Io vado: aggiornamento dopo 10 mesi

 

Procedo, fra alti e bassi, a volte in modo spedito altre meno, compiendo qualche errore sparso, con diversi obiettivi centrati e altri in via di raggiungimento. Molta burocrazia  e poi i lavori di restauro, non ancora ultimati ma a buon punto, e olio di gomito.

Dieci mesi fa, nel dicembre 2014, ho comprato una casa in campagna, come ho scritto qui. Alla base della scelta c’è un progetto di ampio respiro fondato sull’idea di un cambio di vita, il più radicale possibile. Non si tratta di un semplice trasferimento, ma di un obiettivo che voglio rendere completo e per cui è necessario prepararsi, prima e durante la messa in atto. Non voglio parlare di soldi, sebbene una parte si renda necessaria per iniziare, anche se dopo un po’ di anni di lavoro si possono investire i risparmi in una abitazione fuori città, dove costa meno, situata in un bel contesto naturale, lontano dai più grossi centri abitati, dal rumore, dallo smog, dal clima di fine impero che si respira quasi ovunque.

Ho scelto la zona (sulle colline fra Langhe e Roero) per la sua bellezza, ma non l’avevo mai frequentata. Sono stato un po’ avventato forse, ma mi è andata bene (non che temessi chissà cosa) e nel frattempo ho potuto conoscere e apprezzare meglio altre qualità del luogo. Ne elenco qualcuna in ordine sparso: i tramonti spettacolari, gli splendidi colori della natura, specialmente in autunno, gli animali (caprioli, volpi, gatti, volatili) a due passi da casa, i rapporti umani più schietti, il costo della vita inferiore (rispetto a Torino, ad esempio, alcuni prodotti hanno un prezzo addirittura quasi dimezzato), il silenzio che ti consente di apprezzare i suoni della natura, la semplicità, l’ordine naturale. Si è aperto un mondo conosciuto da vicino solo attraverso i viaggi in bicicletta ma che non avevo ancora potuto apprezzare grazie alla maggiore stazionarietà. Ed è stata una grande scoperta.

I lavori in casa procedono. Dopo averla svuotata (smontando ogni mobile lasciato dal precedente proprietario, anziano, e diventando assiduo frequentatore della discarica più vicina), ho scrostato pareti dall’intonaco vecchio, facendo riaffiorare i mattoni. Un compito lungo, faticoso, ma anche divertente,  a parte il piccolo infortunio occorso ai tendini del mignolo della mano destra, quella che ha impugnato per giorni lo scalpellatore elettrico: a distanza di mesi a volte il dito si muove ancora a scatti. Ho levigato con cura e poi pitturato di un bel verde le persiane in legno, che reclamavano un intervento tempestivo per essere salvate. Il risultato è ottimo e grande è la soddisfazione. Grazie anche ai miei genitori che mi hanno aiutato. Con l’inizio dell’autunno sono iniziati invece i lavori di muratura, effettuati da una ditta esterna e non ancora conclusi. Essi comprendono una soletta rifatta (le vecchie travi in legno, le ultime rimanenti in tutta la casa, esigevano il pensionamento), la pavimentazione del terrazzino e il tetto nuovo che, con l’eliminazione del sottotetto, è ora a vista (sotto ci sono le due camere da letto).

Dopo una giornata passata in campagna a lavorare, ma anche a godere dell’aria e del paesaggio, il ritorno in città presenta sempre le stesse caratteristiche: la piccola scorta di serenità si consuma in un giorno o due e allo stesso tempo la morsa della routine ricomincia a stringere. La differenza è che, rispetto a un anno fa, su di me questa ha meno presa. La osservo però tutt’attorno: dopo la pausa estiva qui a Torino sono tutti di nuovo impegnati a capofitto nel lavoro. I soliti ritmi eccessivi, la comunicazione rarefatta, rapida, schematica, la scarsa empatia fra le persone. Molta cordialità, oppure nessuna: in entrambi i casi non fa al caso mio. Ho sempre preferito più umanità e schiettezza, meno formalità e distacco. A Torino vai al bar ed è come essere alla cassa di un supermercato: ordini, paghi e avanti il prossimo. In campagna, invece, vado al supermercato e riesco a scambiare due parole con la cassiera come dovrebbe essere al bar se vita e lavoro non risultassero così innaturalmente separate. Non è così dappertutto, ovviamente, ma l’andamento generale è questo.

