Crisi finanziaria ed economica (serie di post del 2008: “Le tre crisi” 3/3)

Innanzi tutto due premesse. La prima è ricordare che le tre crisi di cui sto parlando, ossia quella ambientale, quella energetica e quella finanziaria – economica, non sono entità scorrelate ma sono profondamente intrecciate. E’ infatti possibile affermare che si alimentano a vicenda. Un esempio concreto: per ridurre l’inquinamento delle industrie sono necessari grossi investimenti, che verranno sottratti quindi ad altre voci, che potrebbero essere quelle del capitolo “assunzioni”, oppure “investimenti per nuovi macchinari”, sviluppo, ecc. La mancanza di adeguati investimenti per i nuovi macchinari determinerà un invecchiamento di quelli esistenti e quindi, nel medio – lungo termine, una riduzione della crescita produttiva, nel migliore dei casi. Assumere meno personale significa avere più disoccupati in giro e una cittadinanza con minore potere d’acquisto, che innescano un ridimensionamento ulteriore della crescita produttiva. Sfruttando una similitudine del mondo militare, se si combatte su più fronti invece che su uno solo, le forze devono essere suddivise e i benefici saranno ridotti su ogni fronte. La seconda premessa riguarda il fatto che l’ambito finanziario ed economico non è di mio particolare interesse e ho cominciato a seguirlo solo perché correlato, in particolare, con la crisi energetica. La mia è quindi una visione molto parziale della materia, ma spero il più possibile corretta.

La crisi finanziaria ha manifestato i primi segni evidenti durante la seconda parte del 2007. E’ stata determinata da le leggi finanziarie che sono state progressivamente allentate, indebolite, grazie ad amministrazioni avide ed incapaci che si sono succedute, e questo ha permesso di compiere azioni che si sono rivelate (ma era facile prevederlo, con un po’ di buon senso) delle bombe ad orologeria. Ad esempio, sono stati proposti dei mutui, gli ormai famosi subprime, a persone che, semplicemente, offrivano poche o nulle garanzie economiche. Le si avvicinava e si prospettava loro la possibilità di acquistare finalmente la casetta dei loro sogni; la proposta di mutui a condizioni inizialmente idilliache ha fatto cadere nella trappola moltissimi americani, ormai abituati al debito facile da un consumismo decennale. Non appena sono comparse le ovvie insolvenze, sono partiti anche i pignoramenti delle case, che costituivano l’unica garanzia per le banche che avevano effettuato i prestiti, non potendo essercene altre, considerata la tipologia dei destinatari dei mutui. I numerosi pignoramenti hanno avuto l’effetto di immettere sul mercato immobiliare un numero sempre crescente di case pignorate e questo ha avuto l’effetto di svalutarne fortemente il loro valore, con la conseguenza che le banche ci hanno rimesso molti soldi, fino ad arrivare al fallimento o alla necessità di essere salvate dallo Stato. Un altro esempio di politica finanziaria autolesionista è quella rappresentata dall’uso delle carte di credito. Negli Stati Uniti la carta di credito è molto in voga e il suo utilizzo è andato crescendo, fino a superare di gran lunga la soglia di un uso ragionevole. Ogni volta che si acquista con una carta di credito, si contrae un debito che verrà ripagato dal contraente con gli interessi. Un uso moderato della carta di credito impone che si ricorra ad essa solo quando non si hanno sul momento i liquidi necessari; si contragga, quindi, il prestito evitandone ulteriori se il primo non è stato ripagato o se non c’è una reale disponibilità di liquidità. Purtroppo questo limite è stato superato e le cause sono, a mio modo di vedere, essenzialmente due :

  • la spinta a consumare sempre di più e il bombardamento pubblicitario, che hanno modificato la società e le menti delle persone fino al punto da radicare in loro una spinta compulsiva all’acquisto. Il modello economico attuale, sostenuto dalla pubblicità (ma forse si potrebbe dire sempre più spesso diretto da essa), crea nelle persone bisogni che non esistono, modelli di vita auspicabili, immagini di successo e realizzazione personale che, guarda caso, possono essere raggiunte solo comprando certi prodotti. Io credo che basti poco per realizzare che il mondo che la pubblicità ci presenta sia un mondo ridicolo, surreale e diabolico nello stesso tempo, eppure la maggior parte della gente non si ferma neanche un istante a riflettere e lascia che i messaggi veicolati penetrino sempre di più, più o meno consciamente, nei propri pensieri. Personalmente, sono arrivato alla banalissima conclusione che sia sufficiente spegnere definitivamente la televisione per depurare la propria percezione del mondo dalle continue perturbazioni che giungono a minarla, perturbazioni rappresentate, appunto, dalla pubblicità (e da troppa informazione poco strutturata e appiattita NdA)
  • la possibilità di utilizzare illimitatamente, o quasi, la carta di credito, superando le capacità che ha l’utilizzatore di ripagare i debiti contratti. Questo ha portato alla malsana abitudine (permessa dalla legge) di ottenere altre carte di credito per pagare i debiti contratti con la prima, il che significa che si apre un debito per compensarne un altro e così via, in un gioco di scatole cinesi potenzialmente infinito

