Agosto 2009 : cicloviaggio Torino – Roma

Il 2009 fu un anno molto intenso, ciclisticamente parlando. Molte gite nel fine settimana, tra cui una Torino – Colle del Nivolet, nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, in cui riuscimmo, Luca ed io, a percorrere oltre 200 km in un giorno con un dislivello complessivo di circa 2500 metri. E poi anche due brevi cicloviaggi: un percorso ad anello Torino – Genova – Torino ed una gita di 4 giorni al Lago Maggiore, con campo base ad Arona (raggiunta in bici ovviamente) ed escursioni intorno al lago nei giorni successivi.

Giungemmo, quindi, alla partenza del cicloviaggio estivo molto ben allenati e motivati. Il ricordo del divertimento dell’anno precedente era ancora forte e l’eccitazione per quello che immaginavamo sarebbe accaduto durante la nuova avventura accresceva l’attesa per il giorno della partenza. Il viaggio si preannunciava lungo perchè in Toscana avremmo visitato anche buona parte dell’entroterra, evitando quindi un percorso troppo lineare fino a Roma, ed in effetti percorremmo più di 1200 km.

Le prime tappe furono subito durissime : il primo giorno percorremmo quasi 180 km sotto un sole molto forte e campeggiammo a Montoggio, paesino piuttosto anonimo dell’entroterra ligure. I giorni immediatamente successivi li passammo pedalando lungo la costa Ligure, attraversando Chiavari, Lavagna, Sestri Levante per poi entrare nel Parco Nazionale delle Cinque Terre, uno dei posti più belli che abbia mai visitato. In particolare, lì percorremmo una strada panoramica che, collocandosi a metà altezza delle montagne che giungono a strapiombo sul mare, ci consentì di ammirare da svariate angolazioni il suggestivo panorama naturale in cui si inseriscono i 5 borghi di Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore, godendoci nello stesso tempo una temperatura un po’ più fresca. Le tappe, dicevo, si  rivelarono molto dure per via delle ripide e frequenti salite; avevo programmato di raggiungere La Spezia entro 3 giorni dalla partenza ma ce ne vollero 5, tuttavia il panorama ammirato ci ripagò ampiamenti degli sforzi e del caldo sofferto.

Proseguimmo in Versilia e dopo Viareggio svoltammo in direzione di Lucca, che visitammo nonostante l’avessimo raggiunta nelle ore centrali della giornata. Lucca è forse il primo di quei luoghi toscani che sembrano vivere in una dimensione parallela perchè sono tranquilli, ordinati, piacevoli e rilassanti; la cittadina, poi, merita sicuramente una visita perchè è intatta e ancora circondata dalle ampie mura, che sono percorribili e piuttosto praticate. La sera della visita a Lucca pernottammo in un campeggio di Montecatini Alto (Montecatini Terme) e mangiammo in una trattoria che si rivelò una piacevole sorpresa, superando le già alte aspettative proprie dei cicloturisti.

Il giorno successivo attraversammo Pistoia, molto carina, e Prato, più trasandata e “vissuta”, dove si concentrano numerose attività economiche, molte delle quali sono gestite da persone di nazionalità cinese. La sera giungemmo a Firenze, sistemandoci nel frequentatissimo campeggio, meta di giovani  e famiglie provenienti da tutta Europa; una sorta di porto di mare, lo dico con un’accezione positiva, perchè quel trambusto in realtà celava diversità, sfumature e abitudini diverse. Come avevamo programmato, il giorno successivo lo passammo visitando la città, meravigliosa, approfittando anche delle lezioni tenute da una guida turistica che assomigliava a Johnny Dorelli, dopo esserci aggiunti clandestinamente ad un gruppo di turisti veneti.

Lasciata Firenze, seguimmo la piacevolissima Strada del Chianti attraversando borghi molto belli e storici come Greve e Castellina e pedalando su e giù per i rilievi (una costante di questo viaggio). Svoltammo in direzione di Poggibonsi, città anonima dove pernottammo, unica nota stonata in un contesto sempre più affascinante e proseguimmo per San Gimignano e Volterra, due città medioevali ben conservate e ricche di fascino. Fra le due preferisco Volterra, ma forse solo perchè San Gimignano era troppo affollata di turisti per poterla apprezzare veramente. Tornerò in entrambe nell’estate del 2011 e vedrò che effetto mi faranno a distanza di due anni.

Tra parentesi, dopo l’ottimo campeggio di Montecatini Alto, anche quello di Volterra si rivelò all’altezza; i campeggi migliori si trovano nell’interno e non sul mare, dove sono presi d’assalto da turisti di ogni luogo, anche se principalmente italiani. I luoghi dell’entroterra, invece, sono apprezzati principalmente dai turisti stranieri e a ragione, a mio modo di vedere: noi italiani sembriamo sempre più indifferenti verso le bellezze sparse sul territorio e siamo ormai diventati solo capaci di stenderci al sole in spiagge iper affollate e di seguire qualsiasi programma, anche il più stupido, in TV.

Lasciata Volterra ci dirigemmo in direzione di Siena, dove ci sistemammo in un discreto ostello e che raggiungemmo non prima di aver visitato la cittadella fortificata di Monteriggioni. La sera stessa visitammo, a piedi, il centro storico di Siena, vietato alle auto dagli anni Sessanta (è stato uno dei primi in Europa, se non il primo, ad essere pedonale). Sarà stato il periodo di Ferragosto, la vicinanza temporale al Palio, ma ho notato in Siena un’atmosfera magica. Gente allegra, che canta e balla nella piazza del Palio, striscioni e colori che si rifanno ai simboli dei quartieri ovunque, tavolate lunghissime lungo le strade del bel centro storico. Di nuovo quella sensazione, già provata a Lucca e Volterra, di vivere in una dimensione parallela, dove l’uomo è ancora al centro di tutto e la vita scorre lenta, seguendo un fluire proprio. Tornerò anche nel 2011 a Siena e cercherò di starci un po’ di più per poter ammirare la bellezza delle sue costruzioni e assaporare un po’ di più questa atmosfera magica.

La tappa successiva fu molto lunga e faticosa, ma la ricordo ancora con una certa nostalgia. Una mini epopea che ci mise a dura prova per il caldo, la fatica delle salite e la sete, ma che ci deliziò prima con i paesaggi da cartolina delle Crete Senesi e poi con una natura selvaggia e incontaminata. Giungemmo in tarda serata, esausti ma allegri, a Marina di Grosseto; era Ferragosto e fu difficile trovare una sistemazione; avevamo programmato di rimanere i successivi due giorni al mare, in modo da riposarci e goderci le belle spiagge che ci sono lì e così facemmo.

Arrivò così l’ultima parte del viaggio che ci avrebbe condotto a Roma; attraversammo, sotto un sole rovente che tagliava le gambe e bevendo litri di acqua, il Parco Naturale della Maremma; da lì tornammo nell’entroterra dirigendoci, di nuovo fra salite e discese (ma complessivamente salendo di altitudine) a Pitigliano, città antica, costruita sul tufo, una particolare roccia vulcanica, che lascia di stucco il viaggiatore quando, superata l’ultima curva, nell’ennesima valle boscosa e tortuosa, si presenta all’improvviso ai suoi occhi. Dopo una doverosa visita a Pitigliano e un’ottimo pranzo in un ristorantino, riprendemmo il cammino e arrivammo a Bolsena, in territorio laziale, sulle sponde dell’omonimo lago, al tramonto. Un altro luogo speciale, ancora un’atmosfera particolare. Poi al tramonto il sole che si infrange sulla superficie increspata del lago, i colori che tendono al rosso, le ombre che si allungano e gli edifici storici fanno il resto. Peccato per la pizza a cena, una delle peggiori mai assaggiate (non terminai neanche di mangiarla)!

Il giorno successivo, decidemmo di tentare un’unica tirata fino a Roma. Ci riuscimmo perchè giungemmo al camping Flaminia di Roma in serata (con la luna già alta…) ma si rivelò, strada facendo, una decisione sbagliata, perchè attraversammo rapidamente Viterbo, il Lago di Vigo, la città etrusco romana di Sutri, il Lago di Bracciano che avrebbero meritato ben di più di un saluto passeggero. Sarà per un’altra volta, comunque. In ogni caso, l’arrivo a Roma, dopo 14 giorni effettivi di pedalata (17 complessivi e rimanemmo ancora 3 giorni ammirandone i luoghi) e oltre 1200 km percorsi, con un dislivello importante, fu trionfale e ci riempì di orgoglio.

Due parole, ancora, su Roma. L’avevo già visitata nel 2000 trovandola splendida, ovviamente. L’ho apprezzata ancora di più in occasione di questo viaggio; tuttavia, avrebbe bisogno di una gestione migliore perchè è un po’ trasandata, c’è troppo traffico e le strade sono piene di buche. Inoltre, girare in bici è più pericoloso che a Torino. Ci vorrebbe una mentalità nuova, che riuscisse a mettere Roma, sicuramente una delle città più belle del mondo, se non la più bella, al livello delle migliori capitali europee in fatto di gestione della cosa pubblica. Speriamo, perchè in Italia abbiamo risorse che gli stranieri si sognano (ed è per quello che vengono qui), ma non le conserviamo e valorizziamo con sufficiente cura.

NB presto le foto

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