Tappa 24 – Jemnice – Jindrikuv Hradec

Voto 9.5
Km 78

Jemnice ha una bella piazza centrale, un palazzo reale e poco altro, ma la vita che vi si conduce mi è parsa molto ritirata. Ieri sera, ad esempio, dopo aver trovato una buona camera, ho camminato un po’ alla ricerca di un luogo dove mangiare ed ero l’unica persona per strada.
Lasciata la cittadina mi muovo in alta collina ed è tutto un susseguirsi di boschi, a tratti fitti, odorosi e ombrosi, coltivazioni di grano e, in misura minore, di mais. Faccio molta fatica per via delle pendenze, che non sono niente male aggirandosi su valori intorno all’11/12%, ma anche a causa di una certa stanchezza accumulata, che ha reso fiacco il ritmo della pedalata. Dopo 2400 km, molto dislivello e tanta poggia ho bisogno di un po’ di riposo.
Slavonice è molto carina, un mix riuscito di medioevo e stile architettonico nord europeo. Continuo a prendere e perdere quota incessantemente e osservo la presenza di molti laghi, anche nei pressi dei villaggi. La mia rotta interseca la ferrovia a scartamento ridotto, che parte da Nova Bystrice, nel punto in cui sfiora la riva di un lago e nel momento in cui è attraversata da un trenino: le due carrozze trainate da una motrice verde sembrano quelle della Lego, con le ampie finestre e la colorazione rosso e bianco.
Verso le 18, ormai spremuto, arrivo a Jindrichuv Hradec, che mi impressiona per la varietà dell’architettura in cui si mescolano stili diversi, in cui comunque l’elemento nord europeo mi pare predominante. Trovo una camera per la notte cenando in un ristorante in centro. C’è movimento qui, la gente affolla i pub e in piazza si suona. Ho così modo di osservare di più questo popolo e di trovare conferma alle mie prime impressioni, ossia che si tratti di un gente vitale, composta, scherzosa, forse timida e molto unita. Le persone non si scrutano, non c’è malizia nei loro sguardi, non fanno a gara a chi possiede di più e non si invidiano, semmai hanno un sano desiderio di divertirsi senza estremismi. Non sembrano afflitti, direi, dalle nevrosi, dalle ansie e dalla solitudine esistenziale dei consumatori occidentali.

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