Ciclogita in Val d’Ala (Valli di Lanzo)

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Domenica 10 luglio 2016

Il caldo opprimente corroborato dall’afa trasforma qualsiasi attività fisica in un’impresa ed è anche per questo motivo che propendo nuovamente per una gita in montagna, nella speranza di poter godere del fresco e dei panorami, che oggi saranno offerti dalle Valli di Lanzo. La giornata, pur serena, non è limpida e l’umidità è talmente diffusa da nascondere quasi del tutto l’arco alpino; la luminosità risulta affievolita, i colori sfumati e, complice il cielo lattiginoso, i contrasti smorzati.

La ciclostrada su cui mi muovo, che non è altro che una strada a bassa intensità di traffico automobilistico indicata dall’apposita segnaletica, è frequentata da qualche ciclista e si immerge in breve nella campagna silenziosa, mantenendosi a distanza di sicurezza dagli agglomerati urbani. Non so per quanto ancora potrà rimanere così, protetta dai campi e dalla vegetazione, lontana dai rumori e dallo smog, dato che le numerose gru delle imprese costruttrici, nel tratto in prossimità di Borgaro Torinese, testimoniano l’incessante avanzare dei quartieri residenziali a discapito del territorio agricolo.

Dopo una trentina di chilometri raggiungo Lanzo Torinese, cittadina situata all’imbocco delle valli, di cui visito il borgo antico, arroccato sulla sommità di un basso rilievo. Caratterizzato da strade strette e tortuose che sbucano all’improvviso su piazze dal perimetro irregolare, vicoli, ripide scale e archi, abitazioni dall’intonaco incerto e altre che testimoniano i numerosi rimaneggiamenti che si sono susseguiti nel corso dei secoli, gioca a carte scoperte rivelando le proprie origini medioevali. Ogni volta che visito questa realtà mi accorgo di quanto sia sottovalutata dal punto di vista turistico. Conosciuta soprattutto per la sua posizione centrale, poichè rappresenta il trampolino di lancio verso le vicine valli montane, Lanzo condivide con i borghi circostanti l’aspetto dimesso e un po’ trascurato tipico di queste zone e di molti paesi di montagna, spesso essenziali, poveri, con le case in pietra e semplici, che solo ad un secondo esame rivelano le proprie ben celate bellezze.

Delle tre, la Valle d’Ala, compresa fra la Val Grande a nord e la Valle di Viù a sud, è quella che scelgo di percorrere; i chilometri che mi separano dai 700 m di quota del comune di Ceres, al bivio con la Val Grande, scorrono con disinvoltura grazie alla pendenza contenuta e alla varietà del paesaggio, adesso tipicamente montano e caratterizzato dalla vegetazione lussureggiante e dalla presenza del torrente Stura, ancora ricco di acqua nonostante la stagione estiva avanzata. Di fianco alla statale si estende la ferrovia Torino – Ceres, che da più di un secolo garantisce il collegamento con il capoluogo ed è rinomata per le stazioni costruite in tipico stile svizzero e contraddistinte dai tetti spioventi e i mattoni rossi.

Oltrepassata Ceres, in breve la valle si restringe e il tracciato si rende più insidioso, con curve più accentuate, un fondo stradale sconnesso e pendenze a volte impegnative. Nell’ambiente divenuto più selvaggio e affascinante si alternano ripidi pendii di roccia viva, da cui non è infrequente il distacco di frammenti che cadono anche sulla carreggiata, con fitti boschi di alberi d’alto fusto, intervallati da torrenti e imponenti massi ricoperti di muschio sui lati in ombra, rotolati già da chissà dove e in quale remota epoca.  Fra queste pareti quasi verticali la luminosità inizia a scarseggiare, ma ciò è dovuto anche alla formazione delle estese nubi che nascondono le vette. Il caldo, nel frattempo, si è attenuato un po’ ma resta a livelli comunque troppo elevati per la quota.

Superati i 1075 m di Ala di Stura, piccola località sciistica che porta alcuni segni di quell’edilizia invasiva tipica degli anni ’60 e ’70, simbolo di uno sviluppo economico che qui non è mai riuscito ad affermarsi, il cielo si incupisce lasciando presagire il peggio. Non ho intenzione di farmi sorprendere da un temporale che, nel caso si verificasse, sarebbe violento, data l’energia in gioco determinata dalle condizioni atmoferiche di gran caldo. Tuttavia, ho l’impressione che la situazione non sia in rapida evoluzione e che questo mi permetta pertanto di proseguire;  superata l’incertezza, decido di ripartire alla volta di Balme, l’ultimo comune abitato della valle, collocato a 1450 m di altitudine e penultima località prima della frazione di Pian della Mussa, a 1850 m, dove la strada si interrompe definitivamente. Quando arrivo, dopo 60 km e oltre 1200 m di dislivello, il vento si è rinforzato, come se desiderasse suggerirmi di abbandonare ogni velleità relativa alla prosecuzione del viaggio; le nubi basse e cariche ammantano completamente i monti e i pendii e avverto che la situazione potrebbe mutare velocemente: è così che, dopo una breve sosta in cui mi rinfresco e mi riposo, ruoto la bicicletta di 180 gradi ed inizio la lunga discesa verso casa.

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3 risposte a Ciclogita in Val d’Ala (Valli di Lanzo)

  1. Silver Silvan ha detto:

    Grazie, rubai anche stavolta. Questi posti, oltre a non conoscerli, non li ho mai sentiti nominare.

    • Fabio Saracino ha detto:

      Purtroppo la bellezza dei panorami è mortificata dalla foschia, nubi e una luminosità in generale pessima. Ma ho fotografie degli stessi posti scattate in qualche splendida giornata di qualche anno fa, basta cercare indietro nel blog

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