Cicloviaggio 2010: Torino – Amsterdam – Parte 2/2

Il mattino dopo il tempo è uggioso e piuttosto freddo. In questi giorni abbiamo avuto un’alternanza di alcune splendide giornate, con cielo terso e tramonti spettacolari, ed altre dal sapore autunnale, con nubi minacciose e pioggia frequente. D’ora in avanti, purtroppo, prevarranno le seconde fino all’arrivo ad Amsterdam.

Allontanarsi da Villinghen non si rivela cosa facile: imbocchiamo una strada di campagna che attraversa un fitto bosco e perdiamo l’orientamento; dopo aver chiesto ad una donna che praticava jogging in quale direzione è Stoccarda, meta odierna, imbocchiamo la strada giusta. Dopo alcuni km, però, siamo costretti a fermarci per via di una foratura alla bicicletta di Luca. Terminata la riparazione, effettuata sotto la pioggia, ripartiamo e attraversiamo alcuni bellissimi boschi di alte conifere. La tranquillità e l’aria profumata rendono la pedalata un vero piacere. Nonostante il luogo ci appaia piuttosto isolato, incontriamo diverse persone in bicicletta o a piedi: in questi giorni abbiamo notato l’attaccamento e il rispetto che i tedeschi nutrono verso la natura. Sono in molti a frequentare le strade e ciclostrade di campagna, praticando sport o facendo lunghe passeggiate. L’ambiente, a differenza della Pianura Padana, non è costellato di capannoni industriali, parcheggi e concessionari; i centri abitati sono ben separati gli uni dagli altri e non formano una unica, puzzolente e inquinata conurbazione. Eppure la Germania è, economicamente parlando, la locomotiva d’Europa: le industrie ci sono, eccome, ma non possono essere costruite ovunque e occupano porzioni di territorio ben definiti. Questo è quanto osserverò, ad esempio, nella città di Mannheim dove ho visto un’area industriale e di carico/scarico merci, lungo il Reno, perdersi a vista d’occhio. Molto spettacolare.

Quando giungiamo a Rottweil, il cielo si fa minaccioso e ad un certo punto sento uno scoppio; purtroppo non si è trattato di un tuono, ma la camera d’aria di Luca è esplosa! La colpa è stata del copertone che, consumato, non ha protetto la camera d’aria; il risultato è che sia l’uno che l’altra sono squarciati e nelle vicinanze non c’è alcun negozio di biciclette. Decidiamo allora di fare uno strappo alla regola e prendiamo il treno fino a Stoccarda dove, una volta sistemati nell’ottimo ostello, veniamo accolti da una Summer Fest tanto piacevole quanto di breve durata. Infatti alle 22, incredibilmente, mentre un gruppo, da poco salito sul palco, sta suonando, si cominciano a spegnere le luci e la gente inizia a defluire. Increduli e con lo spiedino fra i denti, dobbiamo accettare che la prima occasione mondana dopo diversi giorni di viaggio si concluda ad un orario sinceramente ridicolo. Il giorno dopo per prima cosa cerchiamo un negozio di biclette in cui compare un nuovo copertone per la bici di Luca; poi visitiamo Stoccarda, città moderna, con alcuni palazzi storici pregevoli e sede della Mercedes. Visitiamo un bellissimo parco cittadino da cui parte la ciclabile che seguiamo, la quale affianca il Neckar, affluente del Reno fra qualche centinaio di km. Il paesaggio ora è diverso, più pianeggiante ma con alture modeste che ci affiancano, i cui pendii sono adibiti alla coltura della vite. I vini di questa zona, infatti, sono famosi in Germania. Lungo la ciclabile abbiamo modo di osservare paesini che presentano le caratteristiche case a graticcio, con le facciate attraversate da travi di legno disposte geometricamente. Fra tutti questi centri abitati scegliamo di fermarci per la notte a Bad Wimpfen, il più bello di tutti (o almeno così a noi pare) e dormiamo proprio in un affittacamere in una di queste case così particolare. L’atmosfera è surreale, fiabesca e la serata è finalmente limpida.

Il mattino successivo, prima di partire, visitiamo il paese e saliamo sulle mura, dalle quali ammiriamo il paesaggio che ci circonda: una campagna ondulata, attraversata dal Neckar, lungo il quale si affacciano centri abitati simili a quello in cui ci troviamo; i colori sono quelli tipici dell’alba e del tramonto nelle giornate serene con una nebbiolina che dona maggior suggestione all’intero quadro. Tornati in sella, ricominciamo a seguire il Neckar; le gambe ci sono e giungiamo, dopo poche ore in rapporto alla distanza, ad un altro centro abitato, questa volta una città, degno di particolare apprezzamento: Heidelberg, che fortunatamente ha superato indenne la distruzione della Seconda Guerra Mondiale. E qui finalmente intuiamo ciò che deve essere stata la Germania in passato, con i suoi monumenti e l’architettura ricercata e affascinante. La tappa successiva è invece Mannheim, di cui ho già parlato e di cui non aggiungo altro, se non che si trova alla confluenza del Neckar con il Reno, che abbiamo fiancheggiato un po’ di giorni fa a Basilea e che ora non lasceremo più per molti km. In serata giungiamo a Worms, sede del famoso Concordato firmato da un papa ed un imperatore nel XII secolo. Purtroppo la Seconda Guerra Mondiale qui ha raso al suolo la città, che infatti è popolata da edifici anonimi costruiti nel dopoguerra. Rimane soltanto la splendida cattedrale, sulla quale, fortunatamente, si affaccia la camera dell’ostello in cui dormiamo. In ostello, poi, non so se per spirito di masochismo o altro, sono affisse lungo i muri delle foto comparative che ritraggono gli stessi luoghi della Worms che fu e di quella ricostruita: il confronto è impietoso. La guerra si è portata via, oltre alle vite, anche storia, cultura, identità e bellezza.

Durante la tappa seguente visitiamo Mainz, o Magonza in italiano, un esempio della classica città moderna tedesca, in cui il vecchio si fonde con il nuovo e con l’industria in maniera pressocchè perfetta. Tutto molto bello, ampi parchi e alta qualità della vita, ma nulla che impressioni in particolar modo lo spirito. Ci avviciniamo, nel frattempo, all’imbocco della Valle del Reno Romantico, un’area che inizia a Bingen Am Rhein e termina a Koblenz (o Coblenza) e che deve la propria fama alla presenza di numerosi castelli, a paesi medioevali e al paesaggio collinare solcato dal Reno. La curiosità è forte e così decidiamo di gustarci il percorso il giorno successivo: per oggi pernottiamo a Bingen, dove un simpaticissimo signore tedesco, dalla risata particolarmente contagiosa e somigliante all’allenatore di calcio Giovanni Trapattoni, ci offre pernottamento e prima colazione in una bella camera (“zimmer”) per soli 25 euro. Bingen è un paese piuttosto carino, con alcune case a traliccio e parte delle mura medioevali ancora presenti e in buono stato di conservazione.

Il giorno dopo entriamo nella Valle del Reno Romantico. Il cielo è plumbeo ma piove solo a tratti, la temperatura è bassa (saremo abbondantemente sotto i 20°C) e spira un vento contrario, non molto forte, ma che ci rallenta. Poco male, perchè questo tempo acuisce la percezione di un luogo dall’atmosfera particolarmente tetra, o comunque molto “dura”, “aspra”. I paesini sorgono sulle rive del Reno con i loro campanili scuri, i cui tetti sembrano quasi corazze. Case a traliccio, tonalità grigio/scure, cattedrali (o i loro resti) e gli immancabili castelli: questa zona ne è piena e soddisfano tutti i gusti. Leggiamo sulla Lonely Planet che appartenevano, nel Medioevo, a signorotti senza scrupoli che bloccavano i traffici sul fiume chiedendo, in cambio del permesso di passare, lauti compensi. Molti di questi castelli sono in perfetto stato di conservazione (uno addirittura ospita un ostello a Coblenza, come ci riferisce un cicloturista a Worms). Fra i paesi visitatati, segnalo quello che mi è piaciuto di più, Bacharach.

Raggiunta Coblenza, la Valle del Reno Romantico termina e con lei quell’atmosfera così cupa, esarcebata dal tempo particolarmente grigio. Qui, invece, c’è il sereno; la città è più bella di Magonza, è più storica, più ricca (meraviglioso l’ingresso, che avviene pedalando in un parco fornito di alberi secolari, mentre ai due estremi del fiume sorgono ville antiche e particolarmente eleganti); non è particolarmente estesa, vi abitano infatti circa centomila persone. Tuttavia decidiamo di proseguire e pedaliamo fino ad Andernach, paese grazioso e un po’ anonimo dove una coppia di simpatici vecchietti ci affitta una camera.

La giornata successiva è nuovamente uggiosa e tutto quel che dobbiamo fare è pedalare seguendo le ciclabili che si susseguono lungo il Reno. Il paesaggio inizia a diventare più monotono, i centri abitati si susseguono tutti molto simili e, a parte l’attraversamento di Bonn, ex capitale della ex Germania dell’Ovest, e Colonia (Koln) non vediamo nulla di molto interessante. La forma fisica, però, è perfetta, la strada è praticamente piatta e così maciniamo un gran numero di km senza fare troppa fatica. Decidiamo di evitare, d’ora in avanti, i grossi centri urbani e così non passiamo da Dusserdorf e ci fermiamo in un albergo della periferia di Neuss, per la notte. Il giorno seguente è uguale a quello appena vissuto, sole assente, un po’ di pioggia e luoghi che non hanno nulla di particolare. Visitiamo, prima di fermarci a Kalkar, la cittadina storica di Xanten e Kalkar stessa, mete discretamente turistiche ma che nulla aggiungono a quanto abbiamo finora potuto apprezzare. Siamo ormai vicini al confine con l’Olanda e vorremmo arrivare ad Amsterdam in uno o due giorni. Al mattino partiamo da Kalkar con un forte vento contrario e pioggia. I centri abitati sembrano deserti e siamo anche un po’ stufi di questa monotonia. Entriamo in Olanda e raggiungiamo Arnhem, una città importante che è stata rasa al suolo nell’ultima guerra mondiale. Un vero peccato, doveva essere molto bella. Fa freddo, è ora di pranzo e ci saranno 15°C. Mangiamo al Mc Donald’s, cosa che non facciamo mai: lo prendiamo come segno del fatto che siamo arrivati al capolinea, almeno ciclisticamente! E infatti facciamo il secondo strappo alla regola e decidiamo di arrivare ad Amsterdam in treno, in giornata. E così dopo poco siamo nella “Venezia del Nord”, che ci accoglie una pioggia torrenziale e qualche difficolta a trovare una sistemazione confortevole e non troppo cara. Finalmente ci sistemiamo in un buon posto vicino al centro e in serata siamo già per strada. Amsterdam è una grande città. Bella, non bellissima, ma affascinante, vitale, varia, in cui persone di razze e culture diverse convivono tranquillamente, offrendo al turista una vera e propria finestra sul mondo. Si conclude qui il nostro viaggio (rimaniamo in città per altri 3 giorni prima di prendere i treni per l’Italia) dopo aver percorso 1500 km in 15 giorni effettivi di pedalata. Questo viaggio ha aumentato l’appetito del cicloturista che c’è in me perchè, pur non presentando elementi di meravigliosa bellezza, nel complesso è stato molto godibile, equilibrato, noioso solo nelle ultime tappe, quando le condizioni metereologiche avverse ci hanno fatto decidere di accorciare di un centinaio di km il percorso.

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