Ciclogita Carmagnola – Savigliano – Carmagnola

La mitezza di questo inverno mi ha riportato, sabato 19 dicembre, nuovamente in sella, questa volta fra Carmagnola e Bra, nell’area compresa tra le propaggini meridionali della provincia di Torino e quella settentrionali di quella di Cuneo. Per raggiungere il punto di partenza questa volta ho scelto il treno, che in appena 25 minuti mi ha condotto da Porta Nuova, stazione centrale di Torino, alla destinazione; raggiunta la quale mi sono diretto subito verso sud, nelle campagne, pedalando attraverso una serie di strade secondarie che mi hanno permesso di ridurre al minimo il contatto con il traffico, già sostenuto alle 10 del mattino.

La campagna, qui, non è entusiasmante, così come i piccoli borghi che incontro, Oselle, Tettisotto, Gangaglietti e Treponti, alcuni dei quali, risultando praticamente deserti, assomigliano a villaggi fantasma. Per districarmi nel reticolo di stradine ho scelto di ricorrere al gps ma, nonostante questo, mi imbatto in un ostacolo assente dalle mappe, una nuova strada a scorrimento veloce non ancora inaugurata che taglia brutalmente in due il territorio, già piuttosto antropizzato. Dopo alcune manovre “diversive” effettuate senza successo, con lo scopo di superare il gigante d’asfalto, la cui unica “utilità”, una volta fruibile, sarà di attirare ulteriore traffico, imbocco finalmente la via giusta.

Il primo paese degno di nota per le dimensioni è Caramagna Piemonte, meno deserto dei precedenti. Data la sua posizione collocata al centro di varie vie di comunicazione, è piuttosto trafficato e, al primo sguardo, non espone particolari degni di nota,  essendo formato da anonime casette di uno o due piani al massimo. Tuttavia, in posizione un po’ decentrata e riparata, noto con sorpresa una bella via delimitata per tutta la lunghezza da edifici dai tratti marcatamente medioevali, con i portici bassi e gli archi a sesto acuto. La percorro e scatto un po’ di foto, contento della piacevole e inaspettata scoperta. Il medioevo e i portici si riveleranno essere l’ingrediente prevalente della giornata.

A Racconigi, raggiungibile dopo pochi chilometri pianeggianti verso ovest, spicca decisamente il Castello Reale, che fa parte del circuito delle Residenze Sabaude del Piemonte e come tale è stato inserito nella lista Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Un sito che ha quasi mille anni di storia e che, attraverso una serie di rimaneggiamenti, è giunto fino ai giorni nostri in ottime condizioni. Dal paese si vede la facciata meridionale, mentre quella settentrionale, opera dell’architetto Guarino Guarini, si affaccia su un parco recintato all’interno del quale è racchiuso anche un lago.

Invece di proseguire verso sud sulla rumorosa statale 20, decido di improvvisare un’altra “escursione” su strade secondarie, immergendomi nuovamente nella campagna. Dopo aver superato il ponte sul Maira però, colgo le indicazioni per un sentiero lungo il corso d’acqua e decido di imboccarlo. Andiamo, il sentiero ed io, nella stessa direzione e le gomme tessellate della mountain bike pare proprio che mi chiedano di percorrerlo. Ad un bivio privo di segnaletica, purtroppo, scelgo il ramo sbagliato e mi ritrovo, dopo qualche centinaio di metri, in aperta campagna, con il tracciato che intanto è scomparso. Neanche del torrente c’è più traccia. Torno indietro, questa volta scelgo l’altro ramo ma, nuovamente, qualcosa mi ostacola: delle estese pozzanghere mi impediscono di proseguire a meno di non sporcarmi abbondantemente. Meglio l’asfalto, ma sempre su strade secondarie. Torno quindi al punto in cui avevo seguito le prime indicazioni e mi immetto sulla provinciale 146. Ho perso un po’ di tempo e la bici si è comunque infangata sullo sterrato umido, tuttavia lungo quel sentiero isolato ho finalmente incontrato il silenzio.

L’agglomerato di Cavallerleone, che raggiungo dopo poco, contrariamente alle aspettative offre qualcosa di interessante: un castello medioevale diroccato, risalente all’XI secolo, nel suo centro, in prossimità del quale sorge il bel palazzo Balbo-Ferrero, del XVI secolo, con le sue logge e la torre squadrata; infine, decentrato, l’antico setificio dismesso nel 1936, piuttosto imponente e anche un po’ tetro, ma per questo affascinante. Cavallermaggiore, invece, è un centro più importante e conferma l’impressione, comune a tutti i luoghi attraversati, di essere sospeso nel tempo; vagando per il suo nucleo storico mi rendo conto dell’elevato numero di chiese di cui è fornito. Visito brevemente il santuario della Beata Vergine delle Grazie, dentro il quale è allestito un presepe. Poco fuori dal paese, in direzione di Savigliano, incontro lungo la statale il parco acquatico Le Cupole, che mi strappa un sorrisetto, perchè mi pare fuori contesto e forse anche fuori dal tempo, retaggio di un mondo, e del relativo modo di pensare, sempre in cerca del piacere e del divertimento, concettualmente privo di senso del limite e capace di impiantare, qui come in numerosi altri casi, dei tentativi di emulazione delle località balneari più ricercate, con il loro corredo di distrazioni e simboli. Poco più in là, all’estremità del parcheggio, sorge la struttura della piccola emittente televisiva Telecupole. La tv, altro elemento distante dal mondo rurale, che con la sua forza ha reso possibile, nelle menti delle persone, ciò che nessuna propaganda era riuscita a rendere tale, trova qui uno dei suoi sostegni e collegamenti con la dimensione fisica, seppur su scala ridotta.

Savigliano, ancora più a sud, si fa scoprire un po’ alla volta. Inizialmente deludente, per via di una periferia anonima e industriale, si fa un po’ più interessante nella zona semi-centrale, fino a risultare bella nella parte più antica, ricca di testimonianze storiche, in cui metto senza dubbio al primo posto la Piazza Santarosa, circondata da palazzi medioevali e relativi portici; al di fuori di questa, numerosi sono gli esempi del barocco e le chiese, senza dimenticare il magnifico Palazzo Muratori Cravetta con il suo bel giardino.

Fra deviazioni, escursioni improvvisate, attrazioni da ammirare e il tempo di scattare un po’ di foto si è fatto tardi. Entro le 17 vorrei essere di nuovo a Carmagnola, in modo da terminare la pedalata prima che giunga l’oscurità. Cambio quindi direzione e mi dirigo verso est per Marene. La campagna è ancora piatta, non particolarmente interessante, ma fortunatamente le sorprese non sono ancora finite, perchè, raggiunto il paese, osservo altri elementi di interesse, fra cui il bel castello neogotico semiabbandonato, costruito intorno al 1850, e la torre civica, risalente addirittura all’anno mille e simbolo della comunità locale. Superata Marene la campagna si increspa un po’ e il paesaggio guadagna in varietà; incontro così le prime alture, sulla sommità di una delle quali sorge Bra, con i suoi trentamila abitanti ed il centro brulicante di persone che si dedicano allo shopping natalizio e riempiono i bar sedute ai tavolini. Trovo piacevole la mescolanza di antico e moderno che propone, così come apprezzo il movimento che offre dopo la fissità dei borghi visitati.

Il sole sta per tramontare, accelero il passo. Un ultima fotografia in direzione del tramonto e del Monviso, che anche oggi si è fatto appena intravvedere, seminascosto dietro una leggera ma persistente foschia, e riparto verso Carmagnola, lungo la purtroppo trafficata statale 661. Arrivo a destinazione poco prima dell’oscurità completa e, alle 18.10, sono nuovamente sul treno che, questa volta, mi riporta a Torino. Un altro bel giro, meno gratificante sul piano paesaggistico rispetto al precedente, ma con più elementi di interesse storico e architettonico.

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