Tutto cominciò…

La mia storia da cicloturista è piuttosto recente. Nasce infatti nella primavera del 2008, quando, navigando su Internet, appresi quasi per caso che in bici si può viaggiare. Basta avere una buona bicicletta, un portapacchi e delle borse da montarci sopra e si è pronti per andare (quasi…) ovunque!

La biciclette “buona” me l’ero regalata a marzo di quell’anno, per il mio ventottesimo compleanno. Una Decathlon Rockrider 8.1, non esattamente adattissima per i viaggi perchè è una mountain bike, ma robusta e affidabile. Poichè è dotata di freni a disco, la scelta del portapacchi ricadde quasi obbligatoriamente su un Tubus modello… “Disco”. Per quanto riguarda le borse, scelsi un “monoblocco” della Ferrino, ossia un unico pezzo composto da più borse cucite assieme, due laterali e una superiore. Economico e adatto ad un principiante come me, lo pagai 65 euro circa e si dimostrò all’altezza delle mie esigenze di spazio, tutt’altro che ridotte, ma anche un po’ scomodo, perchè smontarlo e rimontarlo, a causa della sua non scomponibilità, si sarebbe rivelato, in viaggio, poco pratico.

Trovai anche un compagno di viaggio. Un mio coetaneo, Luca, che aveva messo un annuncio praticamente uguale al mio. I nostri annunci suonavano più o meno così: “Cercasi compagno di bicicletta per uscite nei weekend e, magari, per organizzare una vacanza estiva”. Fu proprio quello che accadde: iniziammo a frequentarci nei weekend e facemmo diverse uscite, sempre più lunghe, anche oltre i 100 km in un solo giorno, e sempre più belle grazie ai luoghi che visitavamo e alla compagnia.

Va detto che a me la bicicletta è sempre piaciuta, ma fino al 2008 l’avevo usata poco e saltuariamente, come fanno tutti. Tuttavia nell’anno precedente avevo cominciato a perlustrare la campagna e la pedemontana vicino a Venaria Reale, dove abito, e avevo apprezzato quel senso di pace e di benessere che deriva dal praticare sport in mezzo alla natura.  Decisi, quindi, che era ora di frequentarla un po’ di più.

L’estate del 2008 si avvicinava e le uscite in bici con Luca divennero sempre più regolari. Avevo nel frattempo messo al corrente un compagno dell’università, Diego, del mio progetto di tentare una vacanza in sella, immaginando il suo possibile interesse, ed in effetti questo si rivelò tale. Fu così che, una sera di luglio, ci incontrammo tutti e tre per progettare quella che sarebbe stata la prima esperienza cicloturistica di Diego e mia (Luca praticava già).

L’idea era di percorrere un anello che, partendo da Torino, ci avrebbe condotto fino in Liguria giundendo a Rapallo e da lì, per un percorso diverso, saremmo tornati a casa. Il tutto in una settimana, pedalando complessivamente per svariate centinaia di chilometri (in tutto i km furono 570).

Racconterò qualcosa del viaggio in un prossimo post; per ora dico solo che l’esperienza si rivelò molto divertente, ma anche faticosa e difficile. Non avevo ancora delle gambe ben allenate e le mie ginocchia, dopo la prima tappa di 140 km con la bici carica, si gonfiarono e temetti il peggio. Fortunatamente, il corpo umano ha capacità di reazione che non immaginiamo, abituati come siamo alla vita comoda cittadina, ed il giorno dopo, chilometro dopo chilometro, si sgonfiarono (beh devo ringraziare anche la pomata antiinfiammatoria che mi ero portato appresso e da cui sviluppai, in seguito al suo abuso, una certa dipendenza. Scherzo…). Inoltre la sella era dura e dopo una settimana, al ritorno a casa, notai dei lividi sul mio fondoschiena, come se qualcuno mi avesse preso a calci. Eppure quanta soddisfazione deriva dal superare ogni ostacolo, potendo anche contare sulla compagnia di persone che stanno condividendo le tue stesse difficoltà! E quanto è bello ritrovarsi a viaggiare lentamente in un luogo piacevole, con tutto il tempo di viverlo e assaporarlo, di apprezzarlo coscientemente e incosciamente, oppure anche di detestarlo quando è brutto e monotono… e di vedere persone diverse, di notare come le cose cambiano da un posto all’altro e di notare il cambiamento che si verifica, perchè hai il tempo per farlo. Arrivare alla meta, magari stremato (il nostro primo viaggio non fu un campione di organizzazione di certo!), dover ancora fare l’ultimo sforzo di montare la tenda da campeggio, scaricare la bicicletta, fiondarsi sotto la doccia del campeggio ed infine sedersi a tavola (quell’anno mangiammo sempre in pizzeria/ristorante, ma nei viaggi successivi cominciammo a cucinarci da soli) e, con l’acquolina in bocca, aspettare la prima portata. A cui seguivano le altre!

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