Cambiare non è fare la raccolta differenziata (o diventare tutti vegetariani)

P1080096

Questo è un post che parte dal presupposto che la necessità di un cambio di rotta nelle nostre vite si stia palesando con sempre maggiore insistenza e solo chi non vuole vederlo lo nega. Se sei fra quelli, puoi tranquillamente non leggere e continuare come se niente fosse. Altrimenti, ti sarà abbastanza chiaro che il modello occidentale di sviluppo, capace di divorare le risorse del pianeta e di renderci tutti dei lavoratori/consumatori compulsivi, irascibili, depressi e alienati, ormai produca più problemi che benessere. E non siamo neanche alle sue battute finali.

Pertanto fra sempre più persone si fa strada l’idea del cambiamento, perchè le nostre vite ci vanno strette, perchè non siamo in grado di viverle al meglio,  perchè dovremmo impegnarci per tendere verso la felicità e non per incrementare il PIL, perchè non vogliamo prendere parte, lavorando, producendo, consumando e accettando tutto acriticamente, a ciò che riteniamo immorale e distruttivo.

Sarò sintetico: il cambiamento, oggi, può avvenire solo a livello individuale. Smettiamola di credere che qualcun altro, al posto nostro, risolverà i problemi che ci affliggono. La classe politica ha dimostrato ampiamente di non meritare la nostra fiducia e l’ultima crisi Greca, in cui al popolo è stato sì concesso di esprimersi tramite referendum, ma subito dopo gli eventi hanno preso la direzione opposta, lo conferma ulteriormente. Se aspettiamo che gli altri prendano l’iniziativa e non ci muoviamo, senza attendere ulteriori conferme, non accadrà nulla e andrà sempre peggio. L’unica cosa che resta da fare è ricorrere alla responsabilità individuale. Dobbiamo costituire il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo, diceva un personaggio molto saggio vissuto un po’ di anni fa.

Una delle critiche che subisce chi ha l’energia, la fiducia e l’entusiasmo per mettersi in cammino da solo, senza attendere il permesso e l’approvazione degli altri, è la seguente: “ammesso che tu smetta, ad esempio, di spostarti in auto per non inquinare più, sappi che la tua prova di buona volontà è inutile, perchè tutti intorno a te continueranno a usarla, vanificando la tua scelta”. E questo è vero: ognuno di noi rappresenta soltanto una goccia nel mare; se si osserva la questione da tale punto di vista lo sforzo diventa mastodontico, forse impossibile. Ma questa visione è in realtà distorta, per due motivi.

Il primo è che per realizzare un cambiamento in un sistema non è necessario che lo facciano tutti, basta coinvolgere una massa critica. A quel punto la novità è ben radicata e può affermarsi. Quindi, sebbene ciò non renda l’opera esattamente facile, bisogna considerare che non tutti devono cambiare. Anzi, molti rimarranno esattamente dove sono, per incapacità, egoismo, testardaggine, vecchiaia, aridità di spirito, eccessiva assuefazione.

Il secondo è rappresentato dal fatto che il vero cambiamento su cui dobbiamo focalizzarci sia quello individuale e per metterlo in atto bisogna smetterla di guardare agli altri, ai numeri, alla massa. Non dobbiamo aspettarci che costoro ci seguano, semmai possiamo provare a coinvolgerli, accettando la possibilità di ottenere un rifiuto. Se valutiamo il cambiamento dal punto di vista esistenziale, personale, ci accorgiamo di non essere più gocce nel mare: le variazioni che introdurremo nella nostra vita avranno un peso ben maggiore rispetto alle stesse novità, osservate però da un punto di vista che inglobi l’intera società. Tornando all’esempio di prima, lasciare l’auto e inforcare la bicicletta comporta immediatamente enormi vantaggi sul piano personale, quali risparmio di denaro, guadagno in salute e serenità, questo è innegabile. Così come autoprodurre e scambiare conduce alla fruizione di prodotti di una qualità nettamente superiore a quelli raffinati industrialmente e una riduzione della dipendenza dal denaro, oltre ad un rinvigorimento dei legami di solidarietà e amicizia: e già si intuisce che la questione sporge ben oltre le considerazioni materiali e di risparmio.

Possiamo avviare il cambiamento attraverso piccoli grandi gesti quotidiani: piccoli per la società, perchè sappiamo che ognuno costituisce  solo una infinitesima frazione di un grande numero, ma grandi per noi, per l’effetto importante che questi gesti esercitano sulla nostra vita. E il loro peso, il livello di impegno che richiedono per l’attuazione, dipende solo da noi e dai risultati che ci prefiggiamo di raggiungere. Con l’aggiunta, importante, che, durante il percorso, potremmo acquisire ulteriore determinazione e sicurezza in noi stessi assieme ad una visione arricchita dall’esperienza maturata.

Infine, il cambiamento richiede l’impegno su più fronti. Non solo ecologico, non solo spirituale, non solo culturale, ma coinvolge tutte le sfere della nostra esistenza. Non servirà praticare la raccolta differenziata per sentirci a posto con la coscienza, se poi ci lasciamo sedurre dall’ultimo modello di auto o di telefono. Così come non basta diventare vegetariani per sentirci ambientalisti (a proposito, io mangio carne ma sono contrario agli allevamenti intensivi e a tutte quelle pratiche di sfruttamento sistematico delle risorse; sono inoltre propenso ad una riduzione del mio consumo personale di carne). Il problema della Terra non è (ancora) che siamo troppi, ma che il miliardo ricco consuma eccessivamente, lasciando ai restanti sei miliardi le briciole. Nel frattempo, questi ultimi vorrebbero migliorare la propria condizione, aggravatasi notevolmente per il dilagare del capitalismo (fino a 50 anni fa l’Africa era indipendente per il proprio fabbisogno alimentare, la più recente miseria non è dovuta a mancanza di risorse, ma all’ingresso forzato nel libero mercato, che ha fatto sì che i prodotti della sua economia fossero venduti non più al proprio interno, ma sul mercato internazionale, più remunerativo per i produttori) e vorrebbero diventare anch’essi dei consumatori di tipo occidentale.

Che facciamo, continuiamo a sollazzarci fra aria condizionata, suv e intrattenimento di vario tipo oppure iniziamo perlomeno a rifletterci su?

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in altro, ambiente, libertà e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

5 risposte a Cambiare non è fare la raccolta differenziata (o diventare tutti vegetariani)

  1. Emme ha detto:

    Le uniche persone su cui possiamo avere una effettiva influenza siamo noi stessi, questa frase apparentemente semplice mi ha dato molta pace e serenità nel relazionarmi agli altri: nel modificare le aspettative, nel capire che i cambiamenti avvengono quando si sentono dentro davvero e che questo sentimento non è automaticamente contagioso. E’ importante accettarlo e che lo accettino le persone intorno a noi.

    Come sai ultimamente sto ragionando molto sul tema dei giudizi verso se stessi e verso gli altri e credo che smettere di pretendere dagli altri il cambiamento che vorremmo per noi aiuti a non nascondersi dietro alla scusa del “se cambio solo io non serve a nulla”. Forse, la necessità di avere persone intorno che condividano la stessa strada per intraprendere un certo cammino è data dal fatto che quella scelta non è ancora del tutto nostra, non ci convince abbastanza o non ci convince più. Allo stesso tempo non è facilissimo trovare un equilibrio nei cambiamenti e nelle relazioni. L’unica cosa necessaria è sperimentare, sempre, restando in contatto con se stessi per capire quando si è sparato troppo in alto, quando è il caso di aggiustare il tiro, senza giudicarsi. Perché quando si inizia a cambiare si mettono in discussione tutti gli aspetti della vita, come scrivevi tu. E si fanno scelte dettate dall’entusiasmo, dalle aspettative, dalla fiducia nelle persone intorno a te: troppi attori in campo 🙂 Così io su molte di queste scelte ho fatto un’inversione di marcia, o le ho sospese a tempo indeterminato, in attesa di ridefinire altri aspetti della vita… Caro Fabio, un altro discorso complesso e lungo, che forse non dà il suo massimo in questi spazi di comunicazione virtuale! 🙂

    • Fabio Saracino ha detto:

      Assolutamente, Mari. Oggi riflettevo sul perché, secondo ne, la gente vuole cambiare il mondo: per non dover cambiare sé. Perché un mondo diverso sarebbe comodo, più facile. Il desiderio di cambiare il mondo nasce dal desiderio di rendersi la vita più facile. “Che cambi tutto il resto affinché io possa stare meglio” è il vero, segreto pensiero che facciamo. E infatti il mondo non cambia, perché questo non è possibile. Se non ci va bene così com’è, ci rimane da cambiare noi stessi. E mentre lo facciamo, cerchiamo, come dici tu, di rimanere in contatto con noi stessi, con il nostro profondo. Sperimentiamo su di noi i cambiamenti che vorremmo vedere nel mondo.
      Grande serata questa, ho appena assistito ad un tramonto magnifico e il profilo delle alpi con questo cielo blu è meraviglioso.

      • Emme ha detto:

        Buone vacanze Fabio! Al tuo ritorno sarò curiosa di sapere dei bei luoghi che avrai esplorato! Ps. un paio di foto del mio ultimo post sono di Mordauccio

  2. Fabio Saracino ha detto:

    Grazie! Ho appena visto il tuo post e immaginavo che quel torrente fosse il luogo di cui mi avevi parlato! Molto bello, solo che ho visto il mio percorso, ed è decisamente più a nord (io passerò alla latitudine di Firenze più o meno)! Però è bello cavoli…
    Se vuoi potrai seguire il viaggio qui sul mio blog, alla sera posto il diario della giornata 🙂
    Buone vacanze anche a te,
    a presto!

  3. Pingback: Genitori | Tra un anno

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...