Le tour à vélo impossible

Il borgo fortificato di Briançon

Domenica 3 luglio 2016

Alle nove meno dieci finalmente scendo dall’auto e, mentre preparo la bicicletta, assaporo l’impatto con l’aria fresca e fine di montagna. Mi trovo ai 1350 m di quota di Cesana Torinese, paese situato nell’Alta Val Susa ed entrato a far parte dell’organizzazione dei Giochi Olimpici dell’ormai lontano 2006, che oggi costituirà il punto di partenza della nostra ciclogita. Sono infatti in compagnia di altri due ciclisti, M. ed N., con i quali, dopo aver consumato una veloce quanto apprezzata colazione al bar, dovrei condividere la fatica e la bellezza dei luoghi attraversati.

In realtà, fin dalle prime curve in direzione del Monginevro, emerge la differenza fra l’assetto da cicloturismo del mio mezzo, dotato di due portapacchi, parafanghi, una borsa, un borsello e accessori, e le biciclette da corsa dei miei compagni, più leggere e filanti; questa disparità si ripercuote irrimediabilmente sulla velocità di crociera, superiore nel loro caso di un 30% circa. Fatico a sostenere il medesimo passo e allo stesso tempo sarebbe eccessivo chiedere loro il mantenimento di un ritmo inferiore a quello ottimale, più dispendioso dal punto di vista energetico. E’ per tale motivo che, in pratica, affronteremo il viaggio separati, riunendoci momentaneamente solo in occasione di alcune soste. Un caso di technological divide insomma, fratello minore del più famoso digital divide.

La situazione un po’ mi dispiace anche perchè è sempre piacevole scambiare due chiacchiere mentre si pedala e condividere sensazioni ed impressioni nei confronti del paesaggio che cambia; tuttavia mi rinfranco in fretta recuperando rapidamente il piacere del viaggio in solitaria e delle consuetudini che ho sviluppato negli anni. Alterno così una regolare pedalata che mi garantisce buona autonomia con brevi pause per la fotografia e la contemplazione dei monti circostanti, che presentano un’alternananza fra frequenti pareti rocciose a tratti quasi verticali e pendii più morbidi su cui sono accolti boschi di conifere, torrenti e praterie. Il verde della vegetazione, il blu del cielo del tutto sgombro di nubi, il bianco dei ghiacciai e il grigio della roccia saranno i colori predominanti.

Nei pressi della località del Monginevro, che prende il nome dall’omonimo colle, situata a 1860 m in territorio francese all’interno della regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra, gli spazi più aperti permettono allo sguardo di abbracciare una maggiore porzione dell’arco alpino. La ventilazione è sostenuta così come elevata è la luminosità: il sole inizia a scaldare e non ci sono più i profili dei giganti di pietra a regalare momenti d’ombra e di refrigerio. L’agglomerato urbano è irregolare, privo di compattezza e presenta quell’architettura moderna conforme ad un turismo consumistico, con negozi, punti di ristoro e spazi dedicati all’intrattenimento. Ho anche visto, poco prima, un campo da golf d’alta quota.

La discesa successiva mette in fila una serie di tornanti da cui ammirare le valli laterali. In una di questa si estende Briançon, annunciata dalle fortificazioni che sorgono sulle alture limitrofe.  Lo stesso centro del paese, di chiara derivazione medioevale, è racchiuso all’interno di mura in perfetto stato di conservazione, camminando in prossimità delle quali si può godere del panorama sottostante. Mi sono appena ricongiunto momentaneamente con M. ed N., con cui consumo un veloce spuntino, ma approfittando del mio statuto speciale di cicloturista (ai fortunati beneficiari del quale è concessa un’andatura più rilassata…), annuncio loro l’intenzione di dedicare qualche minuto alla visita di questo gioiello. Mentre ci salutiamo dandoci appuntamento alla sosta seguente, si premurano di indicarmi la strada da seguire per non perdermi: non conosco queste valli nè il tracciato in programma, opera di M., quindi ogni suggerimento mi tornerà sicuramente utile.

