Silenzio bene comune (ciclogita nel Roero)

Domenica 20 marzo 2016

Attraversare tutta la città lungo una immaginaria diagonale che congiunge la periferia nord occidentale con quella sud orientale non è un’operazione così impervia se affrontata alle otto e trenta di una domenica di fine inverno, grazie alla complicità involontaria offerta dagli abitanti che indugiano ancora nel proprio letto limitando così il traffico per le strade. Oggi il tempo non è bello come la giornata di ieri lasciava sperare, quando una marcata luminosità e una decisa mitezza sembravano annunciare l’arrivo trionfale della primavera; c’è aria di leggera instabilità e le velature del cielo che avanzano da meridione mi impensieriscono, ma d’altronde infilare una serie di due giornate identiche nell’assai variabile mese di marzo è poco probabile. Dato che ho in progetto un giro abbastanza lungo e che la brutta zona suburbana della città si sviluppa per svariati chilometri verso sud, percorro inizialmente la statale per Carmagnola che mi consente un rapido allonatanamento dal vasto e sgraziato agglomerato urbano. A Villastellone posso finalmente abbandonare la via ad alto scorrimento per la campagna; supero quindi le piccole località di Favari e Casanova. Oltrepassata quest’ultima incontro le propaggini settentrionali delle colline del Roero, la fortunata regione del Piemonte protagonista della gita odierna, famosa per i paesaggi caratteristici, la presenza di numerose rocche e castelli e il buon vino.

La campagna che circonda Ceresole d’Alba,  primo centro abitato che incontro nell’area, consente allo sguardo di spaziare libero senza ostacoli: vi sono poche e ben distribuite fattorie circondate da estese praterie che, nonostante le recenti nevicate tardive, scintillano di un bel verde uniforme che contrasta con la varietà cromatica degli alberi in fiore. Il territorio ondulato è solcato da canali, piccole strade sterrate e filari che disegnano forme sinuose e armoniose. Avvicinandomi a Baldissero d’Alba guadagno quota e il paesaggio diviene pienamente collinare; le valli all’interno delle quali pedalo occupano l’angusto spazio compreso fra i rilievi argillosi sui quali si alternano i primi vigneti e i più frequenti boschi. Questi ultimi si caratterizzano per l’aspetto fitto e intricato, irregolare, selvaggio, privo di intervento umano; tali caratteristiche li rendono simili a certi luoghi misteriosi rappresentati nelle fiabe.

In una simile atmosfera ovattata e immobile, rilevo improvvisamente la presenza tangibile di un elemento ormai raro: il silenzio. A parte il canto degli uccelli, qui non si ode altro. Non passano auto, nè incontro pedoni. Ho l’impressione di trovarmi in un angolo dimenticato con i suoi ritmi lentissimi, mentre il sole, che ha iniziato a scaldare, accentua in me la percezione di fissità, di immobilità. Il silenzio, quello vero, assoluto, sarà uno dei beni più preziosi del prossimo futuro, dato che l’abbiamo eliminato quasi del tutto. Goderne fa un gran bene all’anima e alla mente mentre privarsene significa incontrare progressivamente la follia. Chi in futuro vorrà preservare le proprie facoltà, dovrà imparare a cogliere il valore del silenzio e soprattutto a rispettarlo.

La strada che separa Baldissero dalla successiva Montaldo Roero, serpeggiando gioiosa fra le alture, permette di raggiungere il culmine dell’esperienza di immersione nella pace e nella natura incontaminata, lasciata libera di svilupparsi. Mi fermo al bordo della carreggiata a contemplare e respirare la quiete così rigenerante e allo stesso tempo fragile. La torre di guardia di Montaldo, intanto, svetta sul circondario e segna il passaggio da una micro-area, con le sue peculiarità, alla successiva.

La seguente Corneliano d’Alba spezza parzialmente l’incantesimo registrando il ritorno delle attività umane, seppur su scala ridotta, ma il panorama rimane molto attraente consentendo allo sguardo di abbracciare l’insieme delle colline tappezzate di vigneti e puntellate da graziose chiesette posizionate nei punti più strategici. Il castello di Monticello d’Alba, che appare dopo qualche chilometro, si fa ammirare già da una certa distanza, ma per raggiungerlo è necessario scalare i tornanti che conducono ai 320m di quota della destinazione. All’arrivo scopro un piccolo borgo medioevale perfettamente conservato e ho modo di apprezzare una volta di più il territorio dalla posizione rialzata.

Giungo a Bra intorno alle 16; non mi sono mai fermato se non per scattare fotografie e mi sento piuttosto stanco, anche se appagato e, in una certa misura, rigenerato. Degusto un buon gelato ma, poichè sono un po’ troppo lontano da casa e la giornata volge al termine, rimonto in sella senza concedermi ulteriore riposo e, invertendo la rotta verso nord, sfrutto la facilità della pianura. Incontro così Carmagnola, seguita dalla sottovalutata Carignano, il cui centro storico mi stupisce in meglio ogni volta che vi ripasso e alle 19.30, finalmente, sono sotto una meritata doccia calda.

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Una risposta a Silenzio bene comune (ciclogita nel Roero)

  1. Emme ha detto:

    Lo dico sempre: abbiamo tanti tesori intorno a noi, basta avere gli occhi giusti per riconoscerli e la volontà di scoprirli. E così con pochi soldi e pochi km possiamo staccare e sentirci “in vacanza”, assaporare la pace, il gusto della scoperta e la meraviglia della novità. Buone ciclo-gite!

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