Da Torino ad Asti in bici su e giù per le colline

Montiglio Monferrato

Domenica 24 aprile 2016

“La situazione metereologica registrerà, durante il fine settimana, un deciso calo delle temperature associato a precipitazioni su tutta la penisola” sentenziavano le previsioni qualche giorno fa ed è per questo che, alle 9 di  domenica mattina, indugio ancora nel letto, ignaro dello splendido sole già alto e convinto di dover posticipare al 25 aprile la messa in atto del mio programma: una pedalata da Torino ad Asti da svolgersi sul territorio collinare compreso fra le due città, lontano dalle principali arterie di collegamento e dalla pianura. Quando, però, mi affaccio alla finestra per sbirciare fuori, con la pigra fiducia di chi, preventivamente rassegnato, si attende un cielo grigio accompagnato magari dalla pioggia, con stupore riscontro una realtà diametralmente opposta a quella prospettata: ad annunciarsi è infatti una di quelle rare giornate in cui i colori sono nitidi, l’aria tersa e la luminosità accecante. E allora alle 10 sono già in sella lungo la ciclabile che costeggia il Po in direzione di San Mauro.

Da Castiglione abbandono la statale e guadagno quota toccando i 430m di Bardassano, un piccolo borgo arroccato ai piedi del bel castello, ottimamente conservato, che domina il territorio circostante e si erge a punto di osservazione privilegiato verso i massicci montuosi delle Alpi, ancora abbastanza innevate. Le successive Sciolze e Cinzano sorgono nel cuore dell’area collinare torinese, caratterizzata dalla buona altitudine, dalla varietà morfologica del territorio e della lussureggiante vegetazione. A ridosso della metropoli torinese si collocano i rilievi più alti e ripidi che,  procedendo verso est, tendono ad addolcirsi progressivamente; i fitti boschi che li ricoprono si alternano con estese praterie ora in fiore mentre le tortuose strade dalla carreggiata stretta offrono salite impegnative e altrettanto ripide discese. Impossibile annoiarsi durante la pedalata in questo ambiente dal carattere quasi montano, che offre innumerevoli occasioni di repentine variazioni di velocità e orientamento e induce all’uso  frequente del cambio per limitare l’elevato dispendio energetico. Mi aspetta, infatti, un centinaio scarso di chilometri in cui non incontrerò praticamente tratti pianeggianti e perciò dovrò modulare gli sforzi con accortezza per giungere a destinazione in condizioni di relativa freschezza.

Da Sciolze riesco a individuare il minuscolo cartello con l’indicazione per Berzano di San Pietro superata la quale, raggiunto il bivio per Albugnano, mi dirigo verso nord e poi a sud disegnando un tracciato a “U” rovesciata, fino all’immissione sulla statale 458 che lascio dopo un piccolo tratto, per dirigermi a Marmorito e Passerano. Grazie ai primi filari dei vigneti, agli spazi che iniziano ad allargarsi, ai contrasti cromatici e all’aspetto ricco e vivace della vegetazione, è facile rendersi conto di come la primavera stia lavorando al massimo donando il meglio di sè. Il sole scalda e la mia pelle sta abbandonando rapidamente il colorito marmoreo tipico dell’inverno in favore di un rosso che, con il passare delle ore, da tenue si accende progressivamente: questa è la prima vera abbronzatura dell’anno!

Nonostante i secoli trascorsi, Passerano tradisce, attraverso alcuni particolari, le caratteristiche originarie tipiche del ricetto o del borgo fortificato: la struttura raccolta attorno al pregevole castello, il portone d’ingresso e la strada selciata in prossimità della quale sorgono alcune case dall’aspetto medioevale autentico e intatto. Dopo aver ammirato il panorama circostante da posizione sopraelevata, riparto e supero le località di Cerreto d’Asti, Pieia e Cunico, piccolo centro dove sopravvivono, seppure in disuso, alcune manifatture del XIX secolo, riconoscibili per lo stile curato e le piccole e aggraziate ciminiere in mattoni. Visito anche la modesta stazione del treno, purtroppo abbandonata in seguito alla dismissione della tratta ferroviaria su cui si affaccia.

I rilievi, nel frattempo, si sono ammorbiditi. I boschi hanno ceduto il passo ai campi arati. Gli alberi residui svolgono un ruolo ornamentale e permettono di separare in modo naturale i lotti di terreno. Montiglio Monferrato, arroccata sulla sommità di un colle appena più alto, irrompe improvvisamente sulla scena una volta superata l’ennesima curva. Attorno a me, il manto erboso delle estese praterie ricorda un abito di velluto verde distrattamente adagiato su una superficie ondulata. Purtroppo, le condizioni meteo sono intanto peggiorate: il vento ha accompagnato l’arrivo di un’estesa coltre di nubi scure che lasciano presagire il peggio. Non voglio ritrovarmi sotto un violento temporale in queste zone aperte e avare di ripari e così, dopo una veloce pausa per un gelato, mi avvio per Murisengo, seguita da Odalengo Piccolo. Quando giungo a Moncalvo, le raffiche si sono rinforzate e riescono a farmi vacillare. L’ingresso nella località non è dei più incoraggianti e il paese mi appare un po’ tetro: le case antiche dall’intonaco scrostato trasudano trascuratezza e abbandono; le strade deserte in cui non incontro anima viva sono spazzate dalle correnti d’aria e il cielo plumbeo acuisce la suggestione negativa provata. Solo dopo aver compiuto l’ingresso nella piacevole e discretamente ampia piazza centrale ritrovo un po’ di umanità e un’atmosfera più accogliente e familiare. Moncalvo, comunque, è interessante e merita sicuramente una visita più approfondita in futuro.

Sono le 18 passate quando mi rendo conto che non riuscirò a raggiungere tutte le località che avevo incluso nel piano iniziale; del resto questa mattina sono partito piuttosto tardi e il repentino peggioramento metereologico è accompagnato ora da un evidente calo della temperatura. Decido quindi di accorciare il percorso imboccando la statale 457, una via diretta e purtroppo trafficata che mi conduce direttamente ad Asti in una manciata di chilometri. Quando giungo in stazione sono le 20 e il treno è appena passato. Dovrò aspettare il successivo delle 21 per potere finalmente tornare a casa. Nell’attesa, rievoco l’esperienza appena trascorsa, riflettendo sul fatto che sia stata una ciclogita molto bella, dal robusto dislivello accumulato, ma capace di ripagare ampiamente sul piano paesaggistico delle energie spese.

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