Via delle Risorgive (ciclabile Airasca – Moretta da ex ferrovia)

La ferrovia Airasca – Saluzzo – Cuneo, costruita sul finire del XIX secolo, fu una delle prime a nascere in Piemonte e rimase in funzione per circa un secolo, fino al 1986. Il tratto di circa 21 km che collega Airasca con Moretta, acquistato nel 2000 dalla provincia di Torino, ha subito un’opera di trasformazione in pista ciclabile iniziata nel decennio scorso. La posa dell’asfalto è stata effettuata a più riprese, potendo contare sulla presenza del sedime ferroviario che costituiva la base d’appoggio per le precedenti rotaie. Nella primavera di quest’anno è stato posato il bitume anche sulle porzioni rimaste scoperte, come ho potuto constatare durante la ciclogita odierna.

Il risultato mi pare assolutamente convincente e la pista è molto utilizzata: ho incontrato ciclisti di tutti i tipi, dalle famiglie con i bambini agli anziani passando per gli sportivi, attirati dalla possibilità di muoversi nella natura, in un territorio intatto e lontano da qualsiasi fonte di rumore. Molti sono gli elementi di interesse che si possono osservare lungo il percorso: le vecchie stazioni in disuso, un po’ decadenti ma ancora intatte; alcuni pali, i semafori e la staccionata che separava il percorso del treno dalla campagna circostante. In prossimità dei pochi incroci con le strade a bassa intensità di traffico sono ancora individuabili i binari, affogati nell’asfalto, e i resti dei passaggi al livello con annessa casetta occupata, ai tempi, dal personale della ferrovia.

Le località che si incontrano lungo il tracciato, chiamato anche Via delle Risorgive per la presenza delle sorgenti d’acqua che affiorano spontaneamente dalla piana alluvionale che attraversa, sono assolutamente degne di nota. Airasca e Scalenghe, ad esempio, custodiscono chiese, torri e alcuni scorci piacevoli ma è il centro medioevale di Vigone quello che mi impressiona di più, grazie ad una maggiore varietà e all’estensione dei portici lungo le sue vie. Non visito Villanfranca per mancanza di tempo ma, giudicandola dall’esterno, sembra promettere bene.

La pista ciclabile termina poco prima della stazione di Moretta, ad una quindicina di km da Saluzzo. Sul retro dell’edificio, nell’ampia spianata dove un tempo passavano i treni e si effettuavano le manovre necessarie per allungare o accorciare i convogli, fa capolino attraverso la vegetazione un binario sopravvissuto che ospita una vecchia locomotiva a vapore. Il bisonte di ferro, un po’ malconcio ma recuperabile, non è protetto in alcun modo dalle intemperie; neanche un semplice tettoia di plexigass che lo salvi dalla lenta agonia a cui è purtroppo destinato. Un vero peccato se penso che una manutenzione minima ne consentirebbe la salvaguardia e arricchirebbe ulteriormente il percorso sotto il profilo culturale e turistico (in Austria ho pedalato lungo una ciclabile analoga, ricavata da una ferrovia dismessa: in alcuni punti ruote e bielle erano sistemate a mo’ di museo all’aria aperta, attirando l’attenzione e la curiosità dei passanti; figuriamoci cosa potrebbe rappresentare una locomotiva a vapore ben conservata).

Saluzzo è molto più della classica ciliegina sulla torta, assume il ruolo di gran finale di questo viaggio. Raggiungibile tramite la strada statale che, purtroppo, nell’ultimo tratto si trasforma in un lungo rettilineo che invoglia troppi automobilisti ad esagerare col gas, è un gioiello medioevale e rinascimentale; nel 1789 diede inoltre i natali a Silvio Pellico. Il suo centro storico, che dai piedi del colle su cui sorge si arrampica fino alla sua sommità, è un intrico di viuzze, scalinate, piazzette, scorci suggestivi a cui il tempo non ha apportato sostanziali modifiche. L’atmosfera che regala riesce quasi a ipnotizzare il visitatore, accompagnandolo gradatamente in un’altra epoca, cullandolo con la quiete offerta e guidandolo attraverso la testimonianza di una varietà architettonica giunta praticamente intatta fino ai giorni nostri.

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