Ciclogita nelle Langhe

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Sabato 12 dicembre 2015, la sveglia è alle 7, la bici pronta in auto dalla sera prima, il tempo della colazione e di prepararmi e sono già sulla strada che mi condurrà ad Alba. Fa freddo, ma non troppo, c’è soprattutto molta umidità. Con questa situazione meteo anticiclonica, infatti, a far da padrone è la nebbia più che la temperatura bassa. Oggi, però, la sua formazione è inibita dalla presenza di un sottile strato di nuvole, abbastanza irregolare da permettere ai primi raggi di sole di filtrare. Giunto al parcheggio di Alba ed estratta la bicicletta, monto in sella e mi dirigo senza fretta verso sud, svoltando dopo alcuni chilometri sulla provinciale 32, che si arrampica in modo regolare sulle prime colline, ritrovandomi fra i vigneti. Mi giro e osservo la cittadina dall’alto, con le sue torri medioevali, i campanili, la periferia moderna. L’antica compattezza è superata dalla generosa distesa di strutture più recenti che si insinuano fino al fondovalle al di sopra del quale sto transitando, eppure le dimensioni relativamente ridotte trasmettono ancora un rassicurante senso di ordine e semplicità.

Le gambe rispondono benissimo, la pendenza non è eccessiva e le curve si susseguono una dietro l’altra, mentre guadagno agilmente quota. La visuale si allarga e osservo le colline attorno a me, le valli e la foschia che vi risiede, segno che il freddo, quel poco che c’è, rimane adagiato in basso, intrappolato fra i rilievi. Infatti, salendo, la temperatura si è addolcita, fino a valori autunnali. Il primo paese che incontro, Diano d’Alba, è composto da case dai colori pastello che sorgono sulla sommità di un colle a quasi 500 m di altitudine. Dal punto d’osservazione più alto, una sorta di collinetta, riesco a coglierne la struttura compatta, mentre la vista spazia sul panorama cicostante. Supero poi i comuni di Montelupo Albese e Tre Cunei, e la copertura nuvolosa intanto si dissolve, spazzata via da un vento che decisamente porta con sè qualcosa di marittimo. Quando giungo a Serravalle Langhe il cielo è blu e la luminosità richiama altre latitudini, più meridionali. Probabilmente la limpidezza dei colori è favorita anche dalla quota, che tocca i 760m. I vigneti hanno lasciato il posto a boschi e praterie mentre la strada, srotolandosi sul crinale, fra l’assenza di alberi e la presenza di sparuti gruppi di casette, regala una visuale sgombra, libera da ostacoli: la sensazione di apertura è notevole e le raffiche di vento alleggeriscono lo spirito, svuotandolo.

Il centro successivo, Bossolasco, che sorge alla stessa quota del precedente, è forse il più bello della tappa. Con un nucleo storico molto antico e pregevole, è stato frequentato da personalità quali Luigi Einaudi, Gianni Agnelli, Italo Calvino, Giuseppe Ungaretti, Beppe Fenoglio ed altri, sicuramente attratti dalla posizione favorevole, dall’aria salubre e dal contesto. La discesa ai 300 m di Dogliani aggiunge varietà al paesaggio di cui ho potuto finora godere, fra colline argillose che mostrano marcatamente gli effetti dell’erosione e paesini che fanno da contorno. Famosa per il suo vino, il dolcetto, anche questa località offre diversi luoghi di interesse, fra cui la chiesa parrocchiale e l’ospedale civico, entrambi opera dell’architetto Giovan Battista Schellino.

Sono di nuovo in pianura ma è già ora di riprendere quota: questa volta, percorrendo la provinciale 57, visito le zone di Monforte d’Alba e di Barolo e mi ritrovo ancora fra alture morbide ricoperte di vigneti, con le ombre che iniziano ad allungarsi e il paesaggio che si tinge di un leggero colore rosa. Mi sembra di essere su un ottovolante al rallentatore, tra continui cambi di quota e direzione, i colori e le forme che scorrono lentamente davanti agli occhi. Il pittoresco castello di Barolo è il culmine di questa esperienza visiva; lo scorgo inizialmente da lontano, adagiato al fondo della valle, circondato dall’agglomerato di abitazioni, poi, avvicinandomi progressivamente e lentamente, variando il punto di osservazione si arricchisce via via di particolari e infine, entrando in paese, posso ammirarlo da vicino.

L’ultimo tratto che mi riporta ad Alba è pianeggiante e lo percorro rapidamente. Alle 17 ho già caricato la bicicletta sull’auto, il sole è tramontato e, un po’ infreddolito ma confortato dal riscaldamento, riparto per casa, appagato dai panorami e rigenerato dall’aria e dal silenzio incontrato.

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4 risposte a Ciclogita nelle Langhe

  1. Emme ha detto:

    Ciao Fabio! Ottima idea la ciclo-gita, anche con le basse temperature 🙂 Le Langhe sono zone che non conosco per nulla, ma ne sento parlare dai tempi delle superiori (avevo un prof di latino e greco pazzo – nel senso più negativo del termine – che ci ammorbava coi suoi viaggi in bicicletta nelle langhe… forse mi ha condizionata? 😉 ). A dire il vero c’è tantissima Italia ancora per me da vedere, giusto lo scorso week-end ho fatto un giro tra San Marino (una boutique di lusso a cielo aperto), Verrucchio e San Leo (bellissima, non me l’aspettavo così!)… ma finora non c’è stata regione che non mi abbia colpito per le sue bellezze.
    Buon tutto!

  2. Fabio Saracino ha detto:

    Ho fatto una ricerca su google e Verrucchio e San Leo sembrano due gioiellini in effetti! A me i paesi storici dell’entroterra piacciono molto, soprattutto quelli in pietra e con una struttura con vie concentriche, tortuose e piazzette. Sembra di muoversi in un appartamento solo più grande e tutto il paese è un po’ la tua famiglia. L’opposto della città insomma 😀
    Le Langhe sono anch’esse molto belle. Io andrò ad abitare lì (per la precisione, nel Roero, ma a due passi dalle Langhe. Il paesaggio è sempre quello comunque, più o meno).
    Ciao!

  3. Pingback: Prendo la bici e scappo al mare (Torino – Finale Ligure) | Cicloturismo e oltre

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