Ancora in sella, nell’autunno incipiente

Non è che tutti i sabati vada in bici, soprattutto nel semestre “freddo”, da settembre a marzo, e che include i quattro mesi più “difficili”, novembre, dicembre, gennaio e febbraio, avari di sole ma in compenso generosi in quanto a temperature basse e precipitazioni. E infatti non ci vado, anche perchè in genere, a seguito di un cicloviaggio estivo (tra l’altro quest’anno più impegnativo e lungo della media dei precedenti), non sento tutta questa voglia di pedalare. Tuttavia stamattina, con calma, dopo una buona dormita che mi ha permesso di onorare come si deve la chiusura della settimana lavorativa, sono saltato in sella per trascorrere una giornata all’aria aperta e ho fatto bene.

Una densa foschia, che denota il cambio di stagione, accompagna il risveglio, qui a Torino, da almeno una settimana. Negli ultimi giorni l’aria si è fatta più pungente e i colori si sono smorzati, mentre la durata del giorno è ormai drasticamente ridotta. Sulla mia bicicletta attraverso il centro città quando l’ora non è più “giovane” ed è tutto un brulicare di auto e persone, sempre dall’aria un po’ tesa e indaffarata, nonostante oggi sia sabato. Giunto sul lungo Po, attraverso il fiume e prendo in direzione del Colle della Maddalena, la località più alta della collina torinese, grazie ai suoi generosi 700 metri di altitudine. Quota che garantisce, in inverno, nevicate più abbondanti rispetto alla pianura e la possibilità di osservare un panorama unico sulla catena alpina che, come un abbraccio, cinge la città e la campagna circostante. Lasciato il Colle viro in direzione dell’Eremo, un po’ più in basso, e scelgo di percorrere la strada che mi conduce alla Basilica di Superga (anno di inaugurazione: 1731, quota 645m), fra alti pini e boschi di latifoglie. Fa fresco nelle zone in ombra mentre al sole si sta ancora bene. La collina di Torino è molto bella: tutt’altro che facile e dolce, presenta in questo tratto pendenze montane e anche, a mio avviso, una buona varietà, essendo poco uniforme e anzi “grinzosa”, quindi generosa di dislivelli impegnativi e di panorami sorprendenti. Facile ritrovarsi in una valle stretta che, improvvisamente, si apre permettendo allo sguardo, prima limitato entro spazi relativamente angusti, di aprirsi verso la pianura, su un altopiano livellato oppure, se la giornata è limpida e si guarda in direzione nord ovest, verso le Alpi. Mi muovo in questo contesto fino a Baldissero, grazioso paese che conserva ancora una forte impronta di ruralità, poi punto verso Castelnuovo Don Bosco e percorro strade a bassa intensità di traffico, che si srotolano sui fianchi di dolci pendii e ne seguono il profilo armonioso e ondulato. Pedalo in scioltezza, fra curve e pendenze piacevoli, mai troppo impegnative, e discese scorrevoli, senza sentire mai la necessità di darci dentro, anzi apprezzando quest’atmosfera quieta, silenziosa, di fine estate, ovattata, tiepida, avvolgente. Da Castelnuovo, che sorge su un’altura e ha dimensioni superiori a quelle dei borghi circostanti, mi dirigo verso sud-sud ovest; affronto la salita che mi porterà a Buttigliera d’Asti, riconoscibile dal suo campanile che sorge alla sommità di un’altura. Purtroppo la “skyline” del campanile e del borgo che lo circonda è rovinata dalla presenza di un condominio tozzo, ingombrante e squadrato che sorge nelle vicinanze ed è visibile da qualsiasi punto d’osservazione. La vegetazione registra e manifesta il cambio di stagione in corso: gli alberi hanno ancora tutte le foglie o quasi, ma sulle loro chiome inizia a comparire una spruzzata di giallo e arancione, mentre i campi di granoturco hanno raggiunto la maturità e il loro colore è caldo e invitante, così come i loro frutti, pronti per essere raccolti. Attraverso quindi Riva presso Chieri e, successivamente, Poirino, cittadina con un pregevole centro storico, in posizione lievemente sopraelevata rispetto alla trafficata arteria principale, e che presenta, oltre al campanile che svetta sull’abitato, alcune palazzine fra cui ne spicca  una in particolare, perchè risale all’epoca tardo medioevale e presenta fini decorazioni. Il tratto che conduce a Moncalieri, città adagiata sulle propaggini meridionali della collina di Torino e ormai a ridosso della metropoli, dispensa un traffico crescente e un paesaggio sempre meno rurale e più industrializzato: fra torrenti e campi di mais sorgono, senza alcun ordine e disciplina, qua e là, capannoni industriali, distributori di benzina e infrastrutture di vario tipo. Spuntano così, privi di grazia, anonimi, senz’anima insomma,  incapaci di inserirsi in qualsiasi contesto che non sia quello urbano-industriale-artificiale, legittimati dal proprio ruolo di fulcro delle necessarie e sacrosante attività produttive, che insieme costituiscono la vera religione della società tecno-consumistica odierna alla quale tutto è sacrificabile. Attraverso il centro della città per la seconda volta nella giornata e, dopo 111km, giungo a casa.

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