Venaria – Ricetto di Candelo (Biella)

Sabato, 7 giugno 2014.

Finalmente, dopo averla più volte rimandata causa tempo incerto, sono riuscito a compiere la “traversata” fino al Ricetto di Candelo, antico insediamento fortificato, di cui si hanno tracce a partire dal XIV secolo, che sorge alle porte di Biella. Alle 8,10 del mattino sono già in sella e la giornata si preannuncia piuttosto calda; è infatti giunto alle nostre latitudini, da meno di un giorno, l’anticiclone africano, il nuovo protagonista, seppur a fasi alterne, delle estati italiane da più di una decina d’anni (chi si ricorda l’estate del 2003?), capace di far schizzare verso l’alto le temperature di diversi gradi rispetto alla media assieme a tassi d’umidità elevati. Seguendo prima la ciclabile lungo il Po fino a Settimo e percorrendo poi la statale che passa da Gassino, giungo a Chivasso, da cui prendo la provinciale che passa per Torrazza Piemonte, Saluggia e Livorno Ferraris, già in provincia di Vercelli e che diede i natali a Galileo Ferraris. Questa non è l’unica sorpresa perchè la cittadina ha anche un bel centro storico, reso vivace dal mercato del sabato. Il paesaggio ormai è quello piatto tipico delle risaie; non eccezionale ma tranquillo e rurale; la strada che percorro è poco trafficata, scorrevole e riesco a tenere una buona media sui 25 km/h. L’ultima città attraversata degna di nota nel vercellese è Santhià. Abbandonata quest’ultima, mi dirigo verso nord ed entro in provincia di Biella. Il paesaggio inizia ad essere collinare e quindi diventa più vario e interessante. Visito anche il borgo di Salussola, adagiato sul cocuzzolo di una collina e di chiare origini medioevali (degna di nota è la porta di ingresso), lasciato il quale inizia ad avvertirsi la vicinanza con il centro produttivo di Biella: la campagna lascia spazio progressivamente ai capannoni per svariati chilometri. Ad occhio, circa un terzo di essi è in stato di abbandono, mentre alcuni sono occupati per metà soltanto. Giungo a Candelo, alle porte di Biella, intorno alle 13, e visito il famoso Ricetto, che si presenta come un villaggio di case semplici in legno, pietra e mattoni circondato da mura, dalle dimensioni complessive di appena 110 x 120 metri, in perfetto stato di conservazione. Data l’ora, le sue strade, che l’attraversano in linea retta da una parte all’altra, e che si concludono sempre contro la cinta muraria, sono semideserte; tuttavia noto numerose botteghe. Pare che molti artisti preferiscano dedicarsi alle proprie attività in questo luogo, che è stato scelto, data l’atmosfera, anche come ambientazione per diversi film.

Al ritorno, passo da Sandigliano, Cerrione e salgo sulla Serra, la collina morenica dell’eporediese. Ormai fa molto caldo ma la vegetazione crea un po’ d’ombra, a tratti.  La stada in discesa supera Piverone ed è costeggiata da vigneti, che adornano il versante che dà sul lago di Viverone, parzialmente nascosto da una foschia eccessiva che limita lo sguardo e smorza i colori. Da Azeglio seguo le indicazioni per Strambino, Candia e Caluso. Un lungo rettilineo mi conduce nuovamente a Chivasso e, dopo una trentina di chilometri, resi difficili sia dalla stanchezza che dal ritrovato traffico, giungo finalmente a casa. 190 i chilometri percorsi.

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