanti) che genera nell’acquirente l’illusione della libertà ma in realtà lo disorienta per la marea di informazioni. La rivoluzione antropologica denunciata da Pasolini oltre 40 anni fa, che si era avviata in un brevissimo lasso di tempo con l’instaurarsi della società dei consumi, consisteva proprio nella tendenza da parte di ognuno a volere le stesse cose, i medesimi beni materiali; tuttavia questa rivoluzione ha appiattito velocemente su un unico modello sogni e aspirazioni della popolazione, uniformandola. Il processo ha raggiunto il culmine con la globalizzazione, che ha fatto confluire usanze e tradizioni, sensibilità e particolarità, in un unico paradigma, annullandole; e così è avvenuto in tutto il mondo, da Singapore a New York, che adesso si assomigliano anche architettonicamente, come ha ben raccontato ad esempio Tiziano Terzani nei suoi scritti.

All’interno di questo sistema non conti più se sei un individuo dalle doti particolari, ma vali anzi se sei come tutti gli altri. “E’ uno di noi!” acclama la folla e di ogni personalità emergente si tendono ad evidenziare maggiormente gli aspetti che più lo avvicinano alla popolazione e a dare per scontate, nascondendole alla valutazione, quelle qualità che hanno consentito l’affermazione. Non è stato sempre così: un tempo uno veramente bravo, un fenomeno insomma, era lodato e considerato (oppure invidiato e odiato) ; ciò costituiva la chiave di lettura del suo successo.

Tento a questo punto di dare una risposta alla domanda iniziale.  Attualmente conti, esisti, vali se sei come tutti gli altri; se cioè rinunci alla tua individualità per assogettarti al pensiero comune, al conformismo che livella indiscriminatamente. Siamo parte, in qualità di ingranaggi, di una megamacchina che ci determina. E, schiavi senza catene, ma lontanissimi dall’ammetterlo, ne soffriamo. Perseveriamo in una ostinata inconsapevolezza nella nostra condizione di individui ridotti ai minimi termini e la “pratica” dell’individualismo, che ci consentirebbe di prenderci cura e di sviluppare le nostre peculiarità e i talenti inespressi, rimane così una dichiarazione d’intenti soffocata sul nascere, a meno di non riconoscere, con uno sforzo di volontà, la condizione critica in cui ci troviamo. Sempre che non si decida deliberatamente e scelleratamente di limitarsi a considerare come esercizio d’individualità la libertà di scegliere il colore delle piastrelle del bagno o la cilindrata del SUV o ancora la dimensione dell’ennesimo televisore.

 

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