140 km in bici fra Alto Monferrato d’Asti e Langhe

Vista dalla salita per Calosso

Vista dalla salita per Calosso

Domenica 17 luglio 2016

La poderosa rinfrescata dei giorni scorsi, che ha riportato la neve sulle Alpi fino ai 1800 m di quota, ha lasciato in eredità all’estate delle temperature notturne ancora relativamente fresche e una bassa umidità, condizioni ottimali per un’altra bella pedalata. Sul treno per Asti scorgo dal finestrino la campagna che, ancora sonnacchiosa data l’ora, si rende progressivamente più ondulata con il procedere in direzione del capoluogo, preannunciando così una delle caratteristiche principali della gita.

Da Asti mi dirigo verso sud, attraversando il fiume Tanaro e piegando verso est, in direzione di Montemarzo. Mi trovo immerso quasi da subito in un contesto molto tranquillo, mentre percorro una strada dalla stretta carreggiata e quasi deserta che insegue curvandosi il profilo delle prime alture. Dopo pochi chilometri sono accresciuti il senso di isolamento e la sensazione di pace, in mezzo alla fitta vegetazione che mi circonda. Gli unici suoni provengono dalla natura: il canto degli uccelli e il crocchiare di qualche gallina, nient’altro. Alti e ombrosi alberi, campi coltivati, alcuni noccioleti e piccoli borghi svettanti sulle alture costituiscono il quadro che si mostra ai miei occhi. Giungo a Montegrosso d’Asti dopo aver attraversato, quindi, un’area che, sulla cartina, quasi non esiste dal punto di vista stradale: ed è un bene perchè, praticamente dimenticata, conserva intatto il proprio spirito, assieme alla capacità, vera o presunta, di trasmetterlo e infonderlo nel viaggiatore, come un incantesimo.

La successiva Agliano, discretamente famosa per le sue terme, ma soprattutto per il vino, sorge in posizione sopraelevata rispetto alle basse colline che la circondano e, dalla torre panoramica costruita nel punto più in alto, consente di godere di un’eccezionale panorama a 360 gradi privo di ostacoli. Dopo aver consumato una veloce colazione nel bar della piazza, quando esco scopro di non potermi allontare perchè nel frattempo è sopraggiunta la banda musicale che, con la propria esibizione, sta festeggiando la maggiore età dei nati nel 1998. Dovrò attendere qualche minuto prima di guadagnare un varco verso l’uscita e riprendere così il cammino verso sud, in direzione di Calosso, a 400 m di quota.

Se ad Agliano sono stato accolto da un’atmosfera festosa e vivace, a Calosso, complice anche l’ora centrale, non si vede anima viva, se si escludono i ristoranti, piuttosto affollati. Il sole illumina ormai verticalmente il groviglio di vie deserte e ha ridotto le ombre ai minimi termini; attraverso la strada principale, che collega l’ingresso del borgo con la piazza centrale, vado avanti in direzione della rocca che, con il suo bel portone in legno massiccio dotato di borchie in ferro, dona un tocco cavalleresco e militaresco all’area.

Procedendo incontro rilievi progressivamente più elevati, con pendenze più accentuate, i cui pendii sono occupati quasi esclusivamente da vigneti e noccioleti, che si contendono ogni metro quadrato disponibile. Oltrepassata Santo Stefano Belbo, invece di percorrere la statale per Cortemilia, che mi consentirebbe di raggiungere comodamente tale località sfruttando il fondovalle, decido di arrampicarmi sull’altura che si interpone fra me e la mia meta e inzio, così, una lunga scalata che mi conduce, tornante dopo tornante, intorno ai 500-600 m di quota. La scelta si rivela vincente per i panorami spettacolari, ma sofferta per il caldo e la mancanza di ombreggiamento su lunghi tratti, a causa dell’assenza di alberi d’alto fusto, soppiantati dalle estese colture d’uva e nocciola.

Ad attendermi, sul versante opposto, c’è la Valle Bormida, che osservo dall’alto mentre affronto la discesa ricca di curve e generosa di cambi di prospettiva. Ormai il paesaggio ha abbandonato definitivamente l’aspetto collinare e risulta più simile a quello della bassa o media montagna; i vigneti hanno lasciato il posto a boschi più estesi, pascoli e campi. Vengo introdotto a Cortemilia, comune che nasce dall’unione di due agglomerati medioevali situati sulle sponde del fiume Bormida, da un lungo viale alberato che mi dà il benvenuto. Sono ormai le 17 passate: è decisamente tempo di invertire la rotta e così, dopo avere scattato qualche foto ed essermi consultato con il barista del locale dove ho consumato uno spuntino, e seguendo il percorso da lui indicato, che toccherà le località di Castino, S.Stefano Belbo, Boglietto, Costigliole e Isola, riesco a raggiungere Asti e salire sul treno delle 20.

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