Tappa 11 – Campitello – Cortina

Voto 9
Km 66

Questa notte ha piovuto, ho sentito le gocce cadere fitte sul telo esterno della tenda, più volte. Al risveglio fa freddo, ci sono 14˚C. Oggi scalo il Passo Pordoi e so che ci sarà da soffrire, fra tempo avverso e dislivello, con i 2239m del valico. La salita, tuttavia, all’atto pratico non presenta pendenze significative grazie anche ai numerosi tornanti, sempre numerati e con l’indicazione dell’altitudine.
Passata la località di Precol, 1926m, inizia a piovere in modo più deciso, ma al passo la precipitazione è leggera. Fa freddo però, la temperatura è inferiore ai 10˚C e sono circondato da nubi basse, che limitano nettamente la visibilità. Dopo una squisita fetta di torta sacher gustata al bar del rifugio, inizio la discesa e comincia a piovere forte. Ho freddo e c’è una fitta nebbia, quindi procedo a bassa velocità, pedalando lo stesso per tenere attiva la circolazione e riscaldarmi.
Giungo ad Arabba, 1600m, dove c’è qualche grado in più, e scendo infine sui 1450m, nella valle del Col di Lana. La pioggia, intanto, ha mollato un po’, le nubi si sono alzate e mi rilasso, a tal punto da iniziare a sentire un improvviso senso di benessere. Questa stretta valle, così silenziosa e riparata, trasmette davvero tale serenità, con la vegetazione e l’aria finissima e profumata? Sto così bene e in armonia da affrontare la salita al passo Falzarego senza alcuna tensione, né fretta: impieghero’ il tempo che ci vorrà.
Ad un certo punto le basse nubi lasciano, sul versante opposto al mio, qualcosa più di uno spiraglio ed ecco apparire dal niente, come un fantasma, il Castello di Andraz, semplice e massiccio, una torre squadrata eretta su una protuberanza rocciosa e le mura. Tetro e affascinante, soprattutto con questo tempo, domina la valle in alto e in basso, impossibile sfuggire alla sua guardia.
Continuo a pedalare, guadagnando quota, e riprendono le precipitazioni. Poi, improvvisamente, per una combinazione di curve e posizione, lo sguardo trova una via diretta sino al limite superiore della valle e dunque vedo il passo… sembra un enorme muro, come una diga ma non curvo, alto, con la strada che vi si arrampica spezzata in segmenti a formare un tracciato a zigzag; e sopra, seminascosto dalle nubi, il massiccio imponente che sovrasta la valle, con la sua roccia rosa macchiata di un nero che sembra colare verso il basso. La figura fa impressione e mette soggezione, anche perché la forma stretta della valle esalta la percezione della verticalità. Più da vicino, assomiglia ad un mostro gigante addormentato, ha anche due fori che paiono narici, in una le auto vengono inghiottite, dall’altra fuoriescono… È in contesti simili che si riscopre in sé, forse, una atavica tendenza a credere alle favole, agli gnomi, ai mostri, a tutto ciò che è fantastico e irrazionale.
La discesa dalla quota di 2117m del passo di Falzarego è lunga e fredda e spettacolare. Giungo a Cortina provato, infreddolito ma emozionato, e monto la tenda in una struttura semplice ed economica.

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