Tappa 13 – Castello Lavazzo – Mestre

Voto 8
Km 128

Il tempo sta peggiorando e alla mia partenza sembra che voglia scatenarsi il finimondo. Cosa che, in effetti, accade durante la salita per la tristemente famosa diga del Vajont: un nubifragio si abbatte sulla zona e l’unica opzione sensata è allontanarsi in fretta, cercando di schivare il nucleo temporalesco che sta imperversando. Scendo quindi a valle e seguo la strada per Ponte Nelle Alpi. La scelta si rivela fortunata e l’intensità della precipitazione diminuisce. Queste zone sono belle, peccato vederle in circostanze simili: montagne basse, laghi, paesi finalmente autentici e non fortemente rimaneggiati, né ammodernati o  dotati di chissà quali infrastrutture per il turismo di massa. Le abitazioni, tutte simili, sono basse e con i muri spessi, mentre le finestre sono piccole, per non fare entrare il freddo. Esistono ancora semplici osterie da queste parti, dove ci si saluta tutti e le insegne non esistono: la scritta, bella grossa e rossa o marrone, è dipinta direttamente sulla facciata che dà sulla strada.
A tratti piove molto forte, ma quando arrivo a Vittorio Veneto, ormai in pianura, sembra schiarire. Questa cittadina è un gioiello di architettura veneziana e per me un’autentica sorpresa in una giornata difficile; da qui in avanti, su tutta l’arteria che percorro, compaiono meravigliose ville storiche, di vari stili, spesso circondate da un parco che ne esalta la bellezza.
Sul perché, invece, l’architettura moderna sia così schematica e arida, priva di bellezza, ho un po’ di idee che prima o poi esprimero’.
Treviso è la seconda sorpresa, ancora più grande. Le mura della città sono per buona parte presenti e, una volta varcato il magnifico portone d’ingresso, si osserva una città antichissima, costruita in epoche successive e dagli stili diversi, dal medioevo in avanti. Ci sono anche dei canali che permettono la rotazione di alcune ruote appartenenti a mulini alimentati ad acqua, ancora funzionanti. Poi palazzi ottocenteschi, gallerie e vicoli; chiese, torri e porticati.
Il cielo, intanto, si fa nero pece: lascio la città e inizia a piovere a dirotto, fino al mio arrivo in un campeggio di Mestre, quando sembra che il maltempo voglia prendersi una pausa.

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