25 luglio 2009 – da Venaria Reale (TO) al Colle del Nivolet (2612 m)

km percorsi: 203

Come già accennato in qualche post più vecchio, l’anno 2009 è stato, ciclisticamente parlando, molto intenso. Fra le numerose gite compare infatti Lei, l'”Impresissima”, come l’abbiamo soprannominata Luca ed io, la tappa più lunga e faticosa che abbia mai compiuto a bici scarica (ossia senza borse), quella che veramente ti porta al limite e forse oltre, quella da raccontare agli amici e un giorno magari ai nipoti: la Torino – Colle del Nivolet, percorsa tutta in mountain bike per giunta!
Da un po’ di tempo fantasticavo, dopo aver letto il reportage di un ciclista su Internet, della possibilità di compiere un giro del genere; la molla scattò quando venni a sapere che, giungendo al Colle in bicicletta e registrandosi presso l’ufficio turistico di Ceresole Reale, sarebbe stata consegnata ai ciclisti una sorta di “Laurea” se avessero portato a termine l’impresa.
Un attestato, detto in altre parole, dell’indole masochista di chi decide di cimentarsi in un’opera simile. 🙂
Partiti verso le 7 del mattino in una limpida giornata di fine luglio, iniziammo a macinare km verso nord, in direzione di Cuorgnè. Le strade, prima semideserte, cominciarono dopo un po’ a popolarsi di ciclisti, tutti con un’aria professionale sulle loro bici da corsa e con i colori di un abbigliamento tecnico all’altezza del resto dell’equipaggiamento. Guardandoli superarci più veloci e agili, mi chiedevo con quanti di loro saremmo giunti a destinazione e se ci saremmo mai arrivati…
A Pont Canavese inizia la Valle Orco che giunge fino al Colle del Nivolet.
Il paesaggio pinaneggiante, con sullo sfondo le Alpi Graie, che ci aveva accompagnato per le primissime ore di viaggio era diventato via via più collinare ed era ormai montuoso, con le prime vette ancora innevate a sovrastare i monti più bassi. La pendenza iniziò quindi a farsi sentire, ma non da impensierci: eravamo consci che dopo sarebbe stata molto più severa. Inoltre il paesaggio montano ha sempre il suo fascino e questa valle è piuttosto selvaggia. Dopo svariati chilometri e metri di dislivello guadagnati giungemmo a Ceresole Reale, a circa 1500 metri di altitudine, dove ci segnalammo all’ufficio, manifestando la nostra intenzione di giungere al Colle per ricevere, al ritorno, la laurea.
Bello il lago artificiale che si può ammirare da questa località. Superata Ceresole la strada si restringe e ci si ritrova a pedalare su tornanti ripidi che sanno però regalare scorci meravigliosi sulle montagne circostanti, bellissime con i loro profili imponenti e le nevi accecanti, ma capaci anche di generare un sentimento di timoroso rispetto per chi decide di affrontarle solo con le proprie forze. Inoltre, cominciammo ad essere investiti da vigorose raffiche di vento contrario, anche piuttosto freddo; la fatica, dopo molti chilometri percorsi e il dislivello affrontato, era evidente.
Il clima spensierato e gioioso da gita del fine settimana era infatti stato sostituito da qualcos’altro. Se fino ad un certo punto il sole, l’aria mite, gli splendidi panorami e i ciclisti sorridenti ci avevano alleviato gli sforzi, adesso eravamo entrati in una nuova dimensione, in cui la natura si opponeva a noi e al raggiungimento della nostra meta. Una natura bellissima e selvaggia ma capace di metterci a dura prova.
I tornanti non finivano più. Le pendenze erano sempre più forti così come le raffiche di vento. Mi coprii e riposai più volte al riparo dei muri delle case in pietra che ogni tanto si vedevano. Sentivo le gambe affaticate dopo oltre 80 km percorsi dal mattino, ma mancavano ancora diversi chilometri da coprire. Tutti da fare in quelle condizioni. Luca rimase indietro: adesso eravamo ancora più soli, anche perchè i numerosi ciclisti del mattino si erano notevolmente sfoltiti.
L’unico aiuto mi giungeva dai panorami mozzafiato, capaci di regalare nuove suggestioni ad ogni cambio di prospettiva e qui, ogni volta che si supera una serie di tornanti, le prospettive cambiano così come la linea d’orizzonte.
Giungemmo al Colle del Nivolet, 2612 m di altitudine, a pomeriggio inoltrato. La vista sul panorama circostante ci ripagò degli sforzi, unitamente alla soddisfazione, enorme, di essere arrivati fin lassù. Il tempo di rifiatare ancora un po’, di scattare qualche foto e tornammo spediti a Ceresole, dove ci venne consegnato il sudatissimo attestato. Dopo un gelato e qualche minuto di riposo assoluto, ripartimmo per Torino, contando sulle rimanenti forze, arrivandoci intorno alle 22, con il buio e la pelle bruciacchiata dal sole, dal vento e dal sale del sudore.

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