Camminare

Domenica pomeriggio, per la seconda volta in un mese, ho camminato. Partendo da casa a piedi mi sono recato nel parco regionale de La Mandria, antica riserva di caccia dei Savoia, percorrendo in tutto circa 20 km. Non ho mai disdegnato l’idea di andare a piedi, ma adesso sto imparando a farlo con un piacere nuovo: abbandonando sempre più la fretta, cercando di cogliere, di ogni luogo, la sua bellezza e godendo del contatto con la natura. Nulla di eclatante, a parole, ma sto approcciando la cosa come un nuovo progetto che non so dove mi porterà, e questa è una novità. Soprattutto se è la stessa modalità con cui l’affronto a essere nuova: un bilanciamento fra impegno e relax, mentre seguo un percorso senza l’ansia di arrivare, ma cercando di masticare ogni metro, non come se fosse l’ultimo (oggi va di moda raccontarsela così: “carpe diem”, “vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo”, e bla bla) ma considerandolo l’anello di una catena di cui non conosco il termine.

La Mandria è un grosso ed integro fazzoletto di terra di svariati chilometri quadrati, ricco di flora, fauna e piccoli corsi d’acqua, che dà l’idea di cosa ci siamo persi edificando, asfaltando, cementificando e insediando con le nostre attività produttive il territorio che ci circondava. All’interno del parco, le costruzioni antiche sono poche e ben distanziate fra loro; figurano aree pianeggianti ma, in generale, il suolo è ondulato e le strade sterrate si adattano al dislivello, regalando a chi le percorre prospettive sempre diverse sulla campagna circostante, spingendoci ad aguzzare ed esercitare la vista sugli spazi ampi che si presentano. Specialmente quando, in una giornata limpida e asciutta come domenica scorsa, le Alpi sembravano più vicine del solito costituendo la cornice ideale del paesaggio agreste.

All’interno de La Mandria regna il silenzio, perchè non ci sono auto. I visitatori hanno solo due possibilità: camminare oppure pedalare, e lo fanno volentieri. La presenza di regole ben precise, all’interno di un sistema coerente, non costituisce un problema e le persone sono felici di adattarsi ad esse, rispettando la natura e godendone appieno. In realtà c’è una terza modalità di spostamento, rappresentata da un trenino turistico per i bambini. Ci sono poi diverse strutture ricettive, dove è possibile sostare, informarsi sulle attività del parco e pranzare. La meta della prima parte della mia camminata è proprio una di queste ed è la Cascina Oslera, un edificio ristrutturato, circondato da spazi verdi adatti al pic-nic, che ha la funzione principale di luogo di ristoro. Nonostante la sua apertura al pubblico sia molto recente (risale ai primi di agosto) è molto frequentato, soprattutto da famiglie con bambini.

Camminando in un luogo naturale intatto ci si riappacifica con la propria dimensione umana, fatta di qualità ma anche di limiti. L’andatura lenta è quella che ci è propria e quando ci muoviamo in questo modo si verificano in noi attività da cui siamo sempre più lontani e che stiamo perdendo: avere il tempo di osservare, magari da prospettive diverse; riflettere, rilassarsi, oppure pensare a nulla, o quasi, chiedendo a se stessi solo di procedere lungo il percorso. Il paesaggio muta, continuamente ma con lentezza, e si riscopre interessante, ritornando ad essere protagonista ed uscendo da quel ruolo subalterno di semplice accessorio in cui lo abbiamo relegato. L’osservazione del paesaggio è un dialogo che ci può restituire nuovi elementi, punti di vista, idee.

Al ritorno dalla cascina devio per il castello, eretto con i suoi mattoni rossi consunti su un altopiano lievemente ondulato che fa in modo che il suo profilo emerga lentamente (sono a piedi…) dal prato, svelandosi un po’ alla volta. Purtroppo il cortile, un tempo frequentato a causa del bar, è chiuso da svariati anni risultando in uno stato di abbandono. Non conosco i motivi di questa situazione, so solo che i lavori iniziati molti anni fa all’interno della struttura non sono mai stati portati a termine e chissà quando verranno ripresi.

Il pomeriggio si sta consumando e il sole, ormai, sta per nascondersi dietro alla Alpi. L’ultima osservazione riguarda la temperatura: qui, in mezzo alla vegetazione, fa davvero fresco, a differenza di ciò che scoprirò di lì a poco nel borgo di Venaria, dove la pavimentazione, gli edifici e le attività umane mantengono un livello di riscaldamento ben più elevato. Avendo con me il mio tablet, ho scattato durante la camminata qualche foto. La qualità è tutt’altro che buona, ma i luoghi meritano.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in ambiente, camminare e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...