Costa ligure ed entroterra – 28 marzo 2015

Quest’anno la prima uscita in bicicletta, che tradizionalmente avviene  in Liguria, è arrivata un po’ in ritardo per diversi motivi, fra i quali includo un inverno che, partito in sordina e mantenutosi non freddo per tutta la stagione ma progressivamente più piovoso, si è sentito maggiormente in febbraio e, seppur indebolito nel rigore, ha mollato definitivamente la presa solo da qualche giorno. Il tempo, infatti, sabato 28 marzo è asciutto e ventilato, con cielo sgombro e un sole finalmente libero di compiere il proprio dovere. Dopo due ore di viaggio, giungo puntuale in treno a Savona intorno alle 10,30 e, una volta guadagnata la strada, mi dirigo verso ovest incontrando i primi borghi: Bergeggi, con la caratteristica isola a forma di tartaruga, Spotorno, dal piccolo centro storico ben curato e Noli, gioellino medioevale  dominato dal ben visibile castello, eretto sul rilievo montuoso a ridosso del borgo. Approfitto di una breve visita dei suoi caruggi per ricongiungermi con lo spirito del luogo e in particolare con gli odori, i colori e l’atmofera tipicamente liguri. A ridosso della spiaggia, poi, consumo in un bar la seconda colazione della giornata (la prima è stata alle 6.30), terminata la quale sono pronto a ripartire. Pochi chilometri di costa e giungo a Varigotti, sempre bella con la sua architettura semplice e inusuale, le gialle case dei pescatori a ridosso della spiaggia, le piazzette con le palme su cui sono tirate in secca barche dai colori vivaci e quell’atmosfera un po’ ferma e rarefatta. I turisti che prendono il sole, alcuni già in costume, sono abbastanza numerosi. Associo la loro presenza al traffico sull’Aurelia, piuttosto intenso seppur privo dei picchi che si verificano, inesorabilmente, a Pasqua. Milanesi e torinesi non sono disposti a concepire un’idea di mobilità alternativa e, per comodità, più presunta che concreta, continuano a preferire gli spostamenti in auto.

Belle le cittadine di Finale Ligure e Pietra, dove pranzo su una panchina al sole, anche se, a mio giudizio, non affascinanti come Varigotti, che vince per semplicità e unicità. Nel primo pomeriggio decido di abbandonare la costa e di inoltrarmi nell’entroterra, così da  osservare il panorama anche dall’alto. La salita, dapprima dolce ma progressivamente più decisa, mi conduce, curva dopo curva, lontano dal mare e mi ritrovo presto in un altro contesto, composto da campi, boschi, terrazzamenti, vigneti e uliveti, circondato da alture irregolari, piuttosto aspre nell’aspetto, che verso nord, alle quote più elevate, presentano ancora un innevamento continuo. Sui loro profili, nei punti più impensabili, si aggrappano i paesini composti da una varietà di case, color grigio pietra oppure pitturate con le classiche tonalità liguri, al di sopra delle quali svettano i campanili, vari e interessanti nell’aspetto e dai colori allegri. Rimango colpito dal silenzio crescente e dal senso di pace e staticità di questi luoghi… l’entroterra mi piace per questo motivo perchè, lontano dal via vai, dalle attività della costa, dal dover-fare, qui si respira un’aria di immutabilità, di sempre uguale scevro dell’ansia e della frenesia dell’agire a ogni costo. Qui è naturale rilassarsi e non aspettarsi cambiamenti repentini o continui e tutto questo, per me, sa molto di libertà: un contesto del genere, che in passato poteva essere considerato come limitante, oggigiorno è apprezzabile proprio perchè fuori dal sistema, un’oasi di ruralità dove si conduce un’esistenza diversa. Il fatto che sia a due passi dalla grande via di comunicazione e dai suoi negozi, fabbriche, condomini, spiagge affollate e bar, rende il tutto ancora più interessante.

Attraverso le località di Tovo San Giacomo, Calice Ligure, Carbuta e Orco Feglino, immobili e antiche, e vorrei mantenermi in quota ancora un po’, fino alla discesa che, da Borghi, conduce a Spotorno ma si è fatto tardi e non vorrei perdere l’appuntamento con il treno… scendo così a Finale Ligure ma senza rinunciare ad una visita veloce a Finalborgo (già incontrata nel 2012), occupata dai turisti di cui buona parte stranieri (molti i tedeschi) e percorro più velocemente, con il tramonto che avanza (oggi è l’ultimo giorno con l’ora solare) il rimanente segmento di strada fino Savona, dove alle 19.30 salgo sul treno per Torino.

E’ stata una bella uscita e una delle più godibili degli ultimi anni. 107 km percorsi.

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