Vecchi e nuovi attori

Sta finalmente volgendo al termine la fase più intensa dei lavori eseguiti nella casa in campagna, costituita da lunghe operazioni sui muri, dal restauro delle porte, finestre e persiane; da pesi sollevati, superfici levigate e frequenti visite alla discarica locale dove mi sono liberato dei materiali di scarto. Saltuarimente i passi compiuti, per quanto ponderati, hanno riservato sorprese e reclamato l’assunzione di decisioni improvvise e l’accettazione di lavoro aggiuntivo, ma il completamento dell’opera è ormai prossimo.

Le attività manuali intraprese, faticose, impegnative eppure divertenti, mi hanno rivelato un mondo di possibilità che prima ignoravo. Fra qualche rimediabile errore compiuto qua e là, si è presentata più volte l’opportunità di comprendere l’importanza della contemplazione del lavoro appena realizzato e ho goduto della soddisfazione che ne deriva. Sperimentando nuove strade, percorrerendole con iniziale circospezione sostituita dalla fiducia che cresce di pari passo con lo sviluppo delle abilità, tentando ambiti differenti, si affina la consapevolezza e si accresce il senso del reale, perchè i riferimenti appena acquisti migliorano le valutazioni che si esprimono, il metro con cui si misura la realtà circostante e quella interiore.

Il terreno che ospiterà orto e frutteto richiederà impegno; la sistemazione delle rimanenti porzioni della casa assorbirà energie fisiche e mentali. I pensieri in conseguenza stanno già mutando adattandosi alla nuova, emergente realtà, attratti dalla novità. I grandi interrogativi, le preoccupazioni, i chiodi più o meno fissi stanno perdendo priorità sulla scena in favore di qualcosa di meno profondo, ma più concreto. L’esistenza che include più azioni, ingegno e operosità, manualità, contatto con la materia, bussa alla porta mentre le condizioni preesistenti iniziano a retrocedere. Di quanto, non lo so ancora.

Ciò che consideriamo abituale e quasi immutabile cambia, se si modifica l’equilibrio su cui si fonda. Routine e sicurezze possono costituire una solida base su cui fondare, magari per desiderio d’evasione, una vivace attività interiore, ma le novità, la curiosità, la sperimentazione richiedono e stimolano una rinnovata attenzione. Gli orizzonti mutano e la scena si divide ora fra i vecchi e i nuovi attori. Penso, allora, a quante energie spendiamo nella risoluzione di questioni irrisolvibili, vivendo immersi in una dimensione spesso inconsistente che complichiamo all’infinito, mentre la nostra esistenza procede in realtà ripetitiva sui medesimi binari; penso a grandi temi esistenziali che per un po’ potrebbero essere saggiamente accantonati, ma a cui invece ci leghiamo per mancanza d’altro; penso all’ambizione, agli ideali e ai telegiornali, che sarebbe salutare dimenticare almeno momentaneamente, se ci si concedesse l’opportunità di sperimentare qualcosa di bello e nuovo, di cui potremmo avere un profondo bisogno, senza neanche saperlo.

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8 risposte a Vecchi e nuovi attori

  1. Silver Silvan ha detto:

    A me, ‘sti discorsi, m’hanno un po’ rotto il cazzo. Che non ho.

    • Fabio Saracino ha detto:

      Per un attimo ho temuto, Silvana d’Argento… meglio così😉

      • Silver Silvan ha detto:

        No, scusi l’irruenza verbale, magari: ma questi discorsi mi ricordano il compiacimento becero delle tante ragazzotte incontrate in passato che discutevano di pavimenti lustri e di come togliere le macchie. Puntualmente mi alzavo e andavo altrove, trovandoli mortalmente noiosi. Giustamente Elena Gianini Belotti si chiedeva (mi sembra in “Dalla parte delle bambine”) cosa induca una promettente ed intelligente giovane donna nel fiore degli anni ad interrogarsi su quisquilie del genere, se non un lavaggio del cervello che inizia all’asilo. La casalinghitudine, portata alle estreme conseguenze, è inquietante: sia al femminile, sia al maschile. Ogni lavoro portato a termine con impegno genera, giustamente, compiacimento ed orgoglio. E sono benefici per l’autostima. Punto!

      • Fabio Saracino ha detto:

        In realtà accennavo a qualcos’altro nel post: uno, la possibilità di contemplare il frutto del proprio lavoro, che consente di chiudere il cerchio e di differenziarci, perciò, dalle macchine e dalla meccanicità, dal fare e basta; due, il distacco dalla bolla esistenziale o meglio il suo sgonfiarsi, grazie alle novità. Perché il dubbio che buona parte dei tanti pensieri e delle preoccupazioni siano un gran cazzeggio, ce l’ho e prenderne le distanze, per un po’, aiuta a rendersene conto. È un concetto complicato da spiegare…

      • Silver Silvan ha detto:

        Non si preoccupi, credo di aver capito cosa intende. Ma temo che il distacco da qualsiasi bolla esistenziale non comporti altro che il passaggio ad un’altra. Inoltre, mi suona strana la sua insofferenza per il fare e basta, quando la vedo appassionarsi al blog del paladino del fare e basta (per giunta, adesso!) per eccellenza. Non lo trova incoerente? Io continuo a seguirlo perché mi informa su tutto ciò che non mi piace, non mi assomiglia e non mi somiglierà mai. E lei, perché lo segue?

  2. Fabio Saracino ha detto:

    Ciao Silver, non sono insofferente nei confronti del fare, da cosa l’hai dedotto? Evidentemente mi sono spiegato male… ho usato poi l’espressione “bolla esistenziale” per dire che corrisponde a tutto ciò che sta nella nostra immaginazione, nella nostra mente, di buono, o di preoccupante, o argomento di conversazione, o di sogni dichiarati ma non realizzati, che non trova poi tanto conferma nel reale. Anzi, spesso non ne trova affatto. Gaber, in una delle ultime canzoni, cantava: “Lasciateci aprire le finestre, lasciateci alle cose veramente nostre”, riferendosi, ad esempio, ai telegiornali, che ci fanno preoccupare e tanto, di cose che, in fondo, non ci riguardano. Non sono affari nostri perchè veramente non hanno alcun legame con noi. E il sapere che accadono fatti brutti a 10.000km di distanza, ad esempio, non li rende nostri, non ci dovrebbe rendere partecipi. Anche se tutto ci fa credere il contrario.
    Gli esempi sono molteplici. Ecco, appunto, dovremmo rioccuparci innanzitutto delle cose che ci riguardano, che fanno parte della nostra vita. Ricominciare da noi. Questo era implicito nelle mie parole, ma non è che quando uno scrive voglia realizzare un trattato: desideravo solo accennare, mi piacerebbe in futuro approfondire e questa discussione mi sta aiutando a focalizzare meglio.

  3. Fabio Saracino ha detto:

    Seguo Perotti perchè è autentico, lo considero una persona vera, uno che non crede, ma vuole verificare, farsi un’idea propria, essere se stesso. Ciò è rivoluzionario, oggi soprattutto. Viviamo, come dicevamo, in una bolla esistenziale, disancorati dalla (nostra) realtà. Coltiviamo magari l’orticello a 100km da casa ma il giardino di casa è dimenticato, convinti di essere cose che non siamo. Lui va in direzione opposta. Grande stima e insegnamento.

    • Silver Silvan ha detto:

      La sua stima è condivisa, a quanto pare. Non faccio altro che trovare citazioni dei suoi libri nonché ringraziamenti e lodi sperticate all’autore. Con me si è comportato in modo indecente. Come vede, applico il suo stesso metodo di non stare a guardare quello che succede agli altri, ma quello che succede a me. Lo facevo anche prima, a dire il vero. Il signor Perotti, lo fa coltivare a qualcun altro o lo fa seccare, l’orticello che reclamizza tanto nel blog, visto che attualmente se ne sta a migliaia (non cento) chilometri di distanza. Vabbè, inutile discuterne, vediamo le cose in modo differente. Dove lei vede coerenza, io vedo l’incoerenza più totale tra ciò che dice e ciò che fa. Forse l’ho solo inquadrato meglio di lei.

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