Dopo i 1325 m di Briançon mi attende un lungo tratto molto regolare adagiato su uno stretto falsopiano; la pendenza è contenuta e cresce lentamente. Mantengo così una pedalata disinvolta in un contesto che risulterebbe particolarmente favorevole se non fosse alterato da due fattori: il traffico continuo e fastidioso, a causa dell’impazienza dei numerosi motociclisti, e il panorama ora più convenzionale, privo di particolari punti di interesse, a parte la presenza qua e là di graziosi villaggi che attirano la mia attenzione e pare quasi mi invitino ad una visita (che in alcuni casi realizzo…).

Superati i 1600 m di quota, però, le condizioni mutano nel volgere di poco. La strada si è svuotata parzialmente mentre guadagna altitudine con più decisione; la posizione rialzata in cui si colloca rispetto al fondovalle consente di ammirare dall’alto i graziosi laghetti alpini, i tetti in pietra dei piccoli agglomerati sparsi e le greggi di mucche che pascolano; l’ambiente è tornato selvaggio e le cime aguzze e rocciose, contornate dai nevai e soprattutto dai ghiacciai, più spettacolari e maestosi dei primi, si avvicinano. Un fresco vento contrario, fortunatamente moderato, apporta refrigerio alla pelle che inizia a bruciare e produce un piacevole effetto visivo disegnando delle onde sull’erba alta delle praterie.

Il Colle del Lautaret, situato a 2058 m, separa la valle in cui mi trovo dalla successiva e  costituisce un passo intermedio sulla via di comunicazione fra Briançon e Grenoble. Per me, invece, è il punto di arrivo di questa ciclogita: M. ed N. si sono spinti nel frattempo 8 km oltre e 600 m più in alto, raggiungendo il Colle del Galibier. Al termine del mio spuntino, loro sono già di ritorno: proseguire, a questo punto, non avrebbe senso. Non rinuncio facilmente in genere, ma sono sazio, ciclisticamente parlando, e soddisfatto. Ed è così, quindi, che torniamo indietro assieme ripercorrendo a ritroso il tracciato dell’andata. La lunga discesa fino a Briançon si consuma in fretta mentre la risalita al Monginevro, affrontata nelle ore più calde del pomeriggio, richiede la pazienza e la tenacia dell’ultimo sforzo.

NB il titolo del post è ironico: in territorio francesce ho incontrato più volte l’indicazione per una struttura ricettiva chiamata “Impossible hotel”, valido suggerimento per un titolo che rappresenta bene la difficoltà di questa gita

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11 risposte a Le tour à vélo impossible

  1. Silver Silvan ha detto:

    Che belle foto! Gliene ho rubata una per il mio desktop. Grazie!

    • Fabio Saracino ha detto:

      Non c’è di che! Prenda tutte quelle che vuole!

      • Fabio Saracino ha detto:

        Ah ah ah

      • Silver Silvan ha detto:

        Grazie! Ma che c’è da ridere?!

      • Fabio Saracino ha detto:

        Ehhhh

      • Silver Silvan ha detto:

        Già che c’è, vogliamo ripassare cortesemente anche le altre vocali della lingua italiana? Sembra appassionato dell’argomento.

      • Fabio Saracino ha detto:

        Direi anche le consonanti, mentre ci siamo. Anzi, comincio da quelle: prrrrrr!

      • Silver Silvan ha detto:

        Non la facevo spiritoso! La facevo serioso, piuttosto. Certo ad essere più divertente delle tanie minkiovic non ci vuole molto. Al confronto, io sono Charlie Chaplin.

      • Fabio Saracino ha detto:

        Sono serio, non serioso, appunto, quindi essendo serio, adoro lo scherzo! I seriosi sono dei musoni e basta, secondo me

      • Silver Silvan ha detto:

        ODDIO, uno serio su internet! Non ci posso credere! Ed è successo proprio a me! Come sono fortunata. Una perla in un mare di pirla. Vado a giocare al lotto. E già che ci sono pure al nove e al dieci.

  2. Silver Silvan ha detto:

    Grazie, buona estate anche a lei! Glielo scrivo qui, perché quello stronzo mi censura. Pubblica solo le slinguazzate e le tanie minkiovic..

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