 

Gli effetti della crisi dei mutui sono sotto gli occhi di tutti; il tracollo della finanza (gli indici di borsa hanno dimezzato il proprio valore rispetto all’anno scorso) sta indebolendo fortemente l’economia reale e il meccanismo si sta inceppando ad una velocità incredibile. L’industria automobilistica è quella più importante in tutto il mondo e sta subendo, in questo 2008, un vero e proprio tracollo che sta accelerando. Le vendite di automobili nei soli Stati Uniti sono scese in novembre, rispetto al novembre 2007, di circa il 36% e le 3 maggiori case automobilistiche americane, ovvero la General Motors, la Ford e la Crysler sono sull’orlo della bancarotta. Tutte le altre case mondiali sono messe un po’ meno peggio ma se le vendite non torneranno su livelli sostenibili presto (ovvero nei prossimi mesi) la loro situazione precipiterà. In Italia in novembre 2008 è stato immatricolato il 30% in meno di automobili rispetto ad un anno prima, in Spagna addirittura il 50% in meno. Questi sono dati sicuramente da conclusione dell’egemonia del mercato dell’auto; se esisterà in futuro ancora, sarà qualcosa di molto diverso e più piccolo. Questo perché certi cali non sono assolutamente ammortizzabili dalle industrie, né mettendo in cassa integrazione gli impiegati, ne facendosi prestare ingenti somme dallo Stato (come si auspica), ma in ogni caso la “mutazione” profonda e strutturale dell’industria dell’auto è già iniziata. E poiché questa è l’industria principale a livello mondiale, è ovvio che una sua mutazione vedrà i propri effetti propagarsi a tutti gli altri campi, che già sono provati dalla crisi.

Purtroppo la crisi dei mutui non è l’unica, nell’ambito economico-finanziario. Si prospetta quella delle carte di credito per i motivi che ho già citato. Quando le insolvenze sui debiti contratti diventeranno troppe, le scatole cinesi verranno aperte. E si scoprirà così che il debito contratto da Mr Smith sulla carta di credito A, la sua prima carta, sta venendo ripagato dalla carta di credito B, il cui debito viene ripagato dalla carta di credito C, e così via, ma alla fine della catena Mr Smith i soldi per pagare tutti i debiti e i loro interessi non li ha assolutamente. Le banche subiranno un altro durissimo colpo, anche più grave di quello dei mutui subprime, perché in quel caso c’era il valore delle case pignorate, seppur ridotto, a ripagare in parte il debito concesso e non restituito. Nel caso delle carte di credito, invece, non ci sono garanzie. Se si considera, inoltre, che vi saranno sempre più insolvenze poiché la gente sta perdendo il lavoro, la situazione si fa nera.

Rimettere in sesto il sistema economico finanziario secondo i soliti e orami superati paradigmi della crescita, dell’investimento continuo, della pubblicità, del consumo esagerato di risorse umane, ambientali ed energetiche, non è possibile, perché questi sono i motivi che stanno portando alla sua distruzione. Urge ripensare ad un nuovo sistema produttivo ed economico, se si vuole uscire veramente dalla crisi e non limitarsi a rattopparla salvo poi ripiombare in una ancora peggiore, fra qualche anno, fino a raggiungere il punto di collasso definitivo. Si parla tanto di etica nella finanza ma già parlarne ora, con la pancia ancora piena, non mi sembra molto etico. Adesso servirebbero regole, idee pratiche, buon senso: questo rappresenterebbe una svolta etica, non propagandata. Tremonti invoca l’etica come se si trattasse di uno strumento, ma essa è molto di più, senza fare i moralisti. E fino ad oggi non ci siamo dimostrati capaci di comprenderla; non capisco quindi con quale diritto la possiamo invocare. Forse dovremmo provare ad impararla, ma allora smettiamo di parlarne e passiamo ai fatti concreti.

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