Qualche cambiamento l’ho apportato alla mia occupazione: da maggio non passo più in ufficio cinque giorni alla settimana, ma solo tre, mentre negli altri due collaboro da casa. Ne ho tratto giovamento: mi concentro di più, ho ridotto le spese in caffè e simili, mi sento più riposato. Del resto sono un programmatore, occupazione tra le più compatibili con il telelavoro. Quando mi sarò trasferito in campagna ricorrerò a tale forma di collaborazione per mantenermi nel medio periodo, magari riducendo il numero di ore. Nel frattempo ho quasi del tutto rinunciato all’automobile: mi muovo sempre di più in bicicletta, anche per le eventuali uscite serali. E’ più pericoloso viaggiare secondo questa modalità di giorno che alla sera, quando le strade della città risultano quasi del tutto svuotate. Oppure ricorro ai mezzi pubblici: bello lasciarsi trasportare liberi di leggere un libro, di guardare attorno, osservare, sgravati dalle responsabilità della guida, del parcheggio e dalla tensione del traffico, e poi percorrere a piedi l’ultimo tratto che separa dalla meta. Se da un lato brucio meno carburante, dall’altro il mio consumo culturale si è innalzato: leggo molto, finito un libro ne inizio un altro, anche perchè ho praticamente eliminato la televisione (sopravvive Crozza…) e perchè mi sono accorto che la sua funzione principale è quella di mettere lo spettatore in uno stato di passività e di sonno mentale, ottimo per radicare in chi la guarda desideri, idee e convinzioni che non riesce più a sottoporre al filtro della critica.

Mi accorgo che il cambio di vita avviene a partire dalla testa e moltissimo si potrebbe fare anche rimanendo nel luogo di origine. La maggior parte di noi vive e agisce secondo i soliti schemi, ne soffre ma non si chiede perchè. Se lo fa, giungendo di frequente a conclusioni anche brillanti, poi non mette in pratica nulla. Troppa paura e inerzia, rappresentata non solo dalla pigrizia, ma anche da tutte quelle relazioni, con oggetti e persone, lavoro incluso, che ci vincolano. Bisogna avere il coraggio di rimuovere questi paletti gradualmente ma con costanza, sostituendoli con qualcosa che per noi ha significato. Se la situazione non ci va bene così com’è, dobbiamo renderci conto che non siamo solo poveri agnellini vittime, ma anche complici. Pur rimanendo tutti in città, ad esempio, potremmo renderle decisamente più vivibili rinunciando all’automobile: non servono soldi per farlo, solo buona volontà. Il cambiamento non è questione di denaro.

E ora un po’ di foto, scattate in periodi diversi del 2015:

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5 risposte a Io vado: aggiornamento dopo 10 mesi

  1. Emme ha detto:

    Fabio! Il posto deve essere molto bello e bellissimo deve essere costruire il proprio sogno con le proprie mani, complimenti! Poi sai quanto il tema “casa” mi sia caro, sono felice che il tuo percorso si stia concretizzando sempre più, fantastica la possibilità del telelavoro :).

    Concordo sul fatto che il cambiamento sia slegato dal denaro e possa avvenire in qualsiasi situazione e che sia soprattutto un atto di volontà e costanza quotidiana, che parte dalla consapevolezza. Allo stesso tempo, almeno in questa fase della vita, sento forte e necessaria l’aderenza tra lo spazio in cui vivo e come mi sento dentro , il bisogno di circondarmi di bellezza esteriore. Che poi non è una questione di soldi, come dici tu, ma di armonia di ciò che ci sta intorno, mettere il bello anche in un arredamento sobrissimo: a volte basta un fiore, una conchiglia raccolta in spiaggia, un quadro di un amico, una foto di un paesaggio. Non è puro estetismo fine a se stesso, ha a che fare con la cura di se’ e dell’ambiente circostante: ecco perchè non sono disposta ad andare in una casa purchè sia, con cozzaglie di mobili orrendi e raffazzonati. Può esserci eleganza anche nel raffazzonamento, se lo si vuole… quindi posso capire le tue emozioni nel crearti uno spazio a misura ed espressione di te. Buon proseguimento dei lavori!

  2. Fabio Saracino ha detto:

    Ciao Mari grazie! Ti confermo che il posto è bello e se vorrai in futuro quando mi sarò sistemato potrai essere mia ospite (dico davvero). Ho desiderio di stare immerso nel bello, ho bisogno della natura e di semplicità. E infatti condivido al 100% quanto scrivi a proposito dell’aderenza fra lo spazio in cui si vive e quel che si sente dentro: tocchi un tema per me molto importante. Abbiamo il potere di modellare quel che ci circonda (non lo facciamo sempre in meglio purtroppo) e a nostra volta possiamo subirne l’influenza. Ad esempio vivere in una periferia fredda, con case mastodontiche e squadrate, rende le persone aride: la loro unica “colpa” è rimanerci. Non siamo fatti per vivere in città squadrate, siamo a nostra volta elementi naturali.
    L’arredamento di casa sarà semplice, con pochi ma buoni mobili in legno. Ancora, semplicità e naturalezza. E il bel senso di libertà che credo ne conseguirà. Poi, vivendoci, le idee verranno… ciao

  3. Mariano ha detto:

    davvero una piacevole lettura

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