Ultimo giorno di scuola!

ultimo giorno

Pausa pranzo, esco dall’ufficio in cui mi reco con una frequenza di tre volte a settimana. Fa caldo e percepisco l’afa crescente ma, mentre attraverso il parco in bicicletta e ammiro la natura  rigogliosa di giugno, beneficio dell’ombra proiettata dagli alti alberi disposti lungo il viale. Oggi è un giorno speciale: le lezioni nelle scuole sono terminate e i ragazzi e le ragazze chiassosi, festosi, sorridenti e pieni di voglia di fare baldoria, di stare all’aria aperta, di manifestare la propria gioia per la libertà appena riconquistata, lo ricordano a tutti. E’ un piacere osservarli, godere della loro allegria, della fame di vivere che li contraddistingue, dei loro giochi buffi, del buonumore che sprigionano, di questa specie di carnevale.

Per nove mesi tutto ciò è collocato in secondo piano. Prima ci sono le lezioni, le interrogazioni, il dover rimanere seduti per quattro o cinque ore al giorno (con 10 minuti di pausa al primo intervallo e 5 al secondo, sadicamente), la condotta da rispettare e le prestazioni oggetto di valutazione. Il meccanismo è arbitrario e si ripete uguale per ognuno: le nostre particolarità, attitudini, inclinazioni non contano nulla, perchè ciascuno deve passare attraverso il medesimo “imbuto” rappresentato dalle stesse prove. Ci raccontano che attraverso il superamento di questi ostacoli, uguali per tutti, emergeranno le differenze da valorizzare e approfondire, gli indizi che ci aiuteranno a individuare la propria, originale strada. A me sembra invece che il risultato più tangibile si possa rintracciare nel maggiore livello di omogeneità instillato, mentre le differenze siano ridotte al lumicino e siano rappresentate dalla banale constatazione, espressa tramite l’odiosa valutazione, del livello di prestazioni raggiunte dall’alunno.

Penso che l’allegria e il senso di liberazione espresso da questi giovani siano significativi e rappresentino una rivincita momentanea della vita libera sull’arbitrarietà e sull’omologazione. Siamo abituati a ritenere queste manifestazioni come la prova che i giovani non hanno voglia di applicarsi, ma credo che la realtà stia esattamente all’opposto.

E mentre mi allontano  sulla mia bicicletta rallegrato da tali scene di giubilo, incrocio gli altri, quelli “adulti”, quelli che hanno “superato” tutte le prove e perciò recano danni permanenti o quasi, quelli che hanno perso il contatto con il bambino che c’è in loro, quelli ben inseriti nell’ingranaggio della società, quelli i cui “seri” pensieri spaziano dalle bollette alla carriera, passando per l’auto e i problemi di coppia, gonfiati all’inverosimile. Le loro espressioni, lo sguardo grave e spento, la mancanza di energia positiva, sono la prova più evidente, per me, di un fallimento generale. Proseguo accelerando, come fuggirebbe il protagonista di un film di Romero dagli zombie inseguitori.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in libertà e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

10 risposte a Ultimo giorno di scuola!

  1. Mari ha detto:

    Ogni tanto me lo chiedo: quand’è che succede? Quando, esattamente, una persona congeda il bambino o la bambina che è in lei e inizia a fare le cose ” da adulta”? E poi cosa significa “da adulta”? Non ridere più sguaiatamente? Non piangere quando si è feriti o turbati? Non avere più il piacere di giocare a nascondino (tra l’altro quanto sarebbe bello un grande nascondino tra adulti? O il nascondino alla rovescia, quello in cui uno si nasconde e gli altri lo cercano e a mano a mano che lo trovano si nascondono con lui finché non resta solo uno alla ricerca)?
    Non so, ma ho come l’impressione che molte delle cose da cui ci si allontana nell’atto di diventare adulti siano le parti migliori di noi. Poi vabè, già lo sai, si vede che questo è proprio il mood nostàlghia 🙂

  2. Fabio S. ha detto:

    Il bambino che c’è in noi reclama spazi ed è fondamentale. Non bisogna lasciargli carta bianca ma neanche annullarlo. Bisogna imparare ad ascoltarlo! Ad esempio, se il bambino che c’è in me urla che vuole stare all’aperto in questa bella giornata di giugno, fresca, viva, con mille possibilità, e non lo ascolto, anteponendo sempre e meccanicamente, ingiustificatamente il dovere, mi uccido da solo.
    Mari, per settembre Wandering Wil (Francesco Grandis) vuole organizzare un raduno in cui fare un po’ di vita all’aria aperta, accendere un fuoco, mangiare insieme, e anche giocare. Un’occasione per conoscere e per far divertire il bambino che c’è in noi. Magari ci si potrebbe incontrare lì! Conosci Francesco?

  3. kjkjblog ha detto:

    Che bello l’ultimo giorno di scuola, l’ultimo anno di liceo poi, sensazioni indescrivibili.
    Un traguardo importante, e hai l’impressione di poter decidere tutto quello che vuoi per la tua vita.
    Dovrebbe essere così anche dopo, avere la forza di seguire idee assurde perché ce lo dice il cuore, come si fa a vent’anni.
    Probabilmente dopo entrano in gioco troppi fattori, i sogni non si realizzano proprio come t’aspettavi dieci anni prima e si diventa più cauti, le responsabilità, l’affitto, il cibo, in nome dell’indipendenza ci si accontenta.

    Il ragazzino in noi vien fuori ogni tanto, magari anche spesso, ma diventa quasi impossibile condurla ancora una vita da ragazzino.
    Questa fotografia bellissima mi fa sorridere tantissimo.
    Io quello che posso augurare loro è di non perdere quella sensazione di avere il mondo nelle proprie mani, perché è molto facile e la vita ci si metterà d’impegno per fartela dimenticare.

    • Fabio Saracino ha detto:

      Ti ringrazio per questo contributo. E’ vero cresciamo, soprattutto cambiamo, ma dobbiamo porre maggiore attenzione a come, secondo me. I condizionamenti esterni ci sono e sono forti e, a mio parere, non sono mai stati così forti come oggi. A livello psicologico, s’intende, perchè nessuno ci punta una pistola alla testa. Eppure la battaglia, se si sceglie di combatterla, si gioca innazitutto dentro di noi. E’ lì che va ricercato un equilibrio e, se ci si sente sopraffatti, è il caso di considerare questo segnale come qualcosa di importante e rimboccarsi le maniche, chiedersi dove riportare l’equilibrio, e darsi da fare. Ai cambiamenti interiori devono seguire cambiamenti concreti nella vita. Variazioni di rotta. Ciao!

  4. Silver Silvan ha detto:

    Boh, a me andare a scuola piaceva: e lasciare i miei adorati compagni di classe era un trauma, visto che la maggior parte di loro migrava altrove. L’unica cosa piacevole era potersi godere le mattine e non dover studiare. E andare nella casa al mare.

    • Fabio Saracino ha detto:

      Io ero bravo a scuola, ma ricordo il primo anno come un tormento infinito. Diversi alzare presto al mattino, ripetere ogni giorno la stessa preparazione, stare 4 ore immobile e credere al fatto che fosse giusto. Dalla quarta superiore diventai decisamente più ribelle, anche se in modo sconclusionato. Mi sono laureato soprattutto per senso del dovere e per dimostrare a me stesso di essere bravo.

      • Silver Silvan ha detto:

        Io disegnavo sempre: riempivo i fogli di figure femminili e disegni vari. Era il mio modo di evadere, quando le lezioni erano quelle dei professori noiosi e di materie che non mi piacevano. Quelle dei professori appassionati le seguivo con molto interesse, invece. E in quelle, guarda caso, andavo benissimo. Ho sempre pensato che l’alunno che non si impegna è l’alunno preda di un professore idiota e demotivato. Purtroppo per gli studenti, sono numerosissimi: spesso non sono solo gli studenti, a scaldare le sedie. Ma non lo dice nessuno. Non sta bene.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...