Passeggiata medioevale su cavallo biomeccanico

Ovvero 80 km in bici su e giù per le colline del Monferrato avvolte nella nebbia in un’atmosfera molto particolare

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Da amante della neve e di tutto ciò che comporta, anche dei piccoli grandi disagi che, dal mio punto di vista, hanno almeno il pregio di spezzare la monotonìa delle abitudini cittadine, eleggo senza incertezza l’inverno attuale come il peggiore che io ricordi, sia per l’eccessiva mitezza che per la mancanza quasi assoluta di precipitazioni, almeno qui nel nord ovest d’Italia. Il tutto dopo un’estate talmente calda da risultare seconda solo a quella eccezionale del 2003, che fu caratterizzata dalla permanenza quasi continua, per tutto il periodo compreso fra maggio e settembre, dell’anticiclone africano, una figura barica tipica di latitudini e contesti ben più meridionali.

E così, per la terza volta in questa stagione indefinibile che, dopo appena un paio di settimane di freddo secco, ha visto nuovamente il ritorno di temperature superiori alla norma  accompagnate dal sereno, ho deciso di inforcare nuovamente la bicicletta per esplorare un’area molto bella del Monferrato, fra astigiano e alessandrino, raggiungibile da Torino in appena 45 minuti di treno. Le previsioni meteo sono una utile opportunità per organizzare le proprie attività all’aperto, ma per sfortuna (o fortuna, per chi ancora apprezza le sorprese) continuano a soffrire di un rimarchevole livello di aleatorietà: questo per testimoniare che, dopo aver beneficiato fino al giorno prima di un bel sole marzolino accompagnato da una dozzina o più di gradi, e aver sognato una gita dal sapore decisamente primaverile, sabato 30 gennaio, alle 7.30, appena sceso in strada, sono stato bruscamente riportato alla dura realtà invernale (o autunnale…) dal ritorno della nebbia e del suo freddo alito. La Pianura Padana, a differenza dei monti che la circondano, reagisce con inerzia alle incursioni calde fuori stagione: si isola sotto una coperta di umidità che mantiene, a bassa quota, condizioni termiche invernali mentre al di sopra di questo strato splende il sole.

Grigia la città in questo sabato che prometteva primavera ma all’ultimo ha tradito; anche la campagna che osservo dal finestrino del treno sembra tornata in pieno letargo; giunto ad Asti, l’umidità è talmente elevata da bagnare tutte le superfici come se piovesse, mentre, accompagnandosi al freddo della notte appena trascorsa, si fa sentire fin dentro le ossa. E’ in queste condizioni che mi avvio in direzione di Refrancore, dopo aver superato Quarto e una estesa zona industriale, mentre conservo un residuo di speranza nella possibilità che la nuvolaglia sopra la mia testa si dissolva lasciando spazio al sole, prima o poi.

Da Valenzani, poco prima di Refrancore, il paesaggio muta di colpo facendosi rurale e anche il traffico si riduce, mentre la strada segue le ondulazioni tipiche della bassa collina. Superato un tratto di salita costante mi ritrovo in aperta campagna. Quel che salta subito all’occhio è il basso livello di antropizzazione: il panorama è libero, con poche datate costruzioni e strade sterrate che si arrampicano sui pendii, oppure che delimitano i lotti agricoli assieme ai canali che scorrono ai bordi dei campi. Refrancore è un pugno di modeste abitazioni sulle quali svetta il campanile di San Sebastiano, del XVIII secolo. La successiva Viarigi non offre nulla di più, ma con la sua torre medioevale, che dimora sulla sommità dell’altura su cui si erge l’agglomerato, inaugura il tratto più bello che affronterò da qui in avanti.

La bellezza di questi luoghi, fra colline morbide e dolci declivi sulle sommità dei quali sorgono castelli e borghi antichi, fra campi arati e altri di terra brulla, ricorda in alcuni frangenti l’Italia centrale. Questi territori, a vocazione prettamente agricola, sono sottopopolati e poco sfruttati dall’uomo e conservano, perciò, gran parte del proprio aspetto originario. Tuttavia la nebbia, che nel frattempo si è diradata mutandosi in foschia, ammanta gli elementi della natura impedendo allo sguardo di cogliere la profondità dell’insieme e di goderne appieno, affievolendone i contrasti cromatici. Fra queste alture, lungo questa stretta via che sfuma in lontanza o si nasconde dietro il prossimo rilievo, con questo velo di nebbia che rende la percezione ovattata, trovandomi nei pressi di cascine antiche e torri, provo un evidente effetto di straniamento, accentuato dalla quasi totale assenza di auto e dal silenzio, interrotto solo dal canto di rari uccelli o qualche lontano gallo. E così mi sembra di essere all’interno di un tempo diverso, magari nel Medioevo, a cavallo del mio mezzo meccanico, ossia la mia bicicletta, trainata dal “motore” umano, i miei muscoli.

I paesi di Altavilla Monferrato e Casorzo non risultano particolarmente attraenti, composti come sono di case povere e antiche, contadine, che si presentano in uno stato di scarsa manutenzione ed utilizzo, ma qualche edificio di pregio c’è sempre, soprattutto ecclesiastico. Anche le scuole sono belle, probabilmente scarsamente utilizzate, ma ben rifinite. Quello che mi colpisce di più è, però, la desolazione di questi borghi: non c’è quasi anima viva. A Casorzo fatico per ottenere un’indicazione: l’unica donna che incontro sta per entrare in chiesa e, alla mia domanda, non si volta neppure; non c’è neppure un negozio o bar aperto, nonostante siano le ore 11 di sabato. I successivi due mammiferi che vedo sono un gatto verso il quale, non trattenendomi, avanzo comunque richiesta senza confidare in una risposta che infatti non arriva, e un uomo che sta effettuando la manutenzione di una recinzione dal quale ottengo l’indicazione per Grana.

Oltrepassata Calliano proseguo sulla statale 457 e, al bivio con la provinciale 22, devio su questa, ritrovandomi presto in un’area pianeggiante, su un tratto più trafficato che si affianca ad una ferrovia dismessa. L’atmosfera ovattata e il senso di disorientamento che mi avevano piacevolmente accompagnato fin qui si sono dissolti con l’intensificarsi del traffico automobilistico, e con il sopraggiungere di un ciclista diretto a Cocconato, con il quale condivido qualche chilometro fino a quando non incrociamo la strada per Montechiaro d’Asti, dove ci salutiamo ringraziandoci vicendevolmente per la compagnia. Dopo tutta quella desolazione, niente affatto spiacevole però, un po’ di interazione umana mi riporta alla normalità.

La salita per Montechiaro è un lungo rettilineo di pendenza costante e non eccessiva. Ormai sono le prime ore del pomeriggio e il sole è riuscito a bucare la coltre di nubi, regalando finalmente luce e colori più nitidi. Mi si para dritto in volto mentre guadagno quota; adesso fa caldo, la bruma di questa mattina è solo un ricordo e finalmente posso osservare i campi verdi e ondulati scintillare attorno a me. In questo paese c’è un po’ più di movimento. La strada centrale, molto antica, assieme alla torre civica, è accogliente e infonde un senso di familiarità. Mi fermo al bar, popolato di vecchi e qualche giovane, per mangiare qualcosa e scaldarmi con un cappuccino, poi mi immetto sulla statale 458 che, dopo meno di 20 km, mi riconduce al punto di partenza, Asti, intorno alle 17.30. All’ingresso della stazione dò un ultimo sguardo al piazzale; è tutto come stamattina, le case, la fermata del bus, l’aspetto triste e dimesso, anche le persone sono le stesse, ma no, forse una piccola variazione c’è: le superfici, adesso, sono asciutte… ma la primavera può attendere.

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2 risposte a Passeggiata medioevale su cavallo biomeccanico

  1. Emme ha detto:

    Sul fatto che sia un inverno inquietante non c’è dubbio, mi chiedo cosa ci riserverà l’estate … personalmente preferisco che sia come quella appena trascorsa piuttosto che come quella del 2014, con totale assenza di sole e pioggia su pioggia 😦

    • Fabio Saracino ha detto:

      Non so Mari, cosa sia peggio, se la pioggia senza fine del 2014 (dannosa soprattutto per i vacanzieri, ma non altrettanto per la natura) o il caldo micidiale del 2015 (dannoso per tutti credo…). In entrambi i casi sono situazioni estreme, io rivoglio l’estate mediterranea, calda sì, ma senza eccessi!
      Ciao

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