Tappa 16 – Tellaro – Framura

Km 70
Voto 9

L’ultima tappa.
La costa su cui sorgono Tellaro, Lerici e gli altri centri è uno di quei luoghi che definisco come privilegiati, per via della bellezza che la natura vi manifesta, del clima e della vita che si conduce, appartata e fuori dalle grandi vie di comunicazione, comprese quelle virtuali: la connessione Internet è zoppicante o assente, a seconda della zona. Poco male, quando ci si addormenta ascoltando il mare o sotto un tappeto di stelle, mentre l’aria mite e profumata ti culla verso il sonno.
Mentre pago il campeggio, la signora con cui ho a che fare riceve una telefonata: dei clienti desiderano portarsi dietro il camper da sette metri e mezzo. Qui, dove lo spazio è in verticale e le pendenze richiedono mezzi adatti e qualcuno che li sappia condurre veramente. Cioè pochi. Una volta conclusa la conversazione, mi dice che una volta campeggiare era più bello, la gente lo faceva veramente, a contatto con la natura, con poche, essenziali cose. Adesso possiede troppo: le spiego che sono assolutamente d’accordo con lei. Il benessere ci ha fottuti, continuo a pensare mentre pedalo verso Lerici. Ci siamo rammolliti, impigriti e possediamo tanti oggetti, da cui non sappiamo separarci e che reputiamo indispensabili. Ma in questo modo sono loro a possedere noi, a tenerci in ostaggio. Dovremmo considerare il viaggio come una prova di generale alleggerimento: mi porto, e quindi possiedo, solo ciò che mi servirà. E se posso rinunciare a qualche cosa ancora, meglio così, meglio ridurre all’osso.
A La Spezia giungo per la seconda volta in questo viaggio, ma oggi non fa il caldo esagerato di inizio mese e ne approfitto per passeggiare nel centro storico, piuttosto bello. Poi riparto.
La litoranea che taglia in due i monti sulle Cinque Terre è altamente panoramica e spettacolare: i rilievi, ricoperti di pini e boschi, oppure di terrazzamenti, sembrano tuffarsi a strapiombo nel mare, ma concedono tuttavia degli spazi angusti all’uomo che vi ha potuto costruire i suoi paesini con le case dalle facciate dai bei colori.
A Vernazza bisogna abbandonare la litoranea e scendere nel borgo, poiché la strada ha ceduto durante l’alluvione dell’autunno 2011. Quel che non so, è che successivamente è crollata anche nel punto in cui dal paese si poteva proseguire verso ovest ricongiungendosi alla via principale. Ci pensa la commessa della pizzeria al taglio dove mi fermo ad informarmi di ciò e a consigliarmi di prendere il treno fino a Levanto. Ed è quel che faccio, seppur con molta difficoltà: c’è una gran folla di turisti che si accalca per salire sul prossimo convoglio. Una scena fantozziana, è come se tutti avessero impegni improrogabili tali da non poter scaglionare le partenze e invece è solo impazienza! A me basta aspettare un po’ per lasciare scemare la mandria e riuscire a vedere i binari… e a sistemarmi in una carrozza semivuota del treno successivo.
Da Levanto a Framura si sale e parecchio, ma la vista è sempre incantevole. Quando c’è però da perdere quota (mi sembra di essere su un aereo…), avviene il fattaccio: il disco del freno posteriore, per lo sforzo, esplode frantumandosi letteralmente in più pezzi. Mi fermo subito, data anche la velocità moderata, e osservo sconsolato i frammenti arroventati per l’attrito giacere sull’asfalto. Realizzo che il viaggio è finito. Da me alla stazione mancano 5 km: riparto piano e mi tengo prudentemente sui 10 km/h. Dopo 500 metri, si spezza in due anche il disco del freno anteriore! Sì, il viaggio è proprio terminato e faccio anche una certa fatica a raggiungere, camminando, la stazione, visto che devo tenere a bada la bici carica in discesa senza l’ausilio dell’impianto frenante, completamente fuori uso.
Nel momento in cui scrivo questo diario, sono sul lungomare di Sestri Levante, mentre attendo il prossimo treno delle 4.30 per Milano, da dove prenderò quello per Torino.
Si conclude così il ciclogiro 2015. Breve, con qualche avversità di troppo che a volte me l’ha reso odioso, ma intenso. Questi viaggi insegnano molto su di sé e sugli altri e si giunge ad affezionarsi all’avventura che si vive. A presto per le conclusioni e qualche spunto di riflessione.

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