Tappa 6 – Valdisotto – Prato allo Stelvio

Voto 9
Km 54

Oggi finalmente ho affrontato la scalata al Passo dello Stelvio, il secondo valico più alto d’Europa con i suoi 2758 m, ed ecco il resoconto. Lasciata Valdisotto, pedalo sullo splendido altopiano in cui mi trovo, contorniato da vette innevate, per la breve distanza che mi separa da Bormio, dove invece inizia la salita. Scelto il bivio per lo Stelvio, la valle si presenta da subito stretta, profonda e decisamente rocciosa, con una vegetazione piuttosto bassa, ben adattata a questo ambiente aspro e duro: niente a che vedere con i panorami dolci e gli alti e odorosi pini visti ieri, nella salita al Passo Gavia. In compenso, i tornanti iniziano a susseguirsi presto, dettando il ritmo della pedalata (nel mio caso piuttosto basso…). Ognuno riporta numerazione e quota: non so se considerarlo un aiuto o una condanna, specialmente all’inizio. Opto per l’aiuto e così inizio a osservarli: al numero 35 sono a 1597m di quota, al 24 (se non ricordo male) sono già a 1976m. Alcune gallerie offrono riparo momentaneo da un sole decisamente vivace ma spesso dentro le stesse filtra così tanta acqua proveniente dalla montagna che pare piovere: grosse e gelide gocce offrono un deciso refrigerio. Superati i 2000 di un soffio, un punto ristoro mi offre l’occasione per una pausa. La ripartenza è comunque dura. Queste montagne appaiono imponenti, hanno un aspetto deciso e burbero, sono fatte di roccia stratificata che disegna geometrie bizzarre sulla loro superficie rugosa. Compaiono i primi nevai che, sciogliendosi, alimentano numerosi corsi d’acqua. C’è un punto in cui la montagna sembra piangere perché da un fazzoletto di verde circondato da pietre sgorgano dal nulla due torrenti, che altro non possono fare che gettarsi verso il basso formando due cascate. A quota 2200 si finisce su un altopiano che permette allo sguardo di spaziare e al mio fisico di rifiatare un po’. Poco dopo, però, la numerazione riparte e con essa i tornanti. Gli ultimi 4 km sono durissimi. La bici sembra essere diventata più pesante, in realtà sono io ad essere stremato. Tornante numero 10: sono a 2500m, ancora 250 m di dislivello alla fine. Tornante 5: mancano un paio di km di strada da coprire. Non so se sia meno peggio pensare al dislivello o alla distanza da colmare. Vedo la destinazione, proprio lassù, sul passo, con i suoi caseggiati. Qui i nevai sono estesi e spessi, fatti di neve dura, compressa, e con questo sole accecano. Ancora 500m di strada e un paio di tornanti ed è fatta. Ora ci sono i segni sull’asfalto ad indicare la fine di questo supplizio. 200,  150, 100 metri, eccomi, sono arrivato! C’è una marea di gente, giunta qui principalmente con auto sportive e motociclette di grossa cilindrata. Mangiano e ridono di gusto, godendosi la giornata limpida. I ciclisti, invece, sono silenziosi, ma sui loro volti stanchi e sereni si legge soddisfazione. Io parcheggio la mia bici carica vicino alle motociclette, un po’ per burla, scatto qualche foto e cerco ristoro.
La discesa è molto più panoramica della salita: il massiccio dell’Ortles, con i suoi 3906m e i ghiacciai imponenti catalizza l’attenzione di tutti. E poi ci sono le curve, i boschi fitti, cascate e neve, che scendendo di quota scompare. Giungo infine ai 930m della località di Prato allo Stelvio, dove campeggio.

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