Uscire da soli. La bici, di sera.

volterra

Un post non pubblicato e cancellato erroneamente, può sopravvivere due giorni e mezzo nell’immaterialità? Qualcosa sicuramente si salva e può reincarnarsi in una nuova forma…

Giubbetto catarifrangente, casco e via verso il centro, il venerdì sera, in bicicletta! Un’idea giunta non improvvisamente, sapevo che prima o poi l’avrei fatto, ma  stasera sono solo, perchè non approfittarne? Qualche ora fa un po’ di pioggia ha rinfrescato, tuttavia  le nuvole hanno lasciato spazio ad ampi squarci di sereno; dai contorni così frastagliati e illuminate dalla luna, sembrano intonaco che, scrostandosi, rivela un improbabile muro sottostante drappeggiato da puntini luminosi.

Dunque sono in sella ora, percorro le strade semideserte della periferia nord occidentale della città e mi sento più sicuro che di giorno, quando queste stesse vie sono invase dalle auto. Il contatto con l’aria fresca mi permette di constatare un fatto piacevole: il profumo che proviene dalle cucine! Ormai l’ora di cena è passata, gli uomini sono davanti alla tv o a fumare sul balcone, mentre le donne sparecchiano la tavola; grazie però al mezzo che ho scelto, rifletto sul fatto che non è vero che qui c’è il vuoto; la vita, quella fatta di gesti semplici e di relazioni, scorre anche da queste parti, solo che lo fa in maniera discreta, nascosta di giorno dal trambusto del traffico e nascosta di sera nello spazio rassicurante del proprio appartamento.

Nel giro di pochi chilometri giungo in centro, che è ovviamente su un altro livello, bello non solo perchè da qualche anno a questa parte costituisce un punto di aggregazione per Torino, città per troppo tempo costretta nel limitante ruolo di ingranaggio della macchina produttiva e poco più, e adesso finalmente capace di offrire la possibilità di una vita sociale da consumare nelle frequentate piazze, portici e vie pedonali; è bello anche per la sua architettura barocca, così sinuosa e varia; è bello perchè è qui che si vedono la città del domani, le nuove tendenze, abitudini, mentre il resto della metropoli insegue.

Ho tempo di osservare e di riflettere su queste cose mentre giro con la bicicletta, intrufolandomi nelle vie più strette e antiche ai lati di Via Garibaldi, viaggiando disinvolto nella bella Via Carlo Alberto addobbata in occasione del mercato dei fiori, dirigendomi in direzione del fiume Po sulla splendida Via Mazzini, fino a giungere alla grande e porticata Piazza Vittorio, molto frequentata, non sempre bene, ma centro della vita notturna torinese. In seguito torno un po’ suoi miei passi e  lego la bici ad una rastrelliera di un pub, dove mi intrattengo a bere un paio di birre…

Il ritorno, complici le due bionde doppio malto, è tutt’altro che spiacevole. “Che tristezza poi tornartene tutto solo a casa, con la bici, a quell’ora, magari fa anche freddo!”. Quante volte l’ho sentito e ammetto di averlo pensato pure io. Eppure questa esperienza di un venerdì sera in bicicletta smonta queste “obiezioni”. In bici si è meno soli che in auto, si può respirare aria “vera” senza doversi accontentare di quella proveniente dal finestrino o peggio dalle bocchette di aerazione, si impara a gustarsi la notte, lasciando che sia il ritmo della pedalata a scandire il tempo e tutto ciò che nel suo scorrere può accadere, liberi dalla tensione e della responsabilità della guida (a cui siamo talmente assuefatti da non rendercene conto). Si osserva finalmente il panorama, non si inquina e con l’attività fisica si smaltiscono anche le birre…

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