Io vado

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Finalmente ho compiuto un passo decisivo verso una nuova vita: l’acquisto di una casa di campagna con un bel pezzo di terra. E’ situata fra le Langhe e il Roero, circondata da colline tappezzate di noccioleti e vigneti ed un panorama che, nelle giornate terse, permette allo sguardo di scivolare sulle alture fino ad incontrare il Monviso e da lì, scorrendo la catena montuosa, spaziare verso nord oppure verso sud, dove le Alpi perdono la loro maestosità e si addolciscono diventando gli Appennini, oltre i quali si nasconde il mar ligure. Si tratta di un passo importante verso l’idea che ho della vita che desidero, ma non so se il più grande: ho molto lavoro da fare ancora, e nella sfera materiale e in quella esistenziale: quindi ai livelli spirituale, mentale, di capacità, di preparazione.

Non mi trasferirò subito: prima di tutto dovrò sistemare un po’ la nuova casa. In seguito cambierò progressivamente esistenza, darò finalmente forma al desiderio di non condividere più con questa società i principi e le pratiche insostenibili su cui si fonda. Su questo non ho dubbi: i motivi che mi spingono a scegliere uno altro stile di vita a contatto con la natura, ecosostenibile e che ponga al centro i bisogni dell’essere umano e non l’economia, sono molti. Non mi aspetto un futuro bucolico: semplicemente, innanzi tutto più autentico; più duro e difficile magari, ma con senso per me; più bello, da cucirmi addosso, nei limiti del possibile (del possibile, appunto, che si scopre solo dopo aver tentato). Questa società così frenetica, iperattiva, superproduttiva, sprecona, è in realtà bloccata, immobile nel pensiero, incancrenita nelle speranze; non concepisce cambi di programma, nessun addolcimento, è rigida quanto superficiale. Eppure un numero sempre maggiore di persone mostra evidenti sintomi di malessere proprio nelle regioni dove materialmente si ha di più: 17 milioni di italiani assumono psicofarmaci e sono abbastanza certo che questi siano concentrati soprattutto al nord, dove le regole della produttività, del lavoro, del consumismo radicato, hanno rimosso più che altrove gli ideali, annichilito i bisogni più naturali dell’uomo e sostituito i valori con il nulla. Dove l’individualismo, opposto della condivisione, regna sovrano, spesso perchè la gente è gelosa del ruolo che ha faticosamente raggiunto, della posizione guadagnata, della sicurezza che non vuole mettere a rischio. Persone troppo timorose, deboli, che fanno danno. Si vive male così, non è difficile accorgersene, eppure pochi fanno autocritica, la maggior parte è preda della frenesia e degli ingorghi, è composta da individui talmente stanchi, saturi, in overdose da luci, sensazioni, rumori, notizie, impegni e parole da non disporre più della vitalità necessaria per intraprendere seriamente una qualche azione correttiva, figuriamoci per sviluppare un po’ di senso critico e un pensiero organizzato che contrasti questa paralisi d’idee. Si parla troppo di tutto, ma superficialmente e solo per lamentarsi, perdendo così il contatto (ammesso che si sia riusciti a stabilirlo) con l’essenza delle cose, con il livello della pratica, e non si giunge mai ai fatti, anche per il timore di rischiare quanto finora raggiunto, ciechi di fronte all’evidenza che il sistema comunque, per la piega che hanno preso le cose, sta stringendo progressivamente e inesorabilmente la corda, mentre la sicurezza e la tranquillità risulteranno sempre più a repentaglio.

Quindi io vado. Perchè piuttosto che legarmi ad un sistema per paura, o per la logica dell’investimento pregresso (ossia del sudore e dei sacrifici che ci hanno condotto dove siamo e che ci frenano dal rinunciare a quel che abbiamo, anche se questo è sempre più in pericolo),  proverò a costruirmi un’alternativa. Non si tratterà di una fuga alla cieca, ma della messa in atto di un progetto in corso di definizione ma chiaro negli intenti, che trarrà ispirazione dal profondo, da me stesso. “Io che cosa voglio?” sarà la domanda ispiratrice dei miei gesti, scelte, azioni, senza dimenticare il realismo. E’ incredibile quanto nel deterioramento della società l’interiorità, la nostra ancora di salvezza, sia stata messa al bando. Dimenticata, lasciata arrugginire, è diventata contorta, oscura e incomprensibile ai nostri occhi, perchè abbiamo perso progressivamente confidenza con il nostro intimo. Si è trasformata in materia da psicologi; non siamo neanche più capaci di confidarci con noi stessi o con un amico: non sapremmo cosa dire. Ci vogliono tempo e pazienza per certe cose, ma siamo sempre di corsa, sempre al cellulare, sempre con la testa proiettata in avanti, mai al presente.

Io mi incammino, perchè così non va. Una alternativa su larga a scala a tutto questo, se possibile, sarà basata sull’azione di persone diverse dalle attuali, che insieme costituiranno una società ecologica e comunitaria, in grado di darsi una scala di valori e di instaurare un nuovo modello di vita, costruito attingendo il meglio dal passato e mescolato con le competenze e la visione attuali.

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7 risposte a Io vado

  1. simone perotti ha detto:

    Molto lucido. Complimenti. Buon viaggio fabio

  2. Fabio Saracino ha detto:

    Simone grazie, è un piacere averti qui! Ciao!

  3. Francesco ha detto:

    Ben fatto… complimenti e ti auguro di trovare le risposte che cerchi!

  4. Giancarla Agostini ha detto:

    Leggo ora, anzi scopro ora il blog… Bello assai! Sai che non sei solo, e non sei IL solo, in questo cammino… 😀

    • Fabio Saracino ha detto:

      Ciao futura vicina! Ecco ora si può dire che ci siano ben due “downshifter” nel giro di 20km… una densità pazzesca! Conquisteremo inesorabilmente il mondo, è già scritto!

  5. Pingback: Io vado: aggiornamento dopo 10 mesi | Cicloturismo e oltre

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