Quello che uno vuole fare (e il cambiamento)

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Capire quello che uno vuol fare, o come vorrebbe vivere, non è facile. Dovrebbe esserlo, in modo piuttosto naturale, se fossimo liberi, ma per una serie di circostanze la realtà si rivela molto più complicata. Quindi non lo sappiamo e non possiamo metterlo in pratica. Per giungere ad un risultato chiaro e netto bisogna rimuovere degli ostacoli, soprattutto quelli mentali, le convinzioni che risiedono stabili nella nostra mente e che possono essere di vario tipo, mascherandosi a volte come la nostra meta, altre come influenze che distorcono il nostro giudizio impedendoci di “vedere chiaro” e così via.

Io penso che si tratti di affrontare una ricerca interiore e che questa possa essere avviata innanzitutto chiedendosi che cosa si vuole veramente fare, lasciando però la risposta aperta, che può non essere pronta e infatti generalmente non lo è. Quel che uno vuole veramente fare, il più delle volte, non coincide con ciò che ci viene insegnato a credere a scuola, in famiglia e fra gli amici (che subiscono le stesse infuenze), fin da giovanissimi. Le possibilità presentate sono un ventaglio di scelte preconfezionate, un po’ come quando nella corsia di un supermercato ci è richiesto di acquistare un prodotto fra le marche A, B e C. All’inizio magari la nostra scelta ci rende felici, ma dopo un po’ richiede un certo adattamento e, visto che proviene da fuori e non è il frutto di una ricerca autonoma, è difficile dire quanto risulti in sintonia con la propria persona.

Per scoprirlo bisogna conoscersi, sgombrando il campo dai giudizi che abbiamo di noi stessi perchè offuscano e ingannano. Giudizi che, come nel caso delle scelte, sono profondamente influenzati dall’esterno. Normale averne, però magari iniziano ad andarci un po’ stretti, oppure sono vecchi e sappiamo che non corrispondono più al vero, pur continuando ad influenzarci. Per conoscersi bisogna vederci chiaro cioè ridurre al minimo le influenze, di qualsiasi tipo esse siano.

Scelte preconfezionate e giudizi ci limitano dunque, eppure non tutti la pensano così. Infatti quel che limitano non è detto che sia alla portata di costoro. Perchè si tratta di una ricerca, di un viaggio alla scoperta di nuovi orizzonti di cui non tutti hanno interesse, o voglia, o coraggio di fare esperienza. Per avvicinarsi alla meta, infatti, possono non bastare le conoscenze attuali, ma bisogna lanciarsi all’avventura, in cerca di nuovi stimoli, punti di vista, elementi. Tutto ciò allarga la conoscenza di noi stessi, come in un viaggio vero. Possiamo scoprire “pezzi” di noi che neanche sospettavamo esistere e infatti per noi non esistevano. Questo prima. Bisogna perciò riconoscere che le scelte preconfezionate e i giudizi ostacolano la scoperta, perchè vincolano a battere sempre gli stessi sentieri e a vedere, considerare, pesare, con gli stessi occhi, con il medesimo metro di giudizio.

Quel che piace fare ad un certo momento della vita può andare benissimo anche quando è frutto di una scelta preconfezionata, ma poichè si cambia (volenti o nolenti, consci del fatto oppure no) e cambia il mondo può accadere che non ci piaccia più come prima. E allora che si fa, se le scelte a disposizione sono sempre quelle? Se siamo rimasti sempre entro gli stessi spazi e limiti? E anzi, magari nel frattempo le possibilità si sono ristrette? Semplice, non si cambia, si continua sulla stessa strada, anche se non ci entusiasma più, o addirittura si è trasformata in un peso sempre più difficile da sopportare. Molto meglio andare alla ricerca di qualcosa di nuovo, ma il viaggio, essendo soprattutto interiore, ha bisogno di essere affrontato con lucidità e senza fardelli eccessivi.

Ma quel che uno vuole veramente fare, che caratteristiche deve avere? Probabilmente qui si entra in un campo più soggettivo, ma magari neanche tanto e sicuramente figurano delle categorie comuni a tutte le persone. Fra queste,  io credo che un requisito fondamentale sia il provare gioia ed entusiasmo mentre ci si applica. Allo stesso tempo nulla deve stridere, non ci devono essere attriti nè resistenze dentro di noi. Siamo contenti di fare quello che ci piace e in quel momento non ci interessa null’altro. Siamo sereni e pure molto concentrati. Anche la stanchezza tarda ad arrivare e credo che sia perchè in noi non è sorta alcuna resistenza: è quella a fiaccarci, è il nostro attrito interiore, il sentire che qualcosa non va, ancora più della durezza del lavoro. E questo vale sia per i compiti più gravosi che per quelli leggeri: quando una cosa ci piace siamo come un meccanismo ben oliato che gira fluido e rapido, allegro, (quasi) instancabile. Riuscire a fare quello che veramente ci piace è pertanto anche il frutto di scelte libere, oltre che di una ricerca e di un viaggio interiori prima di tutto.

Oggi siamo ad un punto in cui cambiare conviene, quel che c’è non ci piace più e anzi ci è dannoso, ma pensiamo che sia l’unico modo possibile per vivere. Non è vero.

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