Non è male questa vita, ma…

matelica

Sì, penso che non sia male la vita che faccio. Nonostante molte cose siano migliorabili e i motivi per cui lamentarmi non manchino, beh, in fondo le più importanti sono al loro posto. Mi riferisco a quelle che non possono non esserci, i cardini su cui si poggia l’esistenza; facile individuarle, no? Ne elenco qualcuna, giusto per: al primo posto figura il lavoro (“con la crisi che c’è di che ti lamenti?”), poi la salute (a 34 anni non manca di certo, ma è meglio ricordarselo e ringraziare che non si sa mai…), un po’ di svago (eh gli amici e le serate) e così via. Ogni tanto, a dire il vero, mi sembra manchi qualcosa, che tutto sappia un po’ di preconfezionato, di già deciso, ma poi qualche soddisfazione fa da contrappeso e mi conferma che la strada è quella giusta, che è tutto in ordine, si tratta solo di paranoie passeggere. Massì, mi dico, sai qual è la verità? E’ che non siamo mai contenti! Tutti quanti. Pensa, ad esempio, al lavoro, che va bene, ma di cui cogli troppo spesso l’occasione per lamentarti… quei fastidi quotidiani che turbano la tua concentrazione e l’umore, cosette che se si fosse più duttili, se ci si adattasse di più, beh, anche loro si smorzerebbero… accetta, impara a essere più malleabile e il mondo ti sorriderà. La strada è già segnata, ben evidente, altri, in tantissimi, prima di te ci sono passati e hanno solo dovuto impegnarsi, seguire il solco già tracciato. In cambio hanno ottenuto una posizione sociale, una certa tranquillità, pochi rischi e una famiglia. I più anziani anche una pensione…

Già, non è male la vita che faccio.  Eppure, non appena pronuncio questa frase che ha il vago sapore di una sentenza, un pensiero diametralmente opposto, dal gusto amaro, deciso, si fa strada: guarda che la fregatura sta proprio nel pensarla così. Il pensieraccio non mi abbandona e anzi rincara la dose: ma non vedi che è tutto pronto, preconfezionato? Una moltitudine c’è passata, impossibile deviare da lì! E’ un percorso che non ti concede libertà di scelta e pertanto, in cambio della tranquillità che offre, richiede l’accettazione incondizionata delle regole, il sacrificio di sè, un esercizio inutile e dannoso di adattamento (ma retribuito). Richiede, poi, la capacità di separare la nostra coscienza in tante personalità disgiunte, a seconda delle occasioni: al lavoro, con gli amici, in famiglia, negli hobby, vissuti solo come svago o come attività rigenerante. Mi sono sempre chiesto come facessero le persone ad essere così diverse nel lavoro e nella vita privata, o con gli amici. Ora l’ho capito, forse.

Tornando agli hobby: ma chi l’ha detto che debbano essere soltanto uno svago, da vivere nei ritagli di tempo, magari intrapresi con un serpeggiante senso di colpa? Gli hobby vissuti così sono passioni troncate sul nascere, appena accennate, costrette a non crescere mai, a non diventare mai adulte. Un germoglio è bello da vedere ma un albero è tutta un’altra cosa.

E’ tutto già pronto, basta convincersene. E farsi convincere, ad esempio, da quel senso di serenità che proviene dall’esterno, dalla TV e dai giornali, che anche quando parlano di guerra, ti fanno impietosire e disgustare alla vista del sangue ma mai incazzare, non sia mai che qualcuno capisca veramente di che cosa si sta parlando, ovvero di gente innocente che muore per gli interessi di pochi. E quando scoppia l’ennesimo scandalo che vede coinvolto il solito gruppo di politici, c’è sempre qualche opinionista che, nonostante tutto, riesce ancora a simulare stupore. E le tasse, che paiono essere l’unico vero problema per la popolazione? Quella rabbia repressa dovuta alla sensazione di essere spremuti, ma mai fino in fondo, mai da farci indignare per davvero, in modo da lasciarci sempre un po’ di respiro e indurci a reprimere una volta ancora la rabbia, che in fondo la vita non è così male, per noi.

Meno male che c’è il weekend, dopo una settimana di obblighi, doveri, notizie che ci appesantiscono solo lo spirito. Per chi è bravo, due giorni che, se ben spesi (sapendo che cosa ci piace, ci interessa, ci fa star bene), magari al mare, in montagna o in qualche museo, rigenerano, sì, ma di cui non riusciamo a coglierne la fecondità, le potenzialità, l’occasione per trasformare i nostri hobby in passioni… sia perchè il weekend è troppo breve, sia perchè non ne siamo capaci, ammettiamolo. Troppo indaffarati, distratti, disordinati, connessi.
Sì, non è male la vita che faccio, ma se investissi un po’ in me stesso al di fuori di essa, credendoci, uscendo dagli schemi, potrei, forse, iniziare a scorgere le enormi possibilità che un’altra vita offrirebbe.

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2 risposte a Non è male questa vita, ma…

  1. Sara ha detto:

    E l’amore?
    Dov’è?
    Ho appena terminato “Il deserto dei Tartari”…
    Giovanni si è spento così, in una locanda, con un sorriso disegnato sulle labbra…
    un riso amaro…che a me piace pensare essere un ghigno…
    Poi stasera mi hanno consegnato un libretto di motti tibetani…campeggia in copertina questa scritta…”se non sei felice è tutta colpa tua”.
    Sic est.
    Ma l’amore?
    Notte
    S.

  2. Fabio Saracino ha detto:

    Ciao Sara, ottima osservazione, in effetti non cito mai l’amore in questo post. Chissà dov’è… 🙂 tuttavia qui è meglio che non ci sia, perchè non vorrei venisse considerato come l’elemento risolutore, o che fa pendere la bilancia a favore di una scelta o di un’altra. Non è così, non è questo il suo ruolo naturale. Intendo dire che non deve riempire certi vuoti, ci vuole altro per farlo, un’altra vita. Concordo con il titolo del libretto di motti tibetani, perchè mette l’accento sulla responsabilità personale che abbiamo nei confronti delle nostre vite. Ciao e grazie!

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