Viaggiare in solitaria

P1130134Negli ultimi anni mi è capitato spesso di viaggiare da solo e, devo ammetterlo, più per mia volontà che per mancanza di una possibile compagnia. La prima volta il tentativo fallì, perchè la rottura della catena, in una salita piuttosto ripida, mi fece desistere dopo aver percorso una settantina di chilometri, rinunciando al giro ad anello di 4 giorni fra Piemonte e Liguria che mi ero proposto. Giudicai successivamente tale capitolazione troppo frettolosa, perchè avrei potuto spendere qualche ora per cercare un riparatore, magari sacrificando parte del tragitto, piuttosto che arrendermi al primo imprevisto. Sarebbe passato più di un anno prima di riprovarci, con l’aggiunta di questa consapevolezza, molti chilometri in più nella gambe ed un cicloviaggio in compagnia che aveva Amsterdam come punto d’arrivo.  E l’occasione si ripropose, decisamente ampliata nel chilometraggio e negli obiettivi, nell’estate del 2011, in cui percorsi, in completa solitudine, oltre 2700km a zonzo fra l’Italia settentrionale e centrale. Tra parentesi, è in seguito a questa esperienza che sono giunto alla conclusione che il nostro è innanzitutto un paese Montuoso, con la maiuscola, sì. Forse non è una grande scoperta, perchè basta consultare un atlante per acquisire il dato oggettivo, tuttavia la fatica che si prova nel percorrerlo in bici chiarisce e arricchisce decisamente il concetto, donandogli una certa profondità…

Quali elementi sono riuscito a trarre dall’esperienza di 3 anni fa, a cui sono seguite quelle analoghe nei due anni successivi, affrontate nella stessa modalità? La prima conclusione è che viaggiare da soli è bello, bellissimo, perchè è più intenso. Tutto ciò che accade coinvolge te, che sei l’unico attore e spettatore del viaggio, non c’è nessuno con cui diluire le esperienze, belle o brutte che siano. Ti troverai solo davanti ad un tramonto spettacolare, rapito dai colori e dalle ombre, sarai solo in una lunga salita, faticosa ma, accidenti, talmente panoramica da meritare sempre più soste; ti smarrirai  fra le bellezze di una città d’arte e cercherai di non perdere nulla di tutto ciò che puoi cogliere; sarai progressivamente più concentrato e attento e scoprirai di essere attratto da tanti elementi in più, che bussano alla tua percezione e che si fanno spazio dentro di te, arricchendoti. Tutto ciò si accresce progressivamente, con l’aumentare dei chilometri percorsi,  con lo scorrere del tempo, con il manifestarsi del tuo cambiamento, perchè viaggiare è anche cambiare, forse soprattutto questo, e da soli si cambia di più. Dunque si è meno condizionati, più liberi, anche più smarriti, più preoccupati, più entusiasmabili. Un’opportunità, il confronto individuale con gli elementi, che nel viaggio in compagnia non si coglie, se non nei momenti, appunto, di solitudine.

Un’altra osservazione. Da solo, vai dove vuoi, cambi direzione in qualsiasi momento, imposti tu la partitura. Si tratta di creare e dirigere il viaggio, modellandolo, anche in fase di svolgimento, sulla base di quel che ti piace e che vorresti vedere o fare. Non c’è alcun compromesso a cui giungere per accontentare un po’ tutti. Le esperienze passate serviranno per progettare i viaggi futuri, perchè, ricordandole, potranno costituire una sorta di mappa dei tuoi gusti e inclinazioni. Quindi viaggiare è anche conoscersi e questo serve per poter scegliere bene per sè, in futuro. Per avere anche delle opzioni in più, epandendo il campo delle alternative e rendendo più remota la possibilità di non trovarne.

Viaggiare da soli, poi, è introspezione, è riflettessione ed è poterlo fare senza troppe interruzioni. Credo che, per qualche misteriosa ragione, la bicicletta faciliti questa pratica. La leggerezza di spirito che scaturisce da abbondanti pedalate è inversamente proporzionale alla stanchezza che ne deriva, eppure vince sempre la leggerezza. Si guadagnano buonumore e brillantezza che favoriscono la tendenza a riflettere e che migliorano il rapporto con la “strada”.

Potrebbe sembrare che questa modalità sia priva di difficoltà, ma non è così. Tralasciando il discorso relativo agli inconvenienti, che possono sempre capitare (vedi sopra) e che necessitano di una buona dose di fiducia, pazienza e determinazione per essere affrontati con successo, evitando di andare in escandescenza alla prima nota stonata, è possibile soffrire di solitudine, magari quando avresti voglia di comunicare, condividere impressioni, gioie e delusioni con qualcuno che conosci bene e con cui sussiste una certa sintonia. A volte, alla sera, passeggiando per le vie di qualche bel centro storico, ho avuto bisogno di compagnia, non una qualsiasi per fare un po’ di chiacchiere, ma una con cui intendersi e con cui ci sia affinità. Ci si può stufare di se stessi come di chiunque altro, credo, e alla fine ciò che più manca è il confronto con l’altro. L’auto-conoscenza va bene, ma non sempre si ha voglia di tornare sulla stessa materia. E poi mancano la dimensioni dello scherzo, del divertimento, lo scambio di impressioni a caldo… anche osservare le altrui reazioni e i differenti punti di vista, imparando, può costituire un’occasione di crescita aggiuntiva.

Insomma, una compagnia ben rodata ti protegge, di distrae, ti diverte. E’, in parte, un filtro che rende l’esperienza meno forte e impegnativa, ma nello stesso tempo è fonte di calore umano, è una prova di condivisione e di socializzazione, da intendere in un senso un po’ più profondo, seppure fondamentale, del sentirsi a proprio agio con gli altri. Tuttavia, il viaggio in solitaria in pratica non è mai tale, perchè è vero che manca il microcosmo protettivo della compagnia, ma per quadagnare in realtà uno spazio nel ben più ampio mondo degli incontri casuali lungo la strada, da intendere sia come spazio fisico che come metafora del viaggio, con tutta l’imprevedibilità e la ricchezza di esperienze che sa dispensare anche abbondantemente. Ed è una bella sperimentazione, che giudico positiva, grazie all’umanità che ho riscontrato più volte. Consigli, gentilezze, curiosità, anche accoglienza sono frutti che vengono ancora offerti al viaggiatore solitario, nonostante tutto